Italia, se fa l'Italia

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Ivan Zazzaroni
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Sì, questi siamo. E proprio perché siamo questi dobbiamo portare in campo quella voglia di andare oltre i limiti che in passato ci permise di gioire. Avete presente l’Italia della prima mezz’ora? Proprio quella, capace di mandare in confusione l’Ucraina con la corsa, i movimenti senza palla, i cambi di gioco, l’aggressività. L’abc. L’Italia del doppio Frattesi.

Non m’importa se la Nazionale non fa un gran calcio: ha un altro obbligo, un’altra missione, deve vincere per partecipare ed eventualmente provare a vincere ancora. E l’unico modo che conosce - e conosciamo - per farlo è “all’italiana”, che non significa esclusivamente difesa e contropiede: all’italiana vuol dire sacrificio, compattezza, solidità difensiva, certo, attenzione, carattere, e insomma mettersi innanzitutto sullo stesso piano dell’avversario. I tagli, i controtagli, le torte e i riccioli - come direbbe Allegri - lasciamoli a chi se li può permettere o ai club, a chi possiede le soluzioni del fuoriclasse e il tempo concesso all’allenatore.

Non siamo niente se non ci ricordiamo in ogni momento di aver mancato gli ultimi due Mondiali e di rischiare l’assenza al prossimo Europeo, peraltro da campioni in carica. Il trionfo di Wembley, quello di Mancini (e Vialli), non ci ha insegnato nulla? Speravo che, come in quel fantastico mese, prevalessero di nuovo la realtà e il coraggio, non la fantasia di chi insegue ancora una superiorità che possiamo mostrare soltanto se raddoppiamo forze e sforzi. A Londra vincemmo prendendo a morsi una dopo l’altra Turchia, Svizzera, Galles, Austria, Belgio, Spagna e Inghilterra.

I princìpi guida

Realismo, concretezza e senso della squadra devono essere i nostri princìpi-guida. Messi noi non l’abbiamo. E non abbiamo Haaland, Lukaku, Mbappé, Kane, e non presentiamo più Baggio, Del Piero, Totti, Pirlo: ce lo ripetiamo ogni volta, poi ce ne dimentichiamo.

Per questo speravo che nella prima conferenza stampa Spalletti, grande allenatore di campo, si concentrasse su questi elementi, sui nostri valori originari, e meno sui caratteri e i dettati della manovra.

L’aspetto più paradossale del nostro vivere la Nazionale è proprio il trattamento che viene riservato a Gigio Donnarumma, l’unico azzurro di qualità superiore, al di là della crescita verosimilmente interrottasi a Parigi: significa che abbiamo perso il senso della realtà. Volere che la realtà sia diversa da quella che è, è come pretendere di insegnare a un gatto ad abbaiare, diceva Byron Katie.

I migliori ieri sera? I miei: Frattesi su tutti, sempre pronto a offrire soluzioni ai compagni e tanto, tanto efficace; vivacissimo Zaniolo, bene a tratti Zaccagni e Locatelli. E Barella.


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