Pagina 2 | Monchi: «I tifosi della Roma tremendamente emotivi» 

ROMA - In campionato è un momento difficile per la Roma, reduce da due pareggi e una sconfitta nelle ultime tre giornate (l'unica vittoria al debutto sul campo del Torino), ma per la squadra di Di Francesco arriva la possibilità di riscatto in Champions League. Certo, il debutto nel Gruppo G sul campo del Real Madrid campione in carica è sulla carta proibitivo, ma a Trigoria non ci si sente battuti in partenza come ha spiegato Monchi, intervistato oggi dai alcuni giornali spagnoli: «La verità è che non siamo stati molto fortunati nel sorteggio - ha detto il direttore sportivo giallorosso al quotidiano ABC -. Giocare in casa della squadra che ha vinto le ultime tre edizioni del trofeo non è l'esordio ideale ma nonostante questo andremo al 'Bernabeu' per giocarcela, come facciamo su ogni campo». Sarà un Real comunque un Real diverso da quello degli ultimi anni, per il cambio al timone (al posto di Zidane è arrivato in panchina Lopetegui) e soprattutto per l'assenza di Cristiano Ronaldo, nuovo idolo della Juventus«Da quando è partito CR7 vedo un Real ancora più motivato - ha aggiunto Monchi -  partenza di CR7 -. C'è voglia di dimostrare che si può vincere anche senza di lui e questo rende la squadra 'blanca' ancora più pericolosa. Parliamo comunque di campioni che fanno la differenza sia nel club che nelle loro nazionali e i campioni non si arrendono di fronte alle difficoltà, anzi si compattano e continuano a lottare. Loro guardano avanti e si pongono nuovi obiettivi, per questo mi piace leggere le dichiarazioni e le interviste dei calciatori del Real: non stanno a pensare chi è partito e non cercano scuse, ma voglio solo continuare ad alzare trofei».


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LE SCELTE DI MERCATO
Il discorso si sposta poi sulla Roma che - sottolinea ancora 'ABC' - «ha cambiato il 50% di una rosa che nella stagione precedente aveva raggiunto la semifinale di Champions League». Monchi spiega la sua strategia: «Sono partiti 12 calciatori, alcuni molto importanti come Strootman, Nainggolan o Alisson e ne sono arrivati altrettanti. Alcuni di essi con un rendimento e delle qualità già consolidate, altri che secondo noi faranno crescere il patrimonio calcistico del club». Come Justin Kluivert? «Lui ha 18 anni e credo che farà cose importanti nel calcio europeo - spiega invece al 'Mundo' -. È ambidestro e può giocare su entrambe le fasce, è veloce e fa gol. Il mio lavoro comunque non è concentrarmi sui nomi ma sui profili dopo essermi confrontato con l'allenatore e con le sue necessità tecnico-tattiche, in base al gioco che vuole fare che sia Di Francesco, Emery, Juande o Sampaoli». E la sua filosofia la illustra anche a 'ABC': «L'obiettivo è mantenere comunque lo stesso livello di competitività della squadra e le stesse ambizioni: con questa idea sono venuto a lavorare a Roma e il copione non è cambiato. I risultati dell'ano scorso hanno generato grandi aspettative e ora sta a noi non deluderle. Se ho preso 12 giocatori è perché secondo me questo è il miglior modo per raggiungere l'obiettivo ma bisogna essere pazienti. Non si può pensare che tutto funzioni come un orologio fin dalla prima partita: c'è bisogno di un po' di tempo di adattamento e stiamo lavorando per ridurlo al massimo».


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IL GIUDIZIO SUI TIFOSI
Quello di Monchi sembra un messaggio ai tifosi della Roma, delusi dall'avvio di stagione: «Queste prime partite non hanno deluso solo i tifosi ma anche l'allenatore, la squadra e me. Non siamo soddisfatti ma personalmente ho una fiducia immensa in questa rosa e nello staff tecnico. Capisco comunque il nostro pubblico e il nostro dovere è quello di ripondere con i fatti più che con le parole. E se la Roma vuole crescere deve iniziare ad accettare che un avvio negativo è sinonimo di crisi: questo testimonia che siamo un grande club, con grandi obiettivi. Quali? Lottare su tutti e tre i fronti in cui siamo impegnati, come fatto lo scorso anno. Non possiamo accettare di avere un ruolo secondario, dobbiamo pretendere di essere protagonisti». E per riuscirci Monchi si dice pronto a fare scelte coraggiose: «Il romanista è di una emotività smisurata, molto simile al tifoso del Siviglia - ha invece detto il diesse al 'Mundo' -. Bisogna tenerne conto quando agisci, ma senza evitare decisioni impopolari. L'addio di Totti e la cessione di Salah? Sono state cose diverse: la prima l'ho dovuta affrontare ma era nell'ordine delle cose e ora Francesco sta facendo un grande lavoro per il club, la seconda era comunque inevitabile per rispettare il Fair Play finanziario e non incorrere in sanzioni da parte dell'Uefa. E lo stesso discorso vale per Rüdiger, Mario Rui o Paredes». Tra i vari temi trattati poi anche la supremazia incontrastata della Juventus in Italia: «È un club dall'indiscutibile potere economico ma lavora anche benissimo sul piano sportivo - ha detto Monchi ancora ad 'ABC' -. È chiaro che c'è un gap fra noi e loro ma il nostro dovere è accettare questo gap e ridurlo il prima possibile»


 


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LE SCELTE DI MERCATO
Il discorso si sposta poi sulla Roma che - sottolinea ancora 'ABC' - «ha cambiato il 50% di una rosa che nella stagione precedente aveva raggiunto la semifinale di Champions League». Monchi spiega la sua strategia: «Sono partiti 12 calciatori, alcuni molto importanti come Strootman, Nainggolan o Alisson e ne sono arrivati altrettanti. Alcuni di essi con un rendimento e delle qualità già consolidate, altri che secondo noi faranno crescere il patrimonio calcistico del club». Come Justin Kluivert? «Lui ha 18 anni e credo che farà cose importanti nel calcio europeo - spiega invece al 'Mundo' -. È ambidestro e può giocare su entrambe le fasce, è veloce e fa gol. Il mio lavoro comunque non è concentrarmi sui nomi ma sui profili dopo essermi confrontato con l'allenatore e con le sue necessità tecnico-tattiche, in base al gioco che vuole fare che sia Di Francesco, Emery, Juande o Sampaoli». E la sua filosofia la illustra anche a 'ABC': «L'obiettivo è mantenere comunque lo stesso livello di competitività della squadra e le stesse ambizioni: con questa idea sono venuto a lavorare a Roma e il copione non è cambiato. I risultati dell'ano scorso hanno generato grandi aspettative e ora sta a noi non deluderle. Se ho preso 12 giocatori è perché secondo me questo è il miglior modo per raggiungere l'obiettivo ma bisogna essere pazienti. Non si può pensare che tutto funzioni come un orologio fin dalla prima partita: c'è bisogno di un po' di tempo di adattamento e stiamo lavorando per ridurlo al massimo».


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