Scintille tra Bublik e Popyrin, non si stringono la mano alla fine della partita: fischi del pubblico. Svelato il possibile motivo

Nervi tesi al termine dell'incontro di primo turno del Masters 1000 di Parigi: il kazako ha ignorato l'avversario, ma c'è una spiegazione
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Uno dei match più attesi della giornata inaugurale del Masters 1000 di Parigi era quello che metteva di fronte Alexander Bublik e Alexei Popyrin, pronti a battagliare per un posto al secondo turno. La sfida non è stata particolarmente avvincente dato che il kazako si è rivelato nettamente superiore e ha trionfato con un comodo 6-4 6-3 in appena un'ora e un quarto. Ben 13 gli ace scagliati da Bublik, il quale si è ripetuto dopo il trionfo ottenuto quest'anno sulla terra rossa di Madrid - sempre in due set - e ha confermato il buon momento di forma che sta attraversando. Nonostante ciò, quest'incontro di primo turno è stato il più chiacchierato. La ragione è un inusuale episodio che si è verificato al termine: i due giocatori non si sono stretti la mano.

Cosa è successo e il motivo

Dopo aver vinto l'ultimo punto del match, Bublik si è diretto a rete ma invece di attendere l'avversario ha stretto la mano all'arbitro e poi è andato verso la sua panchina, iniziando a sistemare le racchette nel borsone. Ignorato completamente Popyrin, il quale gli è passato alle spalle limitandosi a guardarlo perplesso. La mancata stretta di mano ha lasciato tutti perplessi dato che durante il match non c'erano stati screzi né tra i due giocatori c'erano stati problemi nei loro match passati. A fare chiarezza ci ha pensato lo stesso Bublik, che in un'intervista in russo a Championnat ha spiegato il motivo dietro la sua decisione di non stringere la mano a Popyrin. Secondo il kazako, nel corso dell'incontro l'avversario non aveva chiesto scusa dopo aver colpito un paio di nastri, peraltro su un punto importante come una palla break. L'esultanza di Popyrin ha quindi infastidito Bublik, che ha giustificato il suo comportamento sostenendo di avere il diritto di non rispettare la cosiddetta "etichetta" che esiste nel tennis dopo che il primo a non farlo era stato il suo rivale.


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