Rune non ci sta: “Non sono un bad boy, non rompo racchette”

I fischi sono già dimenticati, ha battuto Djokovic e ha fatto pace con Roma
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Christian Marchetti

I fischi sentiti nel match con Fognini (imbarazzanti quanto inutili)? Già dimenticati. La pioggia? Bastano i sorrisi di mammà, la signora Annette, e degli amici con la bandierina danese sulle guance a farla sparire. Quanto al resto, il ventenne danese numero 7 del mondo Holger Rune mette in piedi pura poesia ermetica e iconoclasta per avere ragione 6-2, 4-6, 6-2 in due ore e 18 minuti di Novak Djokovic. Sulla telecamera la scritta «Roma», un cuoricino e pace fatta. Con la Città Eterna e - a giudicare dalla felicità - l'universo intero.

Rune, il litigio con l'arbitro

Un anno fa, da numero 42, Rune usciva al primo turno di qualificazione per mano del boliviano Dellien; ora strapazza un giocatore che a Roma ha vinto sei volte, centrando in 17 occasioni su 17 almeno i quarti e continuativamente la finale dal 2019. E che ora dichiara: «È un bene per il nostro sport vedere tutte queste facce nuove. Da parte mia cerco di rimanere in contatto con il gruppo dei più forti, sono felice di ciò che ho fatto e ho voglia di andare avanti». I 35 errori non forzati, le continue lamentele con l'angolo, la fatica immane nel mantenere i propri turni di battuta fi accano non poco Nole. Non riesce lui a fermare Rune, né la pioggia che interrompe per un'ora - sul 6-2, 4-5 - né un curioso battibecco con il giudice di sedia, Mohamed Lahyani, al quale Holger dice «Ti pagano per sbagliare». Succede che il danese ferma il gioco per una palla fuori, Lahyani sostenga che sia dentro e Occhio di Falco, a punto assegnato, mostri la pallina fuori di due dita. «A me - spiega Rune - non importa se i giudici di linea siano umani o elettronici. Mohamed commette errori. Lo aveva già fatto con Murray».

Rune: "Non sono un bad boy"

Però questo non significa che Holger Rune sia il "bad boy": «Gioco con molta passione ed energia, così come molti altri. Un ragazzaccio romperebbe racchette e a me non risulta di averne rotte. Poi, certo, esistono altre cose tipo queste chiamate, ma anche la tecnologia mi ha dato ragione...». "Bad boy" può comunque prendere un'altra accezione. Questa è già la seconda volta (su tre, sebbene Djokovic ricordi soltanto la finale di Parigi Bercy) in cui Holger mette i bastoni tra le ruote all'illustre avversario. «Il mio modo di giocare è diventato un problema per Nole? Me lo auguro. Sto cercando di rendergli le cose difficili, e lui fa lo stesso con me. Tra noi è sempre una bella battaglia e mi piace ogni volta».


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