Sinisa Mihajlovic, ecco cosa è la leucemia mieloide acuta di cui soffriva

Una forma aggressiva che, anche dopo un trapianto di midollo, ha un alto tasso di percentuale di recidiva
Sinisa Mihajlovic, ecco cosa è la leucemia mieloide acuta di cui soffriva© ANSA
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Sinisa Mihajlovic, ex calciatore e allenatore, è morto a 53 anni dopo una lunga battaglia contro una forma aggressiva di leucemia, che lo aveva colpito a luglio del 2019. Domenica 11 dicembre, l'ex tecnico del Bologna era stato ricoverato alla clinica Paideia per un peggioramento delle sue condizioni. Mihajlovic aveva una leucemia mieloide acuta, un tumore del sangue che origina nelle cellule staminali presenti nel midollo osseo. Una forma aggressiva che parte dal midollo, sviluppandosi poi nel sangue, nel sistema linfatico e in altri tessuti. Si tratta di una patologia molto aggressiva che colpisce in media circa 3500 persone ogni anno in Italia, soprattutto gli uomini over60, ma anche i bambini.

I sintomi

Come nella maggior parte dei tumori del sangue, i sintomi non sono chiari e sono comuni ad altri disturbi: febbre, debolezza, dolori alle ossa o alle articolazioni. La maggior parte dei pazienti non si rivolge subito al medico e spesso arriva dall'ematologo solo dopo essere passato dal medico di medicina generale. La leucemia si definisce "acuta" quando ha una rapida progressione. Nel midollo osseo alcune di queste cellule immature vanno incontro a gravi alterazioni genetiche , cominciano a proliferare in maniera non controllata, spesso ostacolando lo sviluppo delle cellule normali. La comparsa dei sintomi è molto rapida, sin dalle prime fasi: in alcuni casi risulta essere immediatamente fatale (in poche settimane o qualche mese), soprattutto se non si interviene in tempi brevi con le terapie del caso.

Il trapianto e il rischio recidiva

Una delle terapie più efficaci per curarla è il trapianto di midollo da un donatore. Ma, per la natura molto aggressiva e il suo rapido sviluppo, è possibile che, anche dopo il trapianto, la malattia emerga di nuovo e ci sia una recidiva. Nei pazienti più giovani questa possibilità è in media del 30-40%. Nei pazienti over60, il rischio è molto più alto. Nella maggior parte dei casi le ricadute avvengono durante i primi 2-3 anni.


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