Inter, eppure non è già finita
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Inter, eppure non è già finita

Trenta minuti folli, senza testa, senza rabbia, senza forza, capovolgono la più bella versione dell’Inter Contiana, in grado di dominare un tempo a Dortmund, di segnare due gol, di mettere un piede e mezzo negli ottavi di Champions. Sembrava una partita capolavoro, una di quelle notti che puoi ricordare tutta la vita, il Borussia in ginocchio e la squadra nerazzurra padrona del campo e padrona del gioco: il muro giallo disintegrato dai colpi di Lautaro Martinez e di Vecino, una fisarmonica nerazzurra che si chiudeva (in fase difensiva) e si riapriva (in fase offensiva) senza una sola incertezza. Una prova di forza davvero importante, che in caso di successo avrebbe regalato alla squadra di Conte il certificato di garanzia della sua grandezza, in Italia e in Europa.

Poi il buio, il buio pesto, come se un black out avesse spento il cervello dell’Inter, non di uno o due giocatori, bensì di una squadra intera. Spocchia? Presunzione? Sottovalutazione degli avversari? Non possiamo saperlo, sappiamo, però, che l’Inter dopo l’intervallo non è più rientrata in campo. Basti pensare che l’uno-due tedesco è arrivato nel giro di pochi minuti, sempre con la palla in possesso dei nerazzurri. Addirittura sul 2-2 di Brandt, dopo il primo guizzo di Hakimi, l’azione del Borussia è iniziata su una rimessa laterale di Candreva, indirizzata a Brozovic e finita invece tra i piedi dei rivali. Dopo il pareggio potete immaginare cosa sia successo al Westfalenstadion, dove ti sembra di giocare contro centomila diavoli se non ci stai con la testa. L’Inter era stata davvero grande e il suo crollo improvviso non si può spiegare con l’aumento del ritmo del Borussia, che comunque era sotto di due gol e avrebbe lasciato, con il passare dei minuti, degli spazi importanti per il talento di Lautaro Martinez e la velocità potente di Lukaku. Non c’è stata nemmeno la possibilità di organizzare una partita di contropiede, il Borussia ha tolto il fiato ai nerazzurri, ha alzato il ritmo e li ha infilati come se tra le due squadre ci fossero due categorie di differenza. E’ probabile che l’Inter abbia pagato la stanchezza delle ultime settimane: Conte aveva denunciato, dopo il pareggio casalingo contro il Parma, che sarebbe stata dura andare avanti sempre con gli stessi e dopo questa sconfitta è stato ancora più pesante, entrando in conflitto diretto con la società come spesso aveva già fatto. I tedeschi, ormai, avevano celebrato il sorpasso con la doppietta di Hakimi: l’Inter era sparita, incapace di rialzarsi e schiacciata dall’onda gialla. Ma se si riproporrà contro lo Slavia a Praga e contro il Barcellona a Milano come nel primo tempo di Dortmund, la Champions non sarà finita stanotte. Basta crederci e non sparire di nuovo.

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