Roma, Svilar è esploso: ecco quanto vale adesso sul mercato

Il miglior portiere della scorsa Serie A è il grande protagonista anche nei giallorossi di Gasp tra miracoli e leadership
Jacopo Aliprandi

ROMA - E allora provate davvero a immaginarlo: dove sarebbe oggi la Roma senza l’85,2% di salvataggi di Mile Svilar? È un esercizio che mette i brividi, perché basta ripercorrere mentalmente ognuna delle 14 partite fin qui giocate per ritrovare sempre, immancabilmente, almeno una parata decisiva, una di quelle che cambiano il destino di una gara. Le cosiddette salva-risultato: interventi che valgono quanto un gol, che scolpiscono punti in classifica come fossero diamanti.

Svilar, l'impossibile

E no, non è per sminuire la solidità della retroguardia giallorossa, tutt’altro. Ma se la Roma oggi guarda tutti dall’alto del quarto posto, un merito enorme porta la firma di quel ragazzo di 26 anni che fra i pali sembra danzare e ringhiare allo stesso tempo. Perché se davanti si fatica (appena 15 gol segnati in 14 giornate), dietro la Roma si regge su una certezza: subire poco, pochissimo. Soltanto 8 reti incassate, con ben sei clean sheet. Le cinque sconfitte? Tutte per un solo gol: partite in cui Svilar ha fatto l’impossibile, prima di arrendersi davanti all’inevitabile. Come a Cagliari, dove il match è sembrato in buona parte una seduta di tiro al bersaglio: parate in sequenza, potenza e riflessi, e alla fine quella frustrazione amara per un gol su cui, semplicemente, non poteva intervenire.


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Svilar, numeri da top

L’85,2% di salvataggi, record assoluto in Serie A, non è una statistica: è una dichiarazione di dominio. E poi c’è il dato che racconta ancora meglio la sua grandezza: il PSxG, l’indice che misura quanti gol un portiere “evita” rispetto alle conclusioni pericolose subite. Svilar viaggia a 13,3: significa che, a fronte dei 54 tiri in porta concessi dalla Roma, avrebbe dovuto incassarne quasi 14. Uno a partita. Invece sono solo otto.

Maxi crescita per Svilar

E pensare che questo ragazzo era arrivato praticamente a zero dal Benfica. Ora il suo valore è esploso: cinquanta milioni di euro, il prezzo di partenza anche solo per sedersi al tavolo. Una cifra che fa capire molto. Massara e Gasperini lo sanno bene e non hanno alcuna intenzione di privarsi del portiere del presente e del futuro. Ma è inevitabile che un profilo così, implacabile tra i pali e già leader nello spogliatoio, calamiti le attenzioni delle grandi d’Europa pronte a rinnovare la propria porta

Svilar tra i grandi

A Roma, però, nessuno vuole sentirne parlare. I tifosi lo hanno già accolto nel pantheon dei portieri da venerare: Masetti, Tancredi, Cervone, Konsel, Szczesny, Alisson. Per molti l’ultimo fu proprio il brasiliano. Fino a Svilar. Fino a questo gigante serbo-belga che ha ridato alla città quella sensazione antica di sicurezza, di affidamento, di orgoglio. Lui, Mile, prende tutto con calma e ambizione insieme. Gli interessa solo continuare sulla stessa strada, quella costruita con la fatica silenziosa degli allenamenti, con la pazienza di chi ha saputo rialzarsi dopo un inizio di carriera in ombra. Ora che è esploso, non vuole più fermarsi: vuole vincere con la Roma, vuole diventare il miglior portiere del mondo, vuole giocare sui palcoscenici più grandi d’Europa e far brillare la squadra che chiama famiglia, la città che chiama casa.


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ROMA - E allora provate davvero a immaginarlo: dove sarebbe oggi la Roma senza l’85,2% di salvataggi di Mile Svilar? È un esercizio che mette i brividi, perché basta ripercorrere mentalmente ognuna delle 14 partite fin qui giocate per ritrovare sempre, immancabilmente, almeno una parata decisiva, una di quelle che cambiano il destino di una gara. Le cosiddette salva-risultato: interventi che valgono quanto un gol, che scolpiscono punti in classifica come fossero diamanti.

Svilar, l'impossibile

E no, non è per sminuire la solidità della retroguardia giallorossa, tutt’altro. Ma se la Roma oggi guarda tutti dall’alto del quarto posto, un merito enorme porta la firma di quel ragazzo di 26 anni che fra i pali sembra danzare e ringhiare allo stesso tempo. Perché se davanti si fatica (appena 15 gol segnati in 14 giornate), dietro la Roma si regge su una certezza: subire poco, pochissimo. Soltanto 8 reti incassate, con ben sei clean sheet. Le cinque sconfitte? Tutte per un solo gol: partite in cui Svilar ha fatto l’impossibile, prima di arrendersi davanti all’inevitabile. Come a Cagliari, dove il match è sembrato in buona parte una seduta di tiro al bersaglio: parate in sequenza, potenza e riflessi, e alla fine quella frustrazione amara per un gol su cui, semplicemente, non poteva intervenire.


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