Fallimento Juve, il calcio si è fermato a Wembley

Fallimento Juve, il calcio si è fermato a Wembley© LAPRESSE
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Alberto Dalla Palma

Il fallimento si è consumato negli ultimi quindici minuti, quando il Villarreal è uscito dal suo guscio e si è affacciato nell’area della Juve. Non lo aveva quasi mai fatto, era riuscito a fare una partita di attesa, seguendo le indicazioni di Unai Emery, tre Europa League con il Siviglia e una, l’anno scorso, con i sottomarini gialli. Fallo di Rugani in piena area, rigore e 1-0 di Gerard Moreno. Il bis poco dopo, sul successivo calcio d’angolo: anche troppo semplice la deviazione di Pau Torres per il 2-0, oramai la Juve era completamente in tilt, tanto da provocare il secondo rigore. Imbarazzante la parata di De Ligt, che si è sostituito a Szczesny in mezzo all’area: stavolta il rigore lo ha trasformato Danjuma.

Un 3-0 durissimo: è finita così, nel modo peggiore, la Champions delle squadre italiane e, soprattutto la Champions di Vlahovic, su cui Agnelli, Arrivabene e Nedved avevano investito a gennaio oltre 100 milioni di euro, considerando anche l’ingaggio garantito all’attaccante serbo. A quell’epoca la Juve e Allegri non credevano più nella possibilità di rientrare in lotta per lo scudetto, così avevano spostato il loro obiettivo all’Europa: nel doppio confronto, avranno pensato, ce la possiamo giocare con tutti. Tanto da spingere Max, alla vigilia della partita contro il Villarreal, a sostenere che l’obiettivo era proprio la finale, che per lui sarebbe stata la terza.

Un sogno infranto subito, al primo assalto degli ottavi: il Milan era uscito ai gironi, come l’Atalanta, che si era consolata con la discesa in Europa League, mentre l’Inter era caduta con onore di fronte al Liverpool, una settimana fa.

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Un fallimento colossale, a pochi giorni dagli spareggi per il Mondiale in Qatar: l’Italia campione d’Europa, a livello internazionale, è ridotta quasi allo zero assoluto. Oltre a Gasp, c’è ancora in corsa Mourinho con la Roma, ma in Conference: troppo poco per le aspettative che si erano create dopo la conquista del titolo continentale a Wembley.

La Juve ha provato a fare la partita, in avvio, appoggiandosi sempre su Vlahovic e Morata, i due attaccanti di peso che avevano rialzato Allegri in campionato. Ma per arrivare fino a Dusan e Alvaro, mai una manovra in movimento, con l’inserimento negli spazi dell’uomo o del pallone: una manovra estenuante da destra a sinistra, e poi il contrario, in attesa di una svolta, che non è arrivata nel primo tempo per l’attenzione con cui Rulli ha spento ogni assalto di Vlahovic, capace di colpire una traversa da posizione impossibile.

Con il vecchio regolamento, la Juve si sarebbe presentata allo Stadium con il vantaggio del gol realizzato in Spagna: allora sarebbe stato più comprensibile l’atteggiamento bianconero, privo di carica emotiva. Troppo lenta e prevedibile, la manovra: anche senza qualità. L’assenza di Dybala, entrato nel finale a giochi ormai fatti, ha tolto ad Allegri anche l’imprevedibilità, la fantasia, la capacità di sorprendere un Villarreal clamorosamente tosto e attento, pronto a ripetere lo spartito con cui aveva conquistato l’anno scorso l’Europa League (ai rigori) contro il Manchester United.

Emery ha chiuso tutti i varchi: non era difficile, l’unico sbocco della manovra bianconera portava sulla destra, dove Cuadrado avrà buttato in area una ventina di palloni, con la speranza del colpo di Vlahovic. Tutto inutile, una volta che le energie della Juve sono diminuite, il Villarreal si è comportato come una tartaruga che ha appena allontanato il pericolo: testa fuori dalla corazza, ha ripreso coraggio e colpito duro. Tre azioni, tre gol. Una mattanza, un’umiliazione colossale per le aspettative che la Juve aveva riposto nell’acquisto di Vlahovic, che sognava di occupare il palcoscenico appena abbandonato da Messi, Neymar e Mbappe, eliminati nell’incredibile notte di Madrid.

Dell’Italia, in Champions, restano ancora Carletto Ancelotti e Jorginho, per i quali tiferemo dai quarti in poi. Mentre alla Juve rimane un solo obiettivo, oltre alla Coppa Italia: vincere nove partite di fila in campionato, sognando anche l’impossibile. Il corto muso, in Italia, è diventata una soluzione per Allegri che in Europa non ha funzionato. Max dovrà riaprire un ciclo, quello di Vlahovic ma senza Dybala. Ci saranno da spendere molti soldi, forse più di quelli che la Juve ha perso dopo il 3-0 del Villarreal.

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