Paura per Verstappen in Messico: la Red Bull gli mette due guardie del corpo

La Red Bull teme per l’incolumità del suo pilota in vista del prossimo gran premio
5 min
Fulvio Solms

«L'atmosfera che si respira in Messico è sempre fantastica, come quando con le macchine passiamo nel Foro Sol», fa dire la Red Bull a Max Verstappen nel comunicato che introduce al gran premio di questo fine settimana. È tanto fantastica l’atmosfera in Messico, è tanto entusiastica l’accoglienza nello stadio cassa di risonanza delle monoposto, che il corpo prezioso del campione olandese è stato affidato alla tutela dei body-guard. C’è il rischio che il tifo sconfinato dei messicani per Sergio Perez debordi nello sconsiderato. Nulla di inedito purtroppo: ricordiamo tifosi di Alonso abbaiare alla pelle nera di Hamilton a Montmelò nel 2007, e anche teppisti sassaioli a Monza contro Prost nel 1985.

Perez-Verstappen, la situazione

Fino a un anno e mezzo fa nessuna avvisaglia: «Checo is a legend!» diceva Max alla radio ad Abu Dhabi nel 2021 appena dopo essersi assicurato il suo primo Mondiale, per come il compagno lo aveva aiutato a contenere Lewis. Poi l’idillio si ruppe con l’incidente di Perez al Portier a Montecarlo – maggio 2022 –, che di fatto impedì a Max di prendersi la pole. Da quel momento l’olandese non s’è più fidato e ogni sua azione in pista, ogni parola, ogni gesto del corpo sono stati dedicati alla distruzione sistematica del compagno. Fino a ciò che ora abbiamo davanti agli occhi: un Perez annichilito, disorientato, secondo in classifica sì, ma quasi doppiato da Max (466-240 punti), un Perez che però fa ricorso alle sue energie per non deludere la sua gente, che energia a sua volta tenta di trasmettergli. Ciò ha prodotto la salve di fischi con cui la vittoria numero 50 di Verstappen è stata salutata, si fa per dire, domenica scorsa ad Austin, che al Messico fa da naturale prologo. Cosa succederà domenica, magari se Max otterrà la sedicesima vittoria stagionale, vetta mai raggiunta in Formula 1?

La campagna fair-play

Gli organizzatori messicani hanno così lanciato una campagna per il fair-play, cercando di fare breccia in una tifoseria poco incline alla moderazione. Ecuadoriano di nascita, messicano di origini e statunitense di adozione, Juan Manuel Correa – nel 2021 a Spa coinvolto nell’incidente risultato mortale per Anthoine Hubert – è stato scelto come testimonial: «La Formula 1 è passione, competenza e rivalità - ha detto rivolto ai tifosi di Checo – A volte la competizione in pista fa salire molto la pressione e perdere il controllo: così si rischia di esprimere la passione in un modo sbagliato. Ma questa non è la Formula 1, che chiede una rivalità sana tra piloti e squadre. Quel che avviene in pista, resta in pista». Basterà a calmare gli animi? Naturalmente lo stesso Checo contribuisce alla causa: «Voglio che il Messico si faccia sentire per supportare l’intero team Red Bull, non solo me – ha dichiarato in un comunicato che trasuda senso del dovere – Il supporto ad Austin è stato pazzesco, quindi non riesco nemmeno a immaginare come sarà questo weekend, forse davvero speciale».

Honer: "Difficile essere il compagno di squadra di Max"

Christian Horner, dal canto suo, ha voluto ricordare quanto sia difficile il ruolo che Checo sostiene: «Essere il compagno di squadra di Max è probabilmente il lavoro più difficile che esista in Formula 1, perché lui è sempre a un livello altissimo e non commette passi falsi: il rendimento che esibisce da tre o quattro anni sarebbe difficile da eguagliare per qualsiasi pilota». Poi c’è anche sospeso il discorso sulla conferma effettiva per il 2024, anno per il quale Perez ha comunque un contratto firmato. Se questa è legata al secondo posto nel Mondiale, la posizione è stata quasi blindata dalla squalifica di Hamilton ad Austin per il fondo troppo consumato. Ma di un eventuale appiedamento di Perez non sembra proprio il momento di parlare, per Horner ed Helmut Marko: meglio attendere rullaggio e decollo.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti