"Rumeni? Li chiamiamo zingari": Psg-Basaksehir, spunta audio shock

Clamoroso quello che si sente in un estratto dalla partita di Parco dei Principi, al centro di un'inchiesta Uefa per razzismo a causa delle frasi pronunciate dal quarto uomo
"Rumeni? Li chiamiamo zingari": Psg-Basaksehir, spunta audio shock© EPA
TagspsgBasaksehirColtescu

La coda lunga delle polemiche di Psg-Basaksehir non accenna a placarsi. E se in campo stasera la partita potrà dirsi conclusa, la discussione continuerà sicuramente anche nei prossimi giorni, dopo l'audio incredibile che il giornalista Emanuel Rosu ha pubblicato sui social. Nell'estratto, si sente chiaramente pronunciare la frase "In my country, Romanians are gypsy", "Nel mio paese, i rumeni sono zingari". La voce arriva dallo sfondo ma chi ne è l'autore? "Inizialmente, ho pensato che fosse Topal (centrocampista del Basaksehir, ndr) a dirlo, a giudicare dalla lettura delle labbra - ha scritto Rosu su Twitter Non ho certezza sull'identità di chi l'ha detto, quindi non farò alcun nome". Sui social, alcuni utenti ipotizzano che si tratti di un membro dello staff della squadra turca. Altri hanno fatto notare che alla frase sembra seguirne un'altra: "I can't say gipsy", "Ma non posso chiamarli così".

L'Uefa valuterà nella sua inchiesta

"Sto solo cercando di restare sereno, non leggerò nessun sito in questi giorni, ma chi mi conosce sa che non sono razzista". Con queste parole, riportate da Pro Sport, Sebastian Coltescu avrebbe commentato quanto accaduto con i suoi familiari. Coltescu, secondo quanto riporta il sito rumeno, avrebbe chiesto all'arbitro Hategan di intervenire per calmare Webo chiamandolo "negru", cosa peraltro mai negata dallo stesso quarto uomo che in campo si era difeso sostenendo di parlare in rumeno con il collega, senza la volontà di essere razzista. La squadra arbitrale aveva già sostenuto di essere stata oggetto di insulti a sfondo razzista. Sarà la Uefa, che ha aperto un'inchiesta, a fare luce sulla vicenda.

La reazione del presidente federale

È intervenuto sulla vicenda anche il presidente della Federazione calcistica rumena, Razvan Burleanu, che ha assicurato la massima severità, nel caso in cui la Uefa dovesse decidere che si è trattato di un caso di razzismo. "Le parole che tutti noi abbiamo sentito non hanno nulla a che fare con il calcio, soprattutto dal momento in cui sono gli arbitri a fissare lo standard per il rispetto delle regole e l'equilibrio in campo - ha detto a Pro Sport - Se si scoprirà che si tratta di razzismo, non ci sarà comprensione da parte mia. Tuttavia, dobbiamo aspettare tutti i dettagli, senza saltare alle conclusioni". Secondo il presidente della FRF, "l'intenzione non sembra essere stata quella di offendere, credo sia ovvio. Il rapporto Uefa chiarirà il corso dell'incidente e l'entità della responsabilità per le persone coinvolte".

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