Malagò, l’unanimità è un piano: la sua strategia è chiara

L’ex n.1 del Coni vuole portare tutti sul carro. Abete rilancia: "Io in continuità e sono distante dai poteri forti"
Giorgio Marota
3 min

A candidature depositate, il passaggio formale avvenuto ieri mattina, è ripartito il conteggio dei voti e sono sorte le due domande che accompagnano da settimane la partita federale: quanto mancherebbe a Malagò per vincere le elezioni? E ancora: Abete ha ancora speranze di rimonta? La questione non sembra toccare così tanto il presidente della Lega Dilettanti, consapevole di essere in svantaggio. A candidarlo è stata la sua componente e neppure tutta all’unanimità: dovrebbe avere in mano meno del 30% dei consensi, a meno che non convinca la Lega Pro, rimasta neutrale ma con i suoi club al momento molto più orientati verso l’ex presidente del Coni. «Loro hanno posto un problema di metodo, cioè parlare di contenuti - ha detto ieri Abete, prima di partecipare al consiglio federale - è innaturale quello che è stato fatto scegliendo un nome senza vedere il programma», il suo attacco nei confronti della Serie A e delle componenti tecniche (calciatori e allenatori). Aggiungendo poi «sono espressione di una continuità significativa all’interno della Figc» Abete ha in qualche modo rivendicato una linea di successione rispetto alla presidenza Gravina, di cui è sempre stato un grande sponsor, «che non è basata su poteri forti ma su un certo certo tipo di coerenza». Da qui la distanza, che ha tenuto a evidenziare, sia dal calcio di vertice che scegliendo Malagò è stato accusato di aver compiuto una fuga in avanti, sia dalla politica, ancora in pressione sulla Figc. «Ritirarmi? Non lo prendo in considerazione», ha concluso Abete. Eppure i rumors continuano ad alimentare i discorsi nelle segrete stanze della politica sportiva: potrebbe essere una mossa per far contare davvero il peso della LND, anziché lasciarla all’opposizione.

La corsa finale

Malagò, dopotutto, sembra avviato a una comoda vittoria. Che potrebbe essere trionfale nel caso in cui si ritrovasse a correre senza avversari. Similmente a quanto avvenuto con la degnazione quasi all’unanimità dalla A - solo Lotito, fautore del commissariamento, è rimasto giù dal carro, ma due sere fa ha detto «non ho nulla contro di lui, però abbiamo preso il cavallo senza avere la stalla» - a Malagò non dispiacerebbe l’idea di accogliere la convergenza di tutti (dilettanti inclusi). Sarebbe una dimostrazione di forza anche nei confronti di quella parte di governo che non vede di buon occhio la sua ascesa. Un accordo in dirittura, insomma, potrebbe convenire a tutti.


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Calcio