Il retroscena inedito su Whatsapp tra Ciccio Graziani e Gianluca Mancini: "Quante botte..."
INVIATA A MILANO - Completo fisicamente. Completo tatticamente, perché gioca bene a tre e pure a quattro. Sereno, per nulla sfiorato da polemiche o da voci di mercato. Gianluca Mancini sta vivendo quella che probabilmente è la sua migliore stagione. Tra pochi mesi compirà 30 anni e a vederlo sembra non essere mai stato meglio. Leader nella Roma - e si sapeva -, leader anche in quella Nazionale che non sempre gli ha regalato gioie. Ha sfiorato l’Europeo del 2021, ha partecipato (male, ma mica solo lui) a quello successivo, a Oslo non fu chiamato dopo il rifiuto di Acerbi, ma oggi con Gattuso è un giocatore determinante. In campo e nello spogliatoio.
Mancini: cosa è cambiato dalla prima convocazione con l'Italia
Solito muro difensivo, come centrale di destra nella Roma si diverte ad esaltare le doti offensive. «Gasperini ci chiede di inserirci, ma devi stare al top fisicamente»: lo disse anni fa, vale ancora adesso. Trigoria, però, è casa sua. Coverciano non proprio. Ma visto che il destino ha spesso accompagnato la vita e la carriera di questo ragazzo che non era un predestinato, forse si emozionerà anche lui a pensare che la sua storia con l’Italia è partita esattamente sette anni fa da questo stadio. Il 16 novembre del 2018, infatti, la Nazionale di Mancini - Roberto - era in procinto di affrontare al Meazza il Portogallo. Il ct, per dare un po’ di riposo ai senatori, chiamò dall’Under 21 Kean e il suo omonimo “Mancio” che, stando ai racconti dell’epoca, si lasciò sfuggire solo una frase: «Non ci credo, è un sogno». Otto anni, una vita. Mancini giocava nell’Atalanta, il suo allenatore era sempre Gasperini, ma tutto intorno a lui era diverso: qualche tatuaggio in meno, non era ancora sposato con Elisa, non aveva Ginevra, Lavina e Bianca a colorargli la vita. Roma, di cui oggi è simbolo e uno dei capitani, era un miraggio. Qualcosa, però, non è cambiato: Mancini, quello che per Paulo Fonseca poteva persino fare il centrale di centrocampo ad alti livelli come quando era ragazzino, amava fare gol e prima della sosta che lo portò in azzurro segnò tre reti di fila contro Parma, Bologna e Inter. Un po’ come oggi, che tornerà nello stadio dove, da piccolo, lo portava suo padre. Pardòn, il babbo.
Mancini e il retroscena su Whatsapp con Ciccio Graziani
E dove ha giocato anche Davide Astori, che da ragazzo diede a Gianluca quei consigli all’apparenza insignificanti («stai attento all’alimentazione») che invece fanno tutta la differenza del mondo. Ricordi, corsi e ricorsi: una storia che sembra non avere mai fine. E invece la sensazione è che le pagine da scrivere sia ancora tante, così come i gol da fare e, perché no, qualche randellata da dare qua e là. Ecco come si spiega la battuta fatta a Ciccio Graziani e raccontata dall'ex attaccante a Rete Sport qualche giorno fa: «Ho scritto a Mancini per dirgli che è il difensore più forte d’Italia… Solo io avrei potuto metterti in difficoltà, gli ho aggiunto. E lui mi ha risposto che avevo ragione e che ci saremmo dati un sacco di botte». Vero, ma era un altro calcio. E Mancini, adesso, ha affinato anche questo aspetto del suo gioco.
