Juve, tornare a vincere è l'unica cosa che conta

Juve, tornare a vincere è l'unica cosa che conta© LAPRESSE
Ivan Zazzaroni

Perdere è una disgrazia, tornare a vincere è l’unica cosa che conta. Alla Juve hanno appena aggiornato il discusso, storico motto bonipertiano. La stagione zero tituli, la prima dopo oltre un decennio di successi diffusi e invidiati, e i limiti di spesa imposti dalla proprietà, il cui sforzo più importante è stato prodotto a gennaio per l’acquisto di Vlahovic e Zakaria, hanno spinto il management a correggere i piani dell’estate scorsa per puntare su una squadra di poca spesa iniziale ma molta resa finale.

Diventa così di stretta attualità una serie di acquisti - tentativi, al momento - di giocatori esperti che non tiene conto delle età, né dei chilometraggi accumulati. Cherubini e Nedved, su indicazione di Allegri, si sono messi a lavorare su tre parametri zero di alto livello: Paul Pogba (29 anni), Angel Di Maria (34) e, ultimo in ordine di tempo, Ivan Perisic (33) che non ha ancora trovato l’accordo con l’Inter e sembra intenzionato a cambiare aria. Il quarto nome della lista è quello di Sergej Milinkovic-Savic (27), il cui costo del cartellino risulterebbe elevato, pur se inferiore a quello prospettato nei mesi scorsi a Roma per via di un accordo (da confermare) tra gli agenti del centrocampista serbo e Claudio Lotito.

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È logico ipotizzare che Pogba, ingresso caldeggiato da Nedved, e Milinkovic siano alternativi: o uno o l’altro. Mentre l’interesse per Perisic e Di Maria risponde a una precisa esigenza tecnica, quella di portare a Torino due crossatori in grado di mettere Vlahovic nelle condizioni ideali per segnare. Allegri attende peraltro il rientro di Chiesa che comunque ha bisogno di ritrovare la condizione migliore attraverso un recupero graduale.

L’attende nella tempesta scatenata da tifosi delusi dalla mancata vittoria in Coppa Italia, anche se per l’occasione contestano l’arbitro che non ha espulso Brozovic con un doppio giallo e arrivano a invocare la ripetizione del match. È la stagione delle contraddizioni che partono proprio dal risultato positivo - il posto in Champions - conquistato da Allegri: avesse continuato il campionato come l’aveva iniziato, con una Juve dimessa e indebolita dalla partenza di Ronaldo, nessuno avrebbe gridato allo scandalo: l’efficace rimonta con Vlahovic ha fatto invece sognare addirittura lo scudetto e scattare la paradossale condanna di Max. Non tutto è sbagliato, ma molto è da rifare.

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