Malagò-Figc: l'ultimo attacco
L'ultimo tentativo della politica di schienare Malagò, ex presidente del Coni che mira a conquistare la Figc, si chiama pantouflage, trovata linguistica per parlare di "porte girevoli" e, nel concreto, la fattispecie legislativa che impone tre anni di stop a chi abbia esercitato poteri autoritativi o negoziali in una pubblica amministrazione prima di assumere incarichi presso soggetti privati. Già altre tre volte, da fine marzo, il commissariamento del calcio è entrato nell’agenda politica: dopo il ko in Bosnia, per allontanare Gravina, poi legato all’iniziativa parlamentare pretesa da Lotito (Forza Italia) e infine tramite la proposta di legge del senatore Marcheschi (Fratelli d’Italia), che avrebbe assecondato diverse richieste economiche del pallone proponendo come merce di scambio un controllo governativo.
Malagò-Figc, l'ultimo attacco: l'interrogazione presentata dal senatore Marti al ministro Abodi
La storia del decreto 165 del 2001, insieme all’art. 21 del 39/2013, fino a ieri appena sussurrata, è entrata clamorosamente in scena con l’intervento del senatore leghista Marti, che presiede la commissione (7ª) in cui Lotito il 14 aprile rese pubblico il documento pro-commissario tra lo sconcerto generale. Marti ha depositato un’interrogazione al ministro per lo Sport, Abodi, citando una delibera Anac del 5 novembre 2025 che riguardava l’elezione di Buonfiglio al Coni dopo il percorso alla Federcanoa - un documento di cui pochi erano a conoscenza - secondo cui il Comitato Olimpico rientrerebbe tra le pubbliche amministrazioni alle quali si applica il pantouflage, sottolineando come la natura privatistica delle federazioni non escluda automaticamente l’applicazione della normativa a causa del rapporto di regolazione e vigilanza. Ma l’Anac archiviò quel procedimento «per insussistenza della fattispecie di inconferibilità», ricordando i passaggi istituzionali successivi all’elezione di Buonfiglio come il decreto del Presidente della Repubblica. «La mia non rientra nelle situazioni che hanno questo tipo di impedimenti», ha detto Malagò, che essendo favorito su Abete punta sulla forte argomentazione elettiva - non verrà nominato alla guida della Figc, ma votato - e sul parere di diversi esperti di legge pronti dargli ragione. Dopotutto, se fosse fermato da questo provvedimento tremerebbe lo sport intero, carico al suo interno di conflitti d’interesse.
Abodi, ciò che scriverà influenzerà il destino di Malagò
POLITICA. Adesso Abodi dovrà fare chiarezza in forma scritta. È un fatto politico rilevante che il ministro venga coinvolto su un caso così controverso: quello che Abodi scriverà, assumendosene la responsabilità ma non prima di aver consultato il proprio ufficio legislativo, influenzerà il destino di Malagò. E se fosse una trappola per farlo esporre su una vicenda scivolosa? Nel frattempo Renato Miele, ex calciatore anche della Lazio che ha provato a candidarsi alla Figc, ha presentato un ricorso al tribunale federale contro la sua esclusione, mettendo, tra i punti dell’istanza, anche la presunta ineleggibilità di Malagò. La candidatura di Miele, va ricordato, non è stata accettata perché nessuna componente l’ha presentata. È un presupposto basilare e stranoto, tanto che a qualcuno è venuto il dubbio che si sia fatto avanti solo per portare poi il tema dell’ineleggibilità sul tavolo dei giudici dello sport.
