Missione del Caf in Senegal: deve lasciare il trofeo al Marocco

A Dakar sfoggiano il trofeo come il Sacro Graal, in Marocco chiedono che la Coppa venga sottoposta a sequestro giudiziario
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Non sa cosa si è perso. Fosse ancora vivo, l’immenso Ryszard Kapuścińky potrebbe raccontare da par suo questa Seconda Guerra del Football esplosa tra Marocco e Senegal a margine dell’ultima finale della Coppa d’Africa. Nelle pagine del suo libro intitolato, appunto, “La prima guerra del football e altre storie e altre guerre di poveri” aveva raccontato quella accesa nel 1970 fra Honduras e El Salvador, a margine dello spareggio andata e ritorno per la qualificazione ai Mondiali del Messico. In quell’occasione fu conflitto bellico vero. Stavolta no. Almeno per il momento. Sicché è bene augurarsi che la vicenda attuale mantenga questo tono grottesco, alimentato da una cialtroneria che è l’unica cifra esibita dai poteri del calcio internazionale. Loro hanno fatto sì che la vicenda scivolasse in un pantano e adesso si dimostrano completamente incapaci di rimediare alla situazione. Anzi, ogni volta che si muovono non fanno che peggiorare la situazione. Pura strafalcioneria. 

Mission impossible per Motsepe

L’ultimo esempio che va in questa direzione proviene da Patrice Motsepe, l’ineffabile presidente della confederazione calcistica africana (CAF). Che, come ha riferito il giornalista investigativo francese Romain Molina, si è messo a farfugliare quando gli è stata presentata una situazione imbarazzante: nel collegio del tribunale arbitrale internazionale dello sport (TAS), cui toccherà giudicare sul ricorso della federcalcio senegalese contro la decisione di ribaltare il verdetto del campo e assegnare a tavolino la vittoria al Marocco, è presente Moez Nasri, presidente della federcalcio tunisina. Una posizione assolutamente inopportuna, che rischia di togliere credibilità al giudizio prima ancora che si cominci a istruire il procedimento. Di sicuro, per Motsepe la figuraccia è anche la peggiore premessa della missione diplomatica in Senegal. Una visita annunciata nello scorso weekend e genericamente in agenda “per le prossime settimane”. Scopo della missione: calmare le tensioni, invitare alla solidarietà. Praticamente è come dire: Missione Supercazzola. Se poi Motsepe avesse la remota speranza di riportare la coppa fuori da Dakar, forse è il caso che faccia i conti col rischio per l’incolumità personale. 

 Una coppa sottoposta a sequestro giudiziario?

Del resto, il trofeo viene portato in giro dalla nazionale senegalese come se fosse il Graal. È successo lo scorso sabato al Parco dei Principi di Parigi, in occasione del match amichevole vinto 2-0 contro il Perù. Nell’occasione, la coppa contesa è stata portata in giro a mo’ di rivendicazione. Romanescamente, “j’hanno arzàto ‘a coppa ‘n faccia”. Facile dedurre che in Marocco non l’hanno presa bene. Sanno già che, se anche il TAS confermasse il verdetto di vittoria a tavolino, sarebbe comunque un trionfo privo di sapore. Ma vedere gli avversari che ostentano il trofeo in giro per il mondo, anche no. Nella giornata di ieri il quotidiano Assabah, riferendosi alle scene viste al Parco dei Principi, ha parlato di “intimidazioni senegalesi”. Tutto esagerato, tutto fuori misura. E non finisce mica qui. Dal quotidiano Al Ittihad se ne apprendeva un’altra: l’Ordine degli avvocati del Marocco chiede che la coppa venga sottoposta a sequestro giudiziario. E già, facile a dirsi. E chi ci va in Senegal a notificare il provvedimento di sequestro? Motsepe? O l’esimio presidente della Fifa, Gianni Infantino, che sulla vicenda stoicamente latita? Lo scopriremo solo vivendo. 

 

 

 


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