Perez paga 15 milioni: Mourinho è del Real Madrid
Tutto sta a intendersi sul termine bollito. Perché nella gastronomia italiana è un piatto ricercato, antico. Ed è complesso trovare chi sappia cucinarlo come la tradizione comanda. Nel bollito, poi, un ingrediente fondamentale è la lingua. Quella che a José Mourinho non è mai mancata. La notizia della sua morte calcistica era fortemente esagerata, per citare la celebre frase di Mark Twain. Lo Special One torna nel calcio che conta e lo fa entrando dalla porta principale. Quella che conduce al Santiago Bernabeu. Florentino Perez non ha avuto dubbi: ha sborsato 15 milioni di euro e si è affidato a lui per riportare il Real Madrid nella storia del football. È bastato un anno senza Carlo Ancelotti (un altro bollito doc) per finire malissimo. Senza nemmeno un trofeo. Due allenatori in dieci mesi, di cui uno è Xabi Alonso. È finita con calciatori simbolo che si sono presi a botte nello spogliatoio.
Florentino se ne è fregato di chi ha dipinto Mourinho come un ex allenatore
Per allenare il Madrid bisogna conoscere il calcio e gli uomini. Materia per pochi. Florentino ha preferito fare di testa sua. Se n’è fregato degli influencer, degli intenditori, della narrazione imperante che da anni dipinge Mourinho come un ex allenatore. Quanto piace distruggere i miti. Soprattutto quelli che non si genuflettono ai comandamenti del calcio contemporaneo. Recentemente ha dichiarato: «Questa cosa che l’idea di gioco vale più dei risultati è la più grande bugia dal calcio». Ha rischiato. Oggi per molto meno ti appioppano un mandato di cattura internazionale.
Di Moruinho gli ultimi trofei del Manchester Unted e della Roma
Gratta gratta, si scopre che l’ultimo trofeo europeo - l’Europa League - il Manchester United l’ha vinto con Mourinho. Vale anche per la Roma che prima della Conference aveva conquistato la Coppa delle Fiere nel giurassico 1961. Senza dimenticare la finale di Europa League e soprattutto l’arbitro Taylor. Al Tottenham l’hanno esonerato prima della finale di Coppa di Lega (che poi ovviamente senza di lui hanno perso). Al Fenerbahce non sono certo andati meglio dopo aver esonerato il portoghese che, ricordiamolo, denunciò con mesi di anticipo la corruzione che imperava nel calcio turco. I fatti e le inchieste della magistratura gli hanno dato ampiamente ragione. E al Benfica ha chiuso la stagione imbattuto.
José come Siddartha
Come Siddharta, José ha saputo aspettare. E il suo momento è arrivato. Florentino lo ha sempre apprezzato. È vero che nei suoi tre anni a Madrid non riuscì a vincere la Champions, la maledetta Decima. Ma è altrettanto vero che si trovò a nuotare contro un Barcellona straripante. E lo fece col consueto coraggio. Vinse una Liga, una Coppa del Re e una Supercoppa spagnola. E soprattutto interruppe il dominio catalano. Iniesta ancora oggi ne parla male. Fu un incubo per il Barça. Utilizzò metodi non sempre ortodossi. Ma è José. L’allenatore che fa reparto politico da solo.
Mercato: Dumfries e i sogni Olise e Julian Alvarez
Grande studioso di tattica, checché se ne dica. Prepara le partite alla perfezione. Non solo quelle in campo. Non gli sfugge alcun dettaglio. Entra nella testa dei calciatori. Costruisce la forma narrativa ideale per esaltarli. Ha voluto con sé Dumfries per farne il nuovo Maicon. Florentino sta lavorando per portargli Olise e Julian Alvarez. Più di ogni altra cosa, dovrà estirpare la mala pianta che si è radicata nello spogliatoio. Separare i germogli buoni dalle erbacce. Venire a capo del groviglio Mbappé. Non c’è nessuno che possa farlo meglio di lui. È l’uomo delle bonifiche. Chi sa solo di calcio, non sa nulla di calcio.
