Italia in crisi, paura mondiale: Gattuso porterà a cena gli azzurri

Forse solo uno stage a febbraio. Il ct organizzerà incontri a Roma, Milano e Londra
Fabrizio Patania

(INVIATO A MILANO) - Gattuso ha riunito gli azzurri nello spogliatoio di San Siro. Un breve discorso, l’appuntamento a inizio febbraio, se la Lega di Serie A concederà al Club Italia (quando il calendario dei quarti di Coppa Italia sarà definito) la possibilità di organizzare un raduno di 48 ore a Coverciano. Dopo la figuraccia e i quattro gol presi dalla Norvegia nell’ultima mezz’ora, il ct avrebbe voluto confrontarsi e approfondire subito i temi principali con la squadra. Cercherà di tenere i contatti. Le criticità sono evidenti e Gattuso le ha spiegate prima di lasciare il Meazza. Lo colpisce la fragilità emotiva del gruppo, non si può sparire dal campo alla prima difficoltà, bisogna reagire. Gli azzurri, invece, sono stati travolti dalla Norvegia. Nella ripresa hanno perso le distanze e la lucidità, si sono aperti, concedendo campo ai velocisti Nusa e Sorloth, non solo al mostruoso Haaland. Inaccettabile il terzo gol, consegnando la palla in costruzione (errore di Bastoni), ma anche i primi due con otto azzurri dietro la linea della palla hanno fatto infuriare Gattuso.

La fragilità dell'Italia

Il black out di San Siro preoccupa Rino nella stessa misura in cui si era spenta la luce a Debrecen: sul 4-2 con Israele la partita era finita e invece ci salvò solo un gol di Tonali a tempo scaduto (5-4) dopo la rimonta subìta, prendendo due gol in tre minuti al novantesimo. Inconcepibile. Ecco la priorità. Rino, con il doppio centravanti, aveva trasmesso coraggio. Si può perdere con la Norvegia, ma non crollare. Il passo indietro è stato caratteriale, non fisico o tecnico. «Del primo tempo ero ampiamente soddisfatto, avrei preferito essere preso a pallonate. Non so se mancano leader, ho visto paura di sbagliare, abbiamo smesso di tenere il campo e le distanze. Non ci si può spaventare al primo tiro degli avversari». È un difetto di fabbrica. Basterebbe ripensare al primo tempo di Dortmund (Germania-Italia 3-0) con Spalletti oppure al crollo di Oslo. Gli azzurri si dissolvono. «Ai playoff dovremo arrivare con leggerezza e freschezza mentale, la paura ti blocca e il pallone pesa cento chili» ha spiegato Rino. Per agganciare il Mondiale, serviranno nervi saldi e temperamento. Come potrà lavorare sulla testa del gruppo?


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Italia, playoff a tavola

Il piano verrà messo a punto nelle prossime settimane. Gattuso passa ore al telefono con gli azzurri, chiama tutti. Ha in mente di portarli a cena, cercando date libere in cui riunirli per zone geografiche. «Ci vedremo per un té e una fetta di dolce» raccontava pochi giorni fa. Il patto della crostata, tre appuntamenti da definire. Uno a Roma coinvolgendo gli azzurrabili del centro-sud (Roma, Lazio, Napoli, Fiorentina). Uno a Milano per i nordisti. Uno a Londra se riuscirà a mettere insieme i calciatori della Premier (Calafiori, Tonali, Donnarumma, Vicario, Udogie, Coppola, Chiesa, Kayode). Il resto toccherà agli osservatori federali e alla disponibilità della Lega. Uno stage può essere utile. L’ideale sarebbe stoppare il campionato tra il 21 e il 22 marzo, evitando infortuni e permettendo agli azzurri di recuperare meglio, raggiungendo Coverciano in anticipo di 24-48 ore. Se il 26 e il 31 marzo bucheremo il Mondiale per la terza volta di fila, i club di Serie A non potranno tirarsi indietro e scaricare ogni responsabilità su via Allegri.

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(INVIATO A MILANO) - Gattuso ha riunito gli azzurri nello spogliatoio di San Siro. Un breve discorso, l’appuntamento a inizio febbraio, se la Lega di Serie A concederà al Club Italia (quando il calendario dei quarti di Coppa Italia sarà definito) la possibilità di organizzare un raduno di 48 ore a Coverciano. Dopo la figuraccia e i quattro gol presi dalla Norvegia nell’ultima mezz’ora, il ct avrebbe voluto confrontarsi e approfondire subito i temi principali con la squadra. Cercherà di tenere i contatti. Le criticità sono evidenti e Gattuso le ha spiegate prima di lasciare il Meazza. Lo colpisce la fragilità emotiva del gruppo, non si può sparire dal campo alla prima difficoltà, bisogna reagire. Gli azzurri, invece, sono stati travolti dalla Norvegia. Nella ripresa hanno perso le distanze e la lucidità, si sono aperti, concedendo campo ai velocisti Nusa e Sorloth, non solo al mostruoso Haaland. Inaccettabile il terzo gol, consegnando la palla in costruzione (errore di Bastoni), ma anche i primi due con otto azzurri dietro la linea della palla hanno fatto infuriare Gattuso.

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Il black out di San Siro preoccupa Rino nella stessa misura in cui si era spenta la luce a Debrecen: sul 4-2 con Israele la partita era finita e invece ci salvò solo un gol di Tonali a tempo scaduto (5-4) dopo la rimonta subìta, prendendo due gol in tre minuti al novantesimo. Inconcepibile. Ecco la priorità. Rino, con il doppio centravanti, aveva trasmesso coraggio. Si può perdere con la Norvegia, ma non crollare. Il passo indietro è stato caratteriale, non fisico o tecnico. «Del primo tempo ero ampiamente soddisfatto, avrei preferito essere preso a pallonate. Non so se mancano leader, ho visto paura di sbagliare, abbiamo smesso di tenere il campo e le distanze. Non ci si può spaventare al primo tiro degli avversari». È un difetto di fabbrica. Basterebbe ripensare al primo tempo di Dortmund (Germania-Italia 3-0) con Spalletti oppure al crollo di Oslo. Gli azzurri si dissolvono. «Ai playoff dovremo arrivare con leggerezza e freschezza mentale, la paura ti blocca e il pallone pesa cento chili» ha spiegato Rino. Per agganciare il Mondiale, serviranno nervi saldi e temperamento. Come potrà lavorare sulla testa del gruppo?


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