Roma al bivio: Gasperini vuole vincere subito, il club investe sugli Under

Approdo in Champions e giovani, un equilibrio difficile: senza i ricavi del 4° posto possibile l’addio di qualche big
Giorgio Marota

ROMA - L'esigenza è sorella dell’ambizione, ma con la programmazione a lungo termine va poco d’accordo. Si potrebbe quasi dire che pretendere il massimo nell’immediato e costruire qualcosa di duraturo nel tempo siano parenti alla lontana. Portare questi due orizzonti su un piano sincronico è la grande sfida - quasi un’impresa - che attende Gasperini, il quale da mesi freme all’idea di dover spingere la Roma oltre i propri limiti con una squadra dall’età media sempre più bassa. Provare a vincere “qui e ora” da una parte, mettere le fondamenta per il domani dall’altra, senza dimenticare che ormai è il player trading - la gestione strategica dell’acquisto e della cessione dei calciatori per generare plusvalenze - a guidare il mondo. Tra questi due estremi oggi si trova un allenatore che ha appena lasciato il 4° posto alla Juve, la società che in estate lo aveva tentato ma senza convincerlo. Lunedì notte a Udine, mentre metabolizzava la sconfitta, Gasp non ha digerito la sovrapposizione delle due questioni: i giovani e la Champions. «Sto allenando una squadra Under 23? Allora mettetevi d’accordo, altrimenti saremo sempre scontenti. Se non arriveremo in Champions vuol dire che bisognerà cambiare allenatore, che vi devo dire. Traguardo fallito e fine delle trasmissioni».


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Roma, la strategia

Ieri in città non si è parlato che di questo sfogo. Qualcuno ha persino immaginato all’interno della Roma una barriera di incomunicabilità tra le varie anime. La realtà è molto più sfumata e complessa di così. Da Gasperini a Massara, passando per il senior advisor Ranieri, fino ai Friedkin, tutti hanno ben chiara la direzione intrapresa: da qui ai prossimi anni, la Roma dovrà valorizzare i giovani, restando competiva ai massimi livelli. Di Champions a Trigoria parlano in molti, soprattutto i calciatori, ma i dirigenti non hanno posto al nuovo allenatore tale obiettivo come condizione per giudicare positivamente il suo lavoro. Gasp è stato già promosso a pieni voti, tanto che in società le frizioni con il ds Massara sono state inquadrate nella naturale dialettica del mercato. Nonostante ciò, per rispettare i paletti del fair play finanziario, senza la Champions la Roma rischia di dover sacrificare sull’altare del mercato estivo uno o più big. Ma GPG guarda oltre: non ha certo lasciato l’Atalanta e un progetto decennale per vivacchiare. Di questo bisogna tener conto. Come del carattere dell’uomo: con i suoi pregi, i suoi difetti, le sue intuizioni e qualche sfuriata, Gian Piero era probabilmente quello di cui la Roma aveva bisogno per dare continuità all’impronta straordinaria lasciata da Ranieri e per guidare il club nel futuro. In qualsiasi caso, una parte del popolo romanista ha applaudito la presa di posizione di un tecnico che chiedeva «altri colpi alla Malen» e ha visto arrivare, prima di Zaragoza, il diciottenne Vaz e il diciannovenne Venturino, non ancora pronti a certi livelli. Altri hanno continuato a evidenziare gli sforzi di un club che sarebbe dovuto passare da due o tre sessioni di “lacrime e sangue” (cit. Ranieri) mentre a gennaio ha già speso, o impegnato tramite i riscatti tra sei mesi, una settantina di milioni. Friedkin non aveva mai messo tutti questi soldi in una sessione invernale, arrivando a un totale di 202 milioni investiti per gli under 24 nell’ultimo anno e mezzo, da Wesley a El Aynaoui, fino a Koné, Soulé e agli ultimi arrivati. Come conciliare la sana ossessione per la vittoria di un allenatore che ha scelto la Roma per il salto di qualità e un’altrettanta balsamica attenzione al bilancio da parte di una società che quello stesso tecnico lo ha scelto per un progetto sostenibile? Dalla risposta a questa domanda dipenderà il destino della Roma.

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ROMA - L'esigenza è sorella dell’ambizione, ma con la programmazione a lungo termine va poco d’accordo. Si potrebbe quasi dire che pretendere il massimo nell’immediato e costruire qualcosa di duraturo nel tempo siano parenti alla lontana. Portare questi due orizzonti su un piano sincronico è la grande sfida - quasi un’impresa - che attende Gasperini, il quale da mesi freme all’idea di dover spingere la Roma oltre i propri limiti con una squadra dall’età media sempre più bassa. Provare a vincere “qui e ora” da una parte, mettere le fondamenta per il domani dall’altra, senza dimenticare che ormai è il player trading - la gestione strategica dell’acquisto e della cessione dei calciatori per generare plusvalenze - a guidare il mondo. Tra questi due estremi oggi si trova un allenatore che ha appena lasciato il 4° posto alla Juve, la società che in estate lo aveva tentato ma senza convincerlo. Lunedì notte a Udine, mentre metabolizzava la sconfitta, Gasp non ha digerito la sovrapposizione delle due questioni: i giovani e la Champions. «Sto allenando una squadra Under 23? Allora mettetevi d’accordo, altrimenti saremo sempre scontenti. Se non arriveremo in Champions vuol dire che bisognerà cambiare allenatore, che vi devo dire. Traguardo fallito e fine delle trasmissioni».


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