Pagina 3 | Vagnozzi show, irrompe nella telecronaca di Bertolucci ed Elena Pero: "Ecco i segreti del nuovo Sinner, come la pasta al sugo"
Vagnozzi e la ricetta della pasta al sugo
Come una ricetta, si aggiusta sempre qualcosa per rendere il piatto ogni volta più vicino alla perfezione. Sinner aveva già fatto l'esempio della pasta al sugo, e Vagnozzi concede il bis: “Abbiamo lavorato veramente tanto sulla sua flessibilità, perché lui era il classico ragazzo altoatesino che se fa un punto in un modo puoi vuole farlo sempre allo stesso modo. C’è il rischio, soprattutto nei match tre su cinque, che gli altri si abituino. Devi essere bravo a essere camaleontico durante la partita, saper cambiare quando le cose non vanno bene o anche quando l’altro cambia qualcosa. Lui ha una base molto solida, noi cercavamo un po’ di aggiungere qualcosa. Facciamo sempre l’esempio della pasta al sugo: Se metti troppo sale non va bene, troppo poco nemmeno, stessa cosa con il parmigiano. Bisogna trovare sempre le giuste quantità senza stravolgere il suo gioco, che è uno di un attaccante da fondo campo, uno che tira da fondo. Però poi dentro al suo piano tattico bisogna mettere la palla corta, la discesa a rete e altre cose. Sta facendo sicuramente cose straordinarie, questo torneo sarà complicato. Ogni partita in più che riesce a fare qui è un bonus per lui. L’obiettivo è arrivare a Parigi nel miglior modo possibile”.
Vagnozzi e il rapporto con Sinner
Sinner ha sempre voglia di lavorare per migliorare, per Vagnozzi è il top. Il coach racconta la storia dal principio. “All’inizio sentivo una grossa responsabilità, perché sapevo di aver un diamante grezzo tra le mani. Ma io, Cahill e tutto il team abbiamo subito avuto una visione abbastanza chiara di dove dovesse migliorare. Si doveva completare in diverse aree in cui era più carente. Abbiamo investito un paio d’anni in cui abbiamo detto, non fa niente se non vinciamo subito, ma vogliamo che poi sia pronto a vincere in qualsiasi campo e in qualsiasi torneo e ci siamo riusciti, per cui siamo contentissimi. D’altra parte ora appena si perde una partita è un dramma. Cambiano le prospettive, prima quando ti trovavi 4-4 o 5-5 era tutto normale, ora già uno si chiede cosa sta succedendo. In realtà le difficoltà ci sono sempre, anche per lui. Dove lui è fortissimo è proprio nel fatto di riuscire a tirare fuori il meglio di se stesso nelle difficoltà, e quella è una capacità innata e soprattutto si sveglia ogni mattina pensando a come diventare un giocatore migliore, e quello per noi è il top".
Vagnozzi e Sinner, pochi litigi e sempre in campo
"Il rapporto allenatore-giocatore non è mai facile - continua Vagnozzi - quindi ci sono dei momenti soprattutto in campo con un po' di nervosismo, perché poi lui è sempre molto rispettoso e pacato, però ci sono dei momenti in cui devo dargli una svegliata, o devo incoraggiarlo, e poi altri momenti in cui lui cerca dal team la spinta in più, quando magari è teso o altri in cui dice 'tranquilli, penso a tutto io'. Dopo quattro anni, già guardandolo in faccia prima del match capisco come andrà".