Fassnacht e la rivoluzione dello Young Boys
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Fassnacht e la rivoluzione dello Young Boys

Ala destra o seconda punta, classe 1993, svizzero, seguito in passato dalla Lazio e dalla Fiorentina, 22 gol negli ultimi due campionati vinti con il club di Berna, che ha una storia particolare: è stato fondato in un’aula dell’università ed è tornato protagonista dopo trentadue anni

ROMA - La sede centrale dell’università di Berna si trova al numero 6 di Hochschulstrasse: otto facoltà, 18.000 studenti, 575 professori. E in una di queste aule, il 14 marzo del 1898, era sbocciata l’idea di fondare lo Young Boys, accompagnato per tanto tempo in Svizzera dall’etichetta di “club dell’aristocrazia”, espressione di un calcio nobile che si divideva tra sport e cultura. I pionieri sono stati quattro ex liceali: Max e Oskar Schwab, Hermann Bauer e Franz Kehrli. Lo Young Boys conserva un fascino romantico: un nome inglese in onore degli inventori del football e dei ragazzi che frequentavano l'ateneo di Berna.

LA PERLA DEL 1986 - Ha recuperato un ruolo di primo piano, di prestigio, negli ultimi due anni, centrando la doppietta in campionato: tra il 1961 e il 2016, infatti, i gialloneri avevano vinto il titolo soltanto nel 1986 dopo una rimonta da film, considerando che in quella stagione stava navigando fino a novembre a metà classifica in campionato, chiamato all’epoca “Nationalliga A”. La svolta arrivò dal mercato, con l’acquisto dal Göteborg del centrocampista svedese Robert Prytz, una brillante intuizione del direttore sportivo Walter Eichenberger. Pryzt era piccolo e rotondo, più avanti avrebbe giocato anche nell’Atalanta e nel Verona: fu accolto con freddezza, qualche giornale scrisse che aveva un fisico da autista.

LA RIMONTA - Prytz cambiò il motore allo Young Boys, allenato dal polacco Aleksander Mandziara. Organizzava il gioco con Georges Bregy. Il portiere era Urs Zurbuchen. Mandziara non rinunciava mai al libero, a Jean-Marie Conz. Lo stopper era Martin Weber. E in attacco, a fare la differenza, erano Dario Zuffi e il danese Lars Lunde, ex Brøndby, eletto migliore straniero di quel campionato e ceduto dopo qualche mese al Bayern Monaco. Lo Young Boys stravolse una corsa al titolo che sembrava già scritta, bruciando le ambizioni delle due favorite - Servette e Grasshoppers - ma anche del sorprendente Neuchâtel Xamax, il club più facoltoso e temuto - all’epoca - grazie all’imprenditore edile Gilbert Facchinetti, alle idee in panchina di Gilbert Gress e a un centrocampo che poteva contare sull’energia e la razionalità di Uli Stielike.

IL WANKDORFSTADION - Indimenticabile la festa per il titolo, con i tifosi che aspettavano l’arrivo dei giocatori in pullman davanti al Wankdorfstadion. Emozioni, brividi, pinte di birra, in attesa che la squadra si trasferisse in un ristorante alla periferia di Berna: il locale si chiamava “Bären” e si trovava a Ostermundigen, 37 chilometri dalla capitale. Ma la festa più bella sarebbe stata organizzata dai giocatori qualche giorno dopo in una capanna, a pochi metri dal Wankdorfstadion, dove lo Young Boys aveva costruito quella favolosa rimonta.

I DUE ALLENATORI - Quella cartolina del 1986 rimane una delle immagini più suggestive dello Young Boys, tornato a dominare in Super League nelle ultime due stagioni: il primo titolo lo ha firmato nel 2018 il tecnico austriaco Adolf Hütter, mentre il secondo è stato centrato con Gerardo Seoane, 40 anni, ex Lucerna, in panchina. Ma l’anello di congiunzione tra i due scudetti è stato Christian Fassnacht, 25 anni, ala classica oppure seconda punta, un metro e 85, potenza e velocità, ventidue gol (undici a campionato) e tredici assist, diventato il pezzo pregiato dello Young Boys e seguito nei mesi scorsi anche dalla Lazio e dalla Fiorentina. E’ costato meno di trecentomila euro, ora vale cinque milioni.

IL CT PETKOVIC - Fassnacht è cresciuto nello Zurigo, il club della città dove è nato l’11 novembre del 1993. Tanta gavetta nel Red Star, nel Tuggen, nel Thalwil e nel Winterthur: fino al 2014 giocava in quarta serie, adesso è stato convocato in nazionale dal ct Vladimir Petkovic, ex allenatore della Lazio. Si muove sulla fascia destra, ha un contratto fino al 2021 e ha cominciato da protagonista anche la sua terza stagione a Berna: tre gol (una doppietta allo Zurigo) e un assist in Super League, un gol decisivo nella sfida con i Rangers Glasgow (2-1) in Europa League e un gol in Coppa della Svizzera. E’ gestito dalla stessa società di rappresentanza, Sport 11 AG, che ha portato Ricardo Rodriguez al Milan. E’ arrivato allo Young Boys nell’estate del 2017 e ha scelto il 16 come numero di maglia. Il presidente Werner Müller, architetto svizzero, presidente dal 2010, ha già capito che Fassnacht si rivelerà un altro affare d’oro per il suo club, che nel 2018 ha ceduto il mediano Denis Zakaria al Borussia Mönchengladbach per dodici milioni, la plusvalenza più ricca.

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