Il dominio del gioco
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Champions League
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Il dominio del gioco

Un’altra apocalisse. Questa volta prevalentemente juventina: in parte, solo in parte del nostro calcio. La Juve di Ronaldo è fuori dalla Champions: addirittura ai quarti; addirittura dopo il miracolo compiuto ai danni dell’Atletico, impresa che era riuscita a riattivare il circuito delle emozioni e delle ambizioni tifose, allontanando ombre e scetticismi diffusi. Addirittura nella stagione in cui Psg e Real, gli illusionisti del fair play finanziario e i detentori per ben tredici volte del trofeo, hanno conosciuto autentiche umiliazioni sportive, uscendo di scena in tempi insospettabili. Il dominio del gioco, la cultura della costruzione hanno battuto l’organizzazione difensiva e il Fenomeno da trecento e passa milioni; la freschezza di un’idea antica ma sistematicamente sviluppata ha avuto ragione sull’ossessione del risultato ad ogni costo.

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Il secondo tempo dell’Ajax all’Allianz Stadium è qualcosa che difficilmente dimenticheremo. Dopo una prima parte frammentata, il gioco che non scorreva mai, un filo più fluido quello della Juve (pesanti le assenze di Douglas Costa, Mandzukic e soprattutto Chiellini), le cose sono cambiate radicalmente. Pjanic, che per 45 minuti aveva ben tenuto De Jong, ha perso le distanze dal principale ispiratore della manovra di ten Hag e tutto il centrocampo olandese è cresciuto in ritmo e fiducia: Ziyech, Tadic e Neres hanno così ritrovato la leggerezza dei vincenti.

Per ben tre volte, prima Szczesny e poi Pjanic hanno tenuto in vita la squadra che al 67’ si è inchinata a de Ligt, il capitano diciannovenne più volte accostato nei mesi scorsi alla Juve, in particolare dopo il blitz del ragazzo a Torino per ricevere il Golden Boy di Tuttosport. E anche quest’anno la Champions la si vince l’anno prossimo. La piaga resta aperta. Neppure il grande investimento fuori da tutti gli schemi e le ipotesi è bastato per arrivare alla coppa che manca dal ’96, dalla finale di Roma proprio con l’Ajax. Questo degli olandesi è un successo culturale, oltre che sportivo: dimentichiamo per un istante il denaro, i milioni bruciati, le conclusioni da commercialisti un tanto al chilo e pensiamo al calcio, al campo e a noi.

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