Il limite dell'energia rapida da carboidrati: perché l'atleta moderno per vincere deve integrare i grassi buoni
Il dogma è rimasto immutato per anni: per preparare una maratona, una partita di calcio o un allenamento intenso, la parola d'ordine era "carboidrati". Pasta, riso, pane. Eppure, anche nel mondo dello sport professionistico, qualcosa sta cambiando. La scienza della nutrizione sta riscoprendo un alleato che per decenni è stato guardato con sospetto, se non addirittura bandito: il grasso.
Ecco il parere del professor Leonardo Caló, autore dello studio sui grassi che non fanno male: "Sempre più studi suggeriscono che il corpo dell’atleta non funzioni come una semplice "caldaia" a combustione rapida, ma come un complesso sistema biochimico che trae vantaggi enormi da una gestione intelligente dei lipidi. È una visione che sta portando molti esperti a rimettere in discussione la centralità assoluta degli zuccheri a favore di una strategia nutrizionale più equilibrata e "olistica".
Il limite dei carboidrati è la loro "autonomia": il nostro corpo ha una riserva limitata di glicogeno, che si esaurisce rapidamente sotto sforzo. I grassi, al contrario, sono una riserva energetica praticamente illimitata. Allenare il corpo a utilizzare una quota adeguata di grassi buoni (come quelli presenti nell’olio extravergine d’oliva, nella frutta secca o nel pesce azzurro) significa insegnare al metabolismo a diventare più flessibile.
Un approccio che trova conferme interessanti anche in pubblicazioni scientifiche recenti. Come viene analizzato nel saggio “Il paradosso del grasso” (Vallardi), ultimo lavoro del prof. Leonardo Calò, l’adozione di una dieta che non demonizzi i lipidi non è solo una scelta di benessere quotidiano, ma una vera e propria strategia di "efficienza metabolica". Quando i grassi sani fanno parte del piano nutrizionale, le membrane cellulari restano più fluide e la risposta infiammatoria allo sforzo fisico intenso risulta meglio gestita.
Per chi pratica sport, la tenuta mentale è importante quanto quella fisica. Spesso, il "crollo" dell’atleta non è solo muscolare, ma neurobiologico. I grassi nobili sono mattoni fondamentali per la protezione del sistema nervoso e per il mantenimento di un'alta soglia di attenzione durante la prestazione. Sostituire le restrizioni punitive con una selezione qualitativa dei nutrienti significa dare al cervello il carburante giusto per non cedere nel momento decisivo.
Il consiglio per chi si allena non è certo quello di abbandonare i carboidrati, ma di smettere di aver paura di un buon cucchiaio di olio EVO a crudo o di una porzione di grassi sani. La vera sfida non è più contare ossessivamente le calorie, ma imparare a leggere il proprio corpo come una macchina di precisione che ha bisogno di qualità, non di privazione. Integrare queste conoscenze nel proprio stile di vita significa passare da un’alimentazione "da dieta" a un vero e proprio protocollo di longevità atletica. La performance inizia a tavola".