La Roma vuole tagliare il monte ingaggi: ora c’è un nuovo tetto massimo per i contratti
Il gigante addormentato - l’immagine che Ryan Friedkin scelse, acquistando la Roma, per descrivere il potenziale inespresso di questo club - s’è appena risvegliato da un lungo e profondo sonno. Adesso è cominciata la fase due del piano di scuotimento: quell’omone stanco e fuori forma, esagerato per stazza tanto da essere apparso a più come la più classica delle vacche grasse da mungere, deve recuperare smalto, agilità e indipendenza. In poche parole: passare da una dieta economica ferrea, che non faccia sconti alle ambizioni ma che anzi le assecondi in una nuova prospettiva di sostenibilità. La qualificazione in Champions League dopo cinque tentativi falliti non ha stordito la ricca proprietà americana, né ha distolto la sua attenzione dai conti: a Houston non sono abituati a lanciare i soldi dal finestrino e quel miliardo e mezzo investito dal 2020, di cui oltre 830 circa in versamenti diretti nelle casse del club, quasi il doppio rispetto a quanto messo da Exor nella Juve in aumenti di capitale per citare un esempio, rappresenta da una parte una dimostrazione di cura e dall’altra un errore da non ripetere per il futuro. I proprietari vogliono infatti una Roma che esca da una logica di emergenza e che cammini con le proprie gambe, mettendosi in pari con l’Uefa e innalzando il tetto dei ricavi al punto da generare ricchezza da sé senza il costante bisogno di supporto economico.
Roma, previsto un taglio del monte ingaggi: la strategia dei Friedkin
STIPENDI. Il primo passo, studiato nei dettagli insieme all’uomo dei conti Jason Morrow, riguarda il taglio del monte ingaggi. La Roma è ancora oltre la soglia stabilita come accettabile dalla proprietà e ha concluso la stagione sopra i 140 milioni lordi di stipendi per la rosa. Questa cifra è già calata rispetto ai 151,5 del 2020-21 e ai 157 del 2023-24, ma non è ancora sotto l’asticella dei cento (94,7) come nel 2011-12, cioè prima dell’arrivo della cordata Di Benedetto-Pallotta. Questo è il punto di caduta che i Friedkin vogliono raggiungere. E, curiosamente, le cifre finiscono per sposarsi: cento milioni per gli acquisti, cento milioni il tetto per gli ingaggi. La proprietà non smetterà di investire, anzi lo farà con sempre maggiore convinzione, però sforbicerà qua e là i costi ritenuti superflui. Anche per questa ragione, nonostante la convinzione che qualche rinforzo d’esperienza servirà per la Champions, il focus resta sui giovani da valorizzare: gli under 24, pur di assoluto talento, dopotutto non chiedono cifre astronomiche per legarsi al progetto giallorosso.
Nel 2018-19, l’anno dell’ultima Champions disputata, la rosa aveva un costo vivo di 166 milioni di euro. Dal suo arrivo, Friedkin ha tentato di limare e ci è pure riuscito. Oggi ha fissato anche un nuovo massimale per gli stipendi: 4,5 milioni netti annui è il confine che nessuno potrà superare. Questa visione è confermata dalle cifre di cui si parla per i rinnovi di queste settimane: Pellegrini dovrebbe scendere da 6 milioni netti a 3, Dybala avrebbe una decurtazione del 65% da 8 a circa 2,8, i 3,5 netti percepiti da El Shaarawy fino al 30 giugno sono stati già depennati e Celik, Mancini e Cristante firmeranno prolungamenti tutto sommato in linea (al massimo con un leggero incremento) con le cifre attualmente percepite.
