Quelli che... Guardiola
«Ma quand’è che avete cominciato a essere così deludenti? Perché siete così assertivi?». Nei giorni afosi di un Mondiale sporco, cercando invano la mano di Dio, mi faccio le stesse domande che si pone lo zio Alfredo nel film di Paolo Sorrentino. E in luogo dei dubbi, solo uno dei tanti nomi dell’intelligenza, diceva un altro argentino grande come l’amato Diego del nostro regista più importante, Borges, incontro esclusivamente certezze, conformismi, sentenze apodittiche che non restituiscono niente non dico della complessità del mondo, ma neanche di un ambito profondo ma più semplice chiamato calcio.
Il navigar non m’è dolce in questo mare agitato da onde di gente che tutto sa e niente si domanda, che si pone sicura e sprezzante, incurante persino della propria lunga e brillante storia. Non fai i nomi? Facciamoli. Alessandro Costacurta detto Billy, ad esempio, uno che stimo tantissimo ma contesto quando dichiara che delle partite di Mourinho e Allegri si guardino solo gli highlights suggerendo più o meno implicitamente al titolista di dar loro dei bolliti.
Oppure Giuseppe Bergomi, in arte zio, commentatore pregevole e persona perbene che nel podcast di Giacomo Poretti prima perora la causa di Paolo Maldini come direttore tecnico della Federcalcio e non soddisfatto si interroga sulla ragione per la quale Guardiola non alleni la nostra Nazionale («vorrei vedere qualcosa di nuovo»).
Chiesto il permesso, educazione più bolognese che siberiana, posto un commento nemmeno troppo colorito che viene immediatamente rimosso. Why? Eppure non avevo detto che questa mania del nuovo fa pensare subito al povero Antonio Neiwiller, sindaco di Stromboli in Caro Diario di Nanni Moretti, che vorrebbe «tutto nuovo» nella sua isola e il lungomare illuminato «da un grande direttore della fotografia, Vittorio Storaro».
Avete visto qualcosa di nuovo al Mondiale? Avete visto luci, futuro, rivoluzioni? Vogliamo parlare dei filosofi Bielsa e Nagelsmann più noti per le loro scenate che per gli schemi proposti? Le cose più nuove sono - anagrafe a parte - i campioni che essendo tali non hanno età: puoi prendere Messi, Yamal, Haaland e il risultato non cambia. Perché parliamo di magia e la magia non ha bisogno di truffatori, truffe ideologiche o apologeti della domenica.
Tra poche ore i nostalgici torneranno con la memoria all’undici luglio 1982. Vincevamo un Mondiale con il buonsenso e con le marcature a uomo. Davamo spettacolo anche allora, ma qualcuno dei santoni moderni bollerebbe nostalgia e ricordo come preistorici. La Spagna intanto vince e si gode il suo Bearzot, de la Fuente.
Sono sciocchi dalle parti di Madrid o forse, al contrario, avendo assaggiato entrambi i piatti sulla tavola hanno scelto ciò che saziava estetica e risultato e magari, godendo, hanno capito tutto?
PS. Quando si invoca Guardiola come ct di una Nazionale vessata dai club; una squadra che Gattuso dovette allenare al ristorante e ritrovò a poche ore dallo spareggio con la Bosnia, si fa sul serio o si provoca per amore (solo per amore) di Pep? Non è bastata l’esperienza di un altro allenatore molto forte nel day-by-day come Spalletti? E trascuro l’aspetto economico...
La novità è la cosa più vecchia che ci sia, disse il poeta.
