Rossettini esclusivo: "Alla Roma femminile non fa paura l'idea scudetto"
ROMA - Un miracolo o giù di lì. Quando Luca Rossettini, ex difensore con oltre 300 presenze in Serie A, ha preso le redini della Roma in estate si stava entrando nell'ignoto, nell'anno zero. L’allenatore era all’esordio in una prima squadra dopo aver lavorato solo nel circuito giovanile maschile. Il progetto sportivo, poi, era stato resettato con le partenze di Kumagai, Ceasar, Linari e Giacinti. Ragazze che avevano avuto un peso specifico nel primo ciclo vincente, poi interrotto dalla Juventus nella passata stagione. A otto mesi dall'annuncio ufficiale, Rossettini ha messo una mano sul titolo perché la Roma ha sei punti di vantaggio sull'Inter e otto sulla Juventus, quando mancano sette giornate alla fine campionato. Traduzione: se ne vince cinque ripoterà lo scudetto a Roma. Di più. Anche la Coppa Italia è un obiettivo alla portata delle giallorosse: dopo la pausa per le nazionali si giocherà la doppia semifinale contro l'Inter. Giugliano è il capitano e la stella, Dragoni il nuovo che avanza, della vecchia guardia fanno parte, tra le altre, Greggi, Pilgrim, Viens e Haavi (recuperata dopo tre mesi di stop). Ma sono tante le protagoniste a sorpresa in questa rosa, svecchiata nel nuovo progetto dal lavoro di Bavagnoli e del ds Canovi.
Rossettini, adesso la parola scudetto non può fare paura.
«Non fa paura, ma non deve essere il nostro pensiero principale. Abbiamo un marzo durissimo: due gare con l’Inter in semifinale Coppa Italia, la Fiorentina, il derby Lazio e il Como che dà fastidio alle grandi. A fine mese avremo la situazione più chiara».
A freddo, quanto è stata importante l'ultima vittoria sull’Inter? Poteva valere l'aggancio, invece...
«Importantissima. L’Inter veniva da 11 vittorie consecutive. Abbiamo sofferto, siamo state compatte, abbiamo tirato fuori qualità nuove. Storicamente la Roma non vince partite così».
E Roma-Inter non è finita.
«Ma ci arriviamo con fiducia dopo il successo in campionato. Sarà una doppia sfida durissima di Coppa Italia, con una finale in palio. Entrambe ci teniamo. Giochiamo il ritorno fuori, ma non è un problema».
Che ambiente ha trovato a Roma e nel calcio femminile?
«Strutture ottime, uno staff coeso e competente. Tutto ciò ha facilitato il mio passaggio dalle giovanili. A Roma c'è fame di calcio, voglia di crescere. E poi l'esperienza europea è impagabile. Comunicare in inglese con 15-16 straniere mi ha messo in discussione e sento di essere cresciuto».
Perché quasi mai un allenatore passa dal femminile al maschile, mentre il contrario sì?
«Si parte da un preconcetto, da una chiusura. Molti pensano sia unidirezionale. Io credo che ciò che sto imparando mi aiuterà ovunque, anche in un eventuale prima squadra maschile. Alleno sempre allo stesso modo».
Se chiude gli occhi dove si vede in un futuro lontano?
«Darò una risposta politicamente corretta: non ho preclusioni. Ma se penso in grande dico in Inghilterra».
La partita della svolta è stata Parma-Roma (3-3 centrato in extremis)? Quando ha capito che poteva essere l'anno giusto?
«Non è l’anno giusto, ma quando serve la squadra tira fuori qualcosa oltre la somma delle qualità. È capitato a Parma, ma anche contro il Sassuolo. A volte uno più uno non fa due ma undici».
L'unico rammarico è per la Champions? Bastava poco per staccare il pass per la fase a eliminazione diretta.
«Il percorso è iniziato dai preliminari e l'obiettivo di arrivare alla fase campionato è stato raggiunto. Ci è servito a crescere. Il rammarico comunque c'è: il pareggio a Bruxelles ci sta ancora stretto».
Quanto è stato difficile far passare la sua filosofia di gioco?
«La disponibilità delle ragazze è stata enorme. Pretendo tanto dal punto di vista fisico, tecnico, mentale. Gli allenamenti sono sempre più intensi per abituarle alla pressione. I cambi di modulo sono stati fatti in base alle caratteristiche delle singole, ma l'identità è rimasta la stessa».
Havvi è pronta a tornare?
«Le sue qualità sono indiscutibili. Rientra esattamente come l’avevamo lasciata».
Giugliano è la centrocampista più forte del campionato?
«Sono di parte, ma forse non è un caso se è stata la prima italiana a essere nominata per il Pallone d'Oro. Ha la qualità per cambiare le partite in ogni momento. Ama la Roma, trasmette dei valori».
La sorpresa di questa Roma? Oladipo?
«Vedo tante sorprese, lei sicuramente fa parte del gruppo. Ha un'energia incredibile. Potrebbe giocare 60 partite di fila da 7 in pagella».
Dragoni, in prestito dal Barcellona, resterà l’anno prossimo?
«Mi piacerebbe continuare a lavorare con Giulia. Sta migliorando nei tempi e nelle scelte. L'ambiente Roma la valorizza e le fa bene».
Soddisfatto del mercato invernale?
«Sì. Dorsin porta energia e gol, Ciski è una sorpresa positiva. Antoine esordirà dopo questa sosta».
La Roma può fare a meno di Viens, in scadenza?
«Non so se può farne a meno. Per partecipazione e pericolosità è unica. È un mistero che abbia segnato solo due gol in campionato. Spero resti».
La rosa le sembra migliorabile in estate?
«Certamente. Abbiamo già individuato dei profili per alzare il livello, soprattutto in vista della prossima Champions».
