© Bongarts/Getty Images Klinsmann: "Troppa paura: italiani, provate a rischiare"
A Stoccarda la Pasticceria Klinsmann è ancora frequentatissima. «La gestisce mio fratello maggiore, da ragazzino ci ho lavorato anch’io» spiega Jürgen. «Ho la licenza da fornaio. Siegfried, mio padre, volle che la prendessi quando a sedici anni entrai nello Stoccarda e lasciai la scuola. “Il calcio non dà garanzie” disse “puoi romperti una gamba oppure non sfondare, consiglio di preparare una via di fuga, che sia un impiego solido, sicuro. Qui un’attività ce l’hai”». La Bienenstich e i Berliner li ha sostituiti con una Coppa del Mondo, un Europeo, qualche titolo nazionale, varie coppe e una montagna di gol. «Mi sono divertito tanto. Il passaggio fondamentale è stato l’arrivo all’Inter di Pellegrini nell’89. In quegli anni le squadre potevano avere solo tre stranieri e fu favoloso essere uno dei tre, insieme a Lothar (Matthäus, nda) e Andy Brehme. Significava essere il frutto di una selezione severa, accurata. I club riuscivano a conservare un impianto autoctono... Mi piacerebbe che fosse imposto anche oggi un limite di stranieri per squadra, quattro, massimo cinque, risolverebbe tanti problemi. Ma le leggi non lo consentono». L’ho chiamato alle 6 e mezza del mattino di Los Angeles dove vive da tempo, i suoi due cani ci hanno lasciato in pace per meno di mezz’ora. «Alle 7 mangiano... Sono appena rientrato dall’Algeria dove ho presentato il Mondiale. Faccio parte del Tsg, il team guidato da Arsène Wenger. Siamo ex giocatori, allenatori e analisti. Con Zaccheroni sono stato in Qatar, c’è anche Cambiasso. Mi piace questo ruolo perché posso occuparmi dell’aspetto tecnico, studiamo tattiche, tendenze e dati per migliorare la comprensione del gioco».
Un invito, Jürgen: ricorda a Wenger di affrontare seriamente il problema dei calendari intasati.
«È una buona idea».
Non ha preteso un grande sforzo.
«I calendari hanno superato il limite della decenza. Troppi impegni, i danni che procurano ai giocatori e allo spettacolo... Il Mondiale, ad esempio, sarà il più lungo di sempre. Tra preparazione e torneo, se una squadra arriverà in finale sarà rimasta occupata per otto settimane, cinque e mezzo delle quali di gare ufficiali...».
Fosse solo il Mondiale...
«Sono tante le incongruenze, penso anche ai Paesi che fanno disputare le coppe di Lega, che contano poco, con partite di andata e ritorno. È necessario discutere del problema e trovare una soluzione rapida, serve un ritorno all’armonia».
