Goggia esulta: "La mia vittoria di testa". Poi il ricordo di Elena Fanchini
Chiude gli occhi, cerca le parole giuste, rivive i momenti. Sofia Goggia racconta, ride, si commuove, spiega. Forse anche a se stessa quello che ha vissuto in questi anni, finito nell’imbuto dei 90 secondi di picchiata giù dalle Tofane. Si prende il suo tempo, allontana la sicurezza che vorrebbe trascinarla via tra protocolli e antidoping: «Ehi, stai buono te, che sono concentrata». E leva il tappo alle emozioni.
Bilancio.
«Portare a casa una medaglia, al di là del colore, ed essere sul podio olimpico della discesa libera in tre edizioni diverse è qualcosa di speciale ed estremamente raro. Di questo sono molto contenta». Oro 2018, argento 2022, bronzo ieri. Nessuna come lei.
La gara.
«Se devo guardare solo la sciata, ci sono state tante imperfezioni. Nei giorni scorsi avevo l’incubo della prima traversa che invece mi è venuta di velluto. Poi sullo schuss delle Tofane ho saltato troppo, sono uscita dal blu e mi sono sentita lentissima». Solo in quel tratto, 69 centesimi lasciati alla Johnson, 10 in più del distacco totale.
Il cuore.
«Dopo tutta quell’attesa, anche per l’infortunio della Vonn, la pista nella seconda parte era completamente al buio. Per come si era messa, penso di aver fatto un’ottima gara. Di cuore, di coraggio. Da Goggia».
Il caldo.
«Ricognizione alle 8.30, alle 9.40 avevo finito tutto. Due ore di attesa prima della partenza, 2 minuti e mezzo tra un’atleta e l’altra, io avevo il 15 e subito prima c’è stato lo stop per Lindsey. Sotto quel sole avevo il casco bollente, potevo friggerci le uova delle mie galline».
Attesa e pressione.
«Io non me ne accorgo, però penso di aver gestito con semplicità una situazione estremamente difficile. Ero l’ultima del primo gruppo, l’italiana favorita. Tutti che mi chiedono da anni di questa gara, la Vonn che cade, io che sono lì, cerco di muovermi senza farmi condizionare. Non è stato semplice. E mi sono trovata la pista totalmente diversa rispetto a quello che avevo studiato qualche ora prima. La sintesi? Sono molto contenta della mia tenuta mentale».
Isolamento.
«Non sapevo niente delle altre, non ho guardato nessuna alla tv. Non sapevo chi stesse davanti, né cosa avessero fatto le italiane. Poi ho sentito Lindsey partire, dopo pochi secondi il boato del pubblico, quindi il silenzio e ci hanno fermato. Ho capito che era successo qualcosa».
Passato e presente.
«Otto anni dopo l’oro del 2018? Devo solo ringraziare: dopo tanto tempo sono ancora sul podio olimpico».
La dedica e le lacrime.
«Oggi (ieri, ndr) è 8 febbraio: in questo stesso giorno del 2023 ci lasciava Elena Fanchini. Ho scritto un messaggio alla sorella Nadia, dicendole che sarebbe stata una giornata speciale. Mi piace pensare che in qualche modo mi abbia aiutato anche lei».
Lo psicologo.
«Poco prima di partire me l’ha chiesto: “Hai bisogno di bloccare le emozioni?”. No, no, sto proprio bene. Ero quasi immotivatamente serena».
La stagione.
«In discesa quest’anno avevo solo un altro terzo posto ma penso di aver fatto un’ottima preparazione. Quello che mi è tanto mancato come lavoro sui materiali, sulle sensazioni, sui dettagli, è stato quello a Copper Mountain (a causa del caldo, ndr). Io ho fatto discesa libera a settembre e poi direttamente a St. Moritz. Qualcosa, a livello di confidenza, di propensione a prendere determinati rischi mi manca. A gennaio, ad Altenmarkt siamo partiti dal bar in una discesa di 50 secondi. Tarvisio sapevo di non avere chance e ne ho sofferto molto».
La medaglia.
«La discesa quest’anno è entrata di meno però la medaglia l’ho presa. Abbiamo altre carte: guardiamo al superG, alla combinata e al gigante. Mi sento molto concentrata».
2018 oro, 2022 argento, 2026 bronzo.
«Nel successo di Pyeongchang, otto anni fa, c’è stata la bellezza di vivere il sogno olimpico per la prima volta: un’immensa gratitudine. Prima di Pechino ero la più forte del mondo ma è arrivato l’infortunio e sono andata lì con una gamba e mezzo prendendo comunque l’argento. Ora porto a casa un bronzo, su una pista in cui statisticamente o vinco o sono terza. Ho confermato la statistica e sono contenta così».
Visione generale.
«Sono la Goggia, è Cortina, è la discesa libera, è l’Olimpiade, da quando abbiamo vinto la candidatura a Losanna tutti mi parlano di questa gara. Io cerco di restare sempre focalizzata su me stessa ma ci sono tante variabili, per questo sono contenta».
Lacrime.
«C’era tutto. La terza medaglia in tre Olimpiadi, le emozioni. Ma soprattutto l’errore nello schuss delle Tofane».
Il sorriso.
«Ho incontrato Alberto Tomba. Cosa mi ha detto? Fammi toccare il bronzo, perché io ho solo ori...».
