L'intervista a Palumbo: "Palermo senza fine: voglio restare qui a lungo"
PALERMO - La prima esclusiva stagionale di Antonio Palumbo, 29 anni, il fantasista del Palermo la cui crescita di rendimento ha coinciso con la serie sì dei rosanero, imbattuti da 14 partite e in piena corsa per la promozione. Racconti ed emozioni con la voglia matta di ritrovare quella A oggi appena assaporata.
Buongiorno Palumbo, si dice che la sua storia cominci con una bocciatura del Napoli.
«Feci un provino quando avevo 16 anni, ma scartato non è la parola giusta. Mi dissero “le faremo sapere” ma non mi hanno fatto più sapere niente...».
Il vero Antonio doveva ancora sbocciare.
«A quell'epoca non pensavo davvero di poter fare il calciatore, era un sogno che mi sembrava irrealizzabile. Provai nella Primavera della Ternana ma l'unico pensiero era tornare a casa, a Scampia dove sono nato. Però mi fecero un contratto e mi sono sentito quasi obbligato a rimanere. Ho cominciato a crederci e piano piano fui inserito nella rosa di prima squadra».
E dopo il buon esordio a Terni chi si accorge di lei?
«Carlo Osti (attuale ds del Palermo, ndc) che mi porta alla Sampdoria. Però comincio ad andare in prestito e approdo anche in Sicilia. A Trapani con Calori faccio bene in C, ma perdo l'intera annata successiva a Salerno, dove mi sono un po' lasciato andar perché non giocavo mai. Avevo bisogno di sentirmi protagonista e la svolta è il ritorno a Terni grazie a Luca Leone, allora dirigente degli umbri che non finirò mai di ringraziare».
In mezzo ci sono quei 10' di serie A, Che letti oggi fanno pensare ma perché Palumbo in quella categoria non c'è rimasto?
«Mi fece esordire Claudio Ranieri, a Firenze, terza di campionato. Ma quella era una Samp piena di grandi calciatori (c'erano anche Audero, Bereszynski, Augello e Verre, ndc), stava chiudendo il mercato, scelsi di andare a giocare. A Terni sentivo la fiducia, la A spero di fare ancora in tempo a riconquistarla».
E siamo ai giorni nostri.
«Da quando il Palermo mi ha voluto, il mio obiettivo è quello. Però una maglia come la rosa si accetta a prescindere, è impossibile da rifiutare. La fiducia la sento eccome, mi ha chiesto Inzaghi, su di me hanno fatto un investimento importante, vuol dire che ci credono».
Dopo qualche ansia, ecco i risultati. 9 assist sono suoi.
«All'inizio ho fatto fatica, in ritiro ero fuori condizione, questa è una piazza che chiede tanto ed è giusto sia così. Si sente la differenza rispetto ad altri posti dove ho militato ma è una pressione buona: qui sai di non poterti accontentare, Palermo ha giocato in Europa, la gente pretende e tu devi farti trovare pronto. Quanto agli assist, sono affezionato a quello di Bari per Pohjanpalo. Joel è unico negli smarcamenti, in area ha una cattiveria spaventosa, lo schema è prendo la palla e guardo “il biondo”. Ma anche fare gol è bello e io per ora ne ho segnato solo uno; ma c'è ancora tempo...».
Domenica Pescara poi arriveranno gli scontri diretti. In trasferta.
«Da 5 giornate di fila segniamo 3 gol a partita, ma se vediamo tutto facile, è proprio lì che arriva la fregatura. Il Pescara ha rischiato di vincere a Venezia, in B ogni avversario è attrezzato: vietati cali d'attenzione. Inzaghi ci tiene sul pezzo ma ormai il Palermo è una squadra matura e sappiamo anche da soli come comportarci».
Lei non conosceva il super Pippo allenatore.
«Favoloso come uno che ha vinto tutto come lui continui ad avere questa fame. Nel momento più difficile, a novembre, ci ha chiesto qualcosa in più ma sempre ragionando di gruppo. E abbiamo risposto. In fondo se guardate, abbiamo avuto solo due settimane di blackout. I confronti diretti? Ragioniamo partita per partita, non ha senso guardare troppo in là».
Palermo specialista di gol su calcio da fermo.
«Ci sono piccoli segreti che non si possono raccontare. Diciamo che ci lavoriamo molto in base a come si mette all'avversario. Amici di spogliatoio? Tutti: Peda lo tratto come un figlio, ho legato molto con Magnani, i finlandesi sono miei “fratelli”, ci capiamo gesticolando ma sono io che devo imparare l'inglese…».
Da napoletano come vivi Palermo?
«Abito a Mondello con Elena, conosciuta a Terni e i nostri due figli, Filippo 10 anni e Ludovica 4. Un paradiso, speriamo di restarci a lungo… (il suo contratto è fino al 2028, ndc.). A Napoli torno se abbiamo giorni liberi per trovare la mamma. Però una scaramanzia ce l'ho: al Barbera metto il primo piede in campo solo quando suonano “Io che amo solo te”, che è diventato una sorta di inno».
