La corda troppo tirata

Leggi il commento del direttore del Corriere dello Sport-Stadio
Ivan Zazzaroni
4 min

La petizione dei tifosi milanisti contro l’amministratore delegato Furlani, unita ai numerosi vuoti di protesta nei due Olimpico (Lazio e Torino) invita a una riflessione amarissima sulla poca importanza che le società stanno dando a chi paga abbonamenti di varia natura per vedere la partita. La sensazione - assai più di una sensazione - è che alcuni proprietari, in diversa misura naturalmente, se ne fottano del “cliente”. Se così fosse - e in un paio di casi è - vorrebbe dire che il calcio italiano si avvicina rapidamente al punto di non ritorno. Godrà Binaghi (...).

Abbiamo perso la credibilità internazionale (tre assenze consecutive dalla fase conclusiva dei Mondiali).

Abbiamo perso i campioni: oggi ci accontentiamo di seconde e terze linee, di azzardi e over 35. Abbiamo perso le grandi proprietà italiane.

 

 

Abbiamo trascurato i talenti nostrani.

Stiamo via via rinunciando allo spettacolo di qualità. Ma il gusto dell’aumento del prezzo del biglietto, quello, non l’abbiamo perso.

Non produciamo più dirigenti.

Abbiamo perso i giornalisti sportivi.

Oggi il mestiere, o qualcosa di simile, provano a farlo tutti anche sui social e allora mi chiedo - così, en passant -quali professionalità tuteli l’Ordine.

Stiamo anche perdendo i lettori paganti. La gente non sembra più disposta a spendere l’eurino e mezzo per ricevere un’informazione verificata. Meglio tante cazzate gratis e di rapido consumo.

Abbiamo perso un numero imprecisato di giovani: non si avvicinano più al calcio. Eppure ci sono ancora centinaia di migliaia di persone che non si vogliono arrendere all’evidenza.

Se vengono tradite anche loro, se non si rispettano la passione e qualche giustificata ambizione, tra poco tempo saranno guai seri.

Queste persone sono un bene prezioso, ma sono un bene deperibile. E nella loro fragile resistenza rappresentano la barriera estrema, l’argine ultimo, il bastione da non violare pena la fine del calcio come motore del sistema. Un sistema agonizzante retto da un motore che recalcitra, ma è stato capace di mettere in movimento per decenni una forza popolare e collettiva che inorgogliva il Paese, legava fili transgenerazionali, superava le classi sociali e riuniva tutti sotto la cupola laica di uno stadio. Oggi la chiesa non è più al centro del villaggio eppure evitare che anche gli ultimi fedeli la frequentino è tutto ciò che resta al calcio, uno sport che corre lo stesso rischio che tocca in sorte agli orsi: estinguersi. Impossibile sì dirà e invece, quando accade, tornare indietro si rivela impossibile.

 


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