Milan due volte squadra. E senza Ibrahimovic

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Ivan Zazzaroni

Da alcuni giorni, pur avendo un sacco di cose a cui pensare (compresi la bachata e il samba) provavo a capire cosa potesse aggiungere l’invocatissimo Ibrahimovic al Milan e in particolare a Pioli. È arrivata la splendida vittoria sul Paris Saint-Germain e ho trovato la risposta che cercavo: poco o nulla.

Perché ho visto una squadra due volte squadra: Leao nella versione più travolgente e addirittura totalmente dentro la partita (in più di un’occasione è stato efficace nei rientri); perché Loftus-Cheek, Musah e Reijnders sono stati bravissimi nelle due fasi: quest’ultimo in particolare ha dato una grossa mano a Calabria nel controllo di Mbappé; e perché Theo ha fatto Theo e Giroud ha staccato e colpito alla Giroud. 

Ieri sera il Milan non ha battuto soltanto Mbappé, Donnarumma, Lucho Enrique, le ricchezze superprotette dalla Uefa di Nasser: è riuscito a demolire anche tanti luoghi comuni e banalità.

Ibra non ne ha colpa: è stato tirato con insistenza per la giacchetta. Ci ha talmente riempito di sé e delle sue iperboli, che nella difficoltà qualcuno ha pensato, e pensa, che possa ancora moltiplicare pani, pesci e punti. Ma non è più così: solo in campo sapeva risultare miracoloso.

Calciatore che cominciai ad amare nell’agosto 2004 quando con la maglia dell’Ajax segnò un gol maradoniano al Nac Breda, ora che ha smesso da pochi mesi Zlatan può fare - che so - il direttore sportivo? Direi di no, altrimenti il corso dedicato che si tiene a Coverciano dovrebbe chiudere per manifesta inutilità didattica. È per caso in grado di trasformarsi nel tutor di Pioli? Sospettate che il 58enne allenatore dello scudetto abbia bisogno di sostegno morale e tecnico e in altre parole non sia più in grado di fare da solo? Nella scorsa stagione lo svedese era di ruolo, e, se non ricordo male, il Milan si piazzò al quinto posto effettivo, oltre che in semifinale di Champions.

Insomma, dubito che Ibra possa risolvere i problemini o i problemoni creati da un mercato deciso da uno scout con la mentalità da scout, ovvero prendo 7-8 buoni giocatori sperando che 4 diventino ottimi: lo scout deve fare lo scout, il direttore sportivo il ds, l’allenatore deve allenare, il presidente presiedere e metterci i soldi e il talent non può inventarsi giornalista.

È pur vero che prima di tornare al Milan con una carica importante e operativa, anche Paolo Maldini non aveva avuto esperienze dirigenziali. Pertanto, Ibra potrebbe essere il nuovo Maldini: esperienza e personalità non gli mancano. Diamogli tempo. Sono curioso di capire se deciderà di accettare la proposta di Cardinale (tic tac tic tac, pare di sì) e, nel caso, quali deleghe gli verranno affidate. Mi sa che le stesse risposte le stiano attendendo con impazienza anche Pioli e Furlani.


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