Lindsey Vonn e il racconto da brividi: "Ecco cosa ho fatto per non impazzire..."
"Non sono pazza, so quello che posso o non posso fare. Tutti dicevano che era una follia, che stavo togliendo il posto a qualcun'altra, e tutte queste sciocchezze". È il racconto di Lindsey Vonn in una lunga intervista rilasciata a 'Vanity Fair US' dopo l'incidente alle Olimpiadi di Milano Cortina. La campionessa statunitense si è rotta il crociato nove giorni prima dei Giochi in Italia ma è andata oltre il dolore e le critiche, decidendo di essere comunque presente. Poi i 13 secondi di discesa e la rottura di tibia, perone e caviglia: una frattura gravissima, tanto da rischiare l'amputazione della gamba. "Ero esattamente nello stato mentale in cui volevo essere. Ero pronta. Ero la numero uno al mondo, ed ero in corsa per una medaglia olimpica. Adesso sono su una sedia a rotelle", sottolinea la 41enne fuoriclasse nativa di Saint Paul, in Minnesota.
Lindsey Vonn da brividi: "Il dolore è rimasto inciso nel cervello"
La campionessa ricorda quei tragici attimi: "Avevo la gamba rotta. Gli sci erano ancora attaccati. La gamba era tutta storta e non riuscivo a togliermeli. Non potevo muovermi e urlavo chiedendo aiuto". Un dolore insopportabile e che non si può dimenticare, quello della prima Tac: "A metà esame ho cominciato a sudare. Avevo un dolore fortissimo. Ho urlato con tutto il fiato che avevo: tiratemi fuori. Non si attenuava. Non mollava la presa. Mi è rimasto inciso nel cervello. Mi ci è voluto tutto l'autocontrollo possibile per non impazzire". Poi il ricovero a Treviso e l'operazione d'urgenza con una fasciotomia per salvare la gamba dall'amputazione: quattro interventi in totale e il ritorno a casa, in Colorado, per l'operazione di ricostruzione finale.