Napoli, De Laurentiis pensa a Sarri e studia Italiano: tutti gli scenari
Non servirà nessun incontro: quel che doveva essere tra Conte e De Laurentiis è già stato nella riservatezza più totale, così come voleva l’allenatore, e da ieri è già domani. Ufficialmente, il neonato (la decisione) partorito (citando Antonio) un mese fa sarà presentato al mondo dopo l’ultima partita della stagione con l’Udinese al Maradona: continuiamo insieme, ci salutiamo qua. Ma l’aria, ufficiosamente, è piena di indizi che anticipano l’addio, la separazione a un anno dalla scadenza del contratto. Corsi e ricorsi: un’estate fa, ancora una volta la storia di noi due. All’epoca la situazione sembrava compromessa e poi arrivò il colpo di scena, ma Conte non aveva mai parlato con la serenità e l’affetto emersi ieri da quello che sarà ricordato come il discorso di Pisa. Mai. Stimolava, stuzzicava, criticava costruttivamente ma duramente per indurre reazioni e per alzare l’asticella delle ambizioni e della progettualità. Tecnica e societaria, a cominciare dalle strutture. Un anno fa sembrava stizzito e pronto a fare le valigie, e invece dopo aver ascoltato argomenti convincenti è rimasto al suo posto. Motivato anche dalla gioia dello scudetto e dall’amore travolgente di una città che lui stesso ha amato, ama e amerà per sempre. Questa volta, però, lo scudetto non c’è. Oggi è tutta un’altra storia. E per quanto lo si cerchi, non si riesce proprio a trovare un senso all’ostinazione di vivere in mezzo ai colpi di scena.
Napoli, la lista di De Laurentiis
Il Napoli, ovviamente, è stato costretto a immaginare anche un futuro senza Conte, oltre a ipotizzare il modo di risolvere la situazione contrattuale in totale armonia: Antonio è legato fino al 30 giugno 2027 e ha un ingaggio molto importante, ma il rapporto con De Laurentiis è così stretto e schietto che nel caso ormai probabile di addio anticipato sono da scartare schermaglie e dispetti. Con o senza una nuova squadra o la Nazionale: non è da escludere che Conte possa decidere di riposarsi senza il Napoli. Senza di lui, invece, il club non può fermarsi e DeLa, rispetto al 2023, non si farà trovare spiazzato. Anche perché questa volta al suo fianco c’è un direttore sportivo abile: Manna sa cosa fare e ha il tempismo dell’azione. Il primo nome è un vecchio amico, Maurizio Sarri, l’uomo che la città ribattezzò il Comandante. Fino a un attimo fa sembrava l’unico candidato credibile, ma poi sulle sue tracce s’è messa anche l’Atalanta: il piano della Dea sarebbe ricostruire la magica accoppiata napoletana con Giuntoli. Dopo il derby di Roma, tra l’altro, Sarri ha ribadito la sua legittima insoddisfazione per la paradossale stagione della Lazio, ma c’è comunque un contratto fino al 2028 da risolvere prima di dirsi addio. L’altro profilo che piace è un vecchio pallino di De Laurentiis: Vincenzo Italiano, vincitore al Maradona una settimana fa. Il presidente lo segue sin da quando vinse con lo Spezia a Fuorigrotta e dall’epoca è stato accostato alla sua panchina almeno tre o quattro volte: anche lui ha un altro anno di contratto con il Bologna ma il rapporto in questo momento vive d’incertezza. Il terzo uomo è un campione del mondo del 2006 che ha dimostrato stoffa e talento alla guida del sorprendente Sassuolo: Fabio Grosso, accostato anche alla Fiorentina in caso di rinnovamento. Sono giorni decisivi. Anche per capire se è possibile seguire quella che oggi sembra ancora una suggestione, ma che un anno fa fu trattativa vera nei giorni del presunto addio di Conte: Max Allegri.
