Sinner, è solo l'inizio di un lungo viaggio

Leggi il commento sul tennista azzurro all'indomani del ko in finale contro Djokovic
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Paolo de Laurentiis
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Potremmo parlare per ore di questo ragazzo che dopo una settimana incredibile e la battaglia persa con Djokovic, microfono in mano come prima cosa saluta. “Buonasera”. O di come sia stato proprio lui, battendo Rune, a qualificare Djokovic in semifinale. Così come dei complimenti che ha fatto all’avversario, oppure del grazie sincero al suo team per averlo portato lì dove sta adesso. Mai una parola fuori posto e neanche un gesto, quando l’avremmo spaccata noi la racchetta per quella palla finita sul nastro nel cuore del secondo set, quando Djokovic aveva dato quasi una speranza. Depurate da tutta la narrazione anema e core restano due partite che misurano il livello di Sinner e del tennis mondiale in generale: la vittoria contro Medvedev in semifinale e la sconfitta di ieri. Contro il russo, numero 3 del mondo battuto già due volte nelle settimane scorse, si è visto il Sinner del futuro, ulteriore evoluzione rispetto a quello di pochi giorni prima. Non più il giocatore che cerca l’impresa contro il rivale top ma quello che sa di essere a quel livello, forse anche un gradino sopra. Tutti i tecnici che lo hanno allenato hanno subito riconosciuto il talento più grande di Jannik: la capacità di apprendimento. Gli dici una cosa e lui è subito in grado di farla. In questo modo è arrivato al numero 4 del mondo, in questo modo ha dato scacco a Medvedev malgrado il russo fosse alla terza occasione in pochi giorni e - in teoria - avrebbe potuto imparare dai propri errori. L’unico granello di sabbia in questo meccanismo ha un nome e un cognome: Novak Djokovic. Che anche a 36 anni è in grado di adattare il livello del suo gioco a quello di questi magnifici ventenni in crescita. A quell’età, dopo una carriera infinita (le prime Finals vinte da Nole sono datate 2008, quando Sinner aveva sei anni) e 400 settimane da numero 1 del mondo, Djokovic riesce ancora a migliorare. Meraviglioso talento che può essere battuto solo giocando la partita perfetta. Che ieri a Sinner non è riuscita. Vuoi per stanchezza, vuoi perché forse dal punto di vista fisico gli manca ancora l’ultimo passo. Ieri Djokovic ha alzato ancora l’asticella, sta a Jannik - così come ad Alcaraz, altro baby terribile battuto da Nole in semifinale - cercare di salire ancora. Non prima, però, di aver giocato in Coppa Davis, la prossima settimana, perché sfumato un sogno se ne può realizzare un altro. E Sinner all’azzurro tiene da matti.


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