Champions, un torneo ad alta velocità

Champions, un torneo ad alta velocità© Getty Images
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Alberto Polverosi 
TagsChampions League

Come il campionato, sarà una Champions di corsa. Un anno fa la prima giornata dei gironi si giocò il 14-15 settembre, l’ultima il 7-8-9 dicembre, sei partite in 87 giorni. Quest’anno, causa Qatar, si partirà una settimana prima, il 6-7 settembre e si arriverà 40 giorni prima, l’ultima giornata è in programma il 1°-2 novembre. In 58 giorni la Champions League 2022-23 indicherà le migliori 16 d’Europa. Poi, per gli ottavi, ci rivedremo a febbraio. L’aspetto nuovo (e per fortuna irripetibile, o almeno così si spera) nella storia di questa Coppa è legato al ritmo serrato della prima fase: da una partita ogni 14 giorni si passerà a una ogni 9 e poco più. Ci sarà meno tempo per recuperare eventuali infortuni o flessioni atletiche, anche perché nel frattempo i grandi campionati marceranno ad altissima velocità.

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Il sorteggio di domani a Istanbul non crea ansia al Milan in prima fascia, non fa tremare la Juve in seconda, ma mette in apprensione Inter e Napoli, inserite nella terza fascia: possono capitare Real Madrid e Chelsea o Liverpool nello stesso girone di una delle due italiane, anche se esiste una possibilità di segno opposto, ovvero Eintracht (che non ha più Kostic) o Porto o Ajax e Lipsia o Siviglia. Se l’inizio dei grandi campionati avesse già un significato, qualcosa potrebbe cambiare nell’equilibrio dei gironi della prossima edizione. Il caso è quello del Liverpool che dal 2017-18 ad oggi è arrivato in finale tre volte e una l’ha vinta. La squadra di Klopp è sedicesima in Premier, due punti in tre partite, e quando inizierà il girone probabilmente non avrà risolto tutti i suoi problemi. Nemmeno il Chelsea sta attraversando un gran momento. 

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Problemi che non esistono in casa delle altre grandi. Il Psg vola come al solito in un campionato con sentenza già scritta un anno prima (eccettuate simpatiche stranezze come quella del Lille un anno fa), il Bayern sta travolgendo ogni ostacolo in Bundesliga (15 gol in 3 partite con tanti saluti a Lewandowski) e il Real Madrid sta incantando con quel fenomeno di Modric. Già, il Real. Riparte da campione, con l’allenatore che ha alzato il trofeo quattro volte, come nessun altro. Ancelotti accetta la sfida di Guardiola (mai più vinta la Champions dopo l’addio al Barcellona di Messi), di Klopp (battuto in finale la scorsa edizione), di Conte (sempre alla ricerca del suo primo grande successo internazionale), di Pioli e dei suoi colleghi italiani.  

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In tutta franchezza, meglio evitare Carletto nel girone e, se possibile, anche più avanti. Le nostre, a secco dal 2010 dell’Inter di Mourinho, non sono attese da una stagione europea da protagoniste, ma rispetto all’anno scorso sia il Milan che l’Inter sono cresciute, adesso Pioli e Inzaghi hanno un organico degno della Champions. Non hanno i fenomeni del Real, del Psg e del City, però possono provarci. Sarà interessante seguire l’evoluzione del nuovissimo Napoli di Spalletti che esporterà giovani di livello come Osimhen, Karavtskhelia e Raspadori. Questa è la Coppa per cui Vlahovic ha abbandonato in fretta e furia Firenze (dietro lauto pagamento al club, sia chiaro) per correre dalla Juve. Un anno fa ha segnato al debutto, iniziando dagli ottavi. Stavolta parte subito, lo aspettano la Juve e l’Europa. 

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