Dalla bandiera al poster: le proviamo tutte
Rieccoci. Prima dell’Irlanda del Nord abbiamo regalato la bandiera dell’Italia e prima della Bosnia vi offriamo il poster dell’undici iniziale di Bergamo (benedetta scaramanzia, risorsa calcistica). Se ci chiedeste anche di cantare l’inno allo stadio di Zenica dove pare che non mancheranno pioggia, fulmini e saette, metteremmo insieme un gruppo che altro che il Volo. Gli Azzurri per caso. E necessità.
Tutto faremmo - e si dovrebbe fare - per evitare di saltare per la terza volta di fila il Mondiale. Detto questo, mi sfugge l’origine dell’ottimismo generato dal successo sui nordirlandesi. Perché la Bosnia di Kolasinac, Muharemovic, Tahirovic, Dedic, Dzeko, Demirovic e dell’impronunciabile gioiellino Bajraktarevic vale assai più della nazionale battuta giovedì scorso, anche se nel ranking Fifa non fi gura tra le prime 70.
Loro si difenderanno - lo sanno fare bene - all’italiana. Noi, non sapendo giocare alla bosniaca e non avendo da secoli ormai un Totti, un Baggio o un Del Piero (mi basterebbe uno Zola) dovremo tentare di chiuderla nei tempi regolamentari per non rischiare altre, incommentabili, terribili jorginhate.
Quando parlo di entusiasmo non mi riferisco alla reazione di Dimarco, Vicario e Pio all’errore decisivo dei gallesi: siamo contrari al guardonismo, come ai labiali, bene ha fatto Dimarco a rimettere a posto le cose.
Niente paura, dunque, solo rispetto per la Bosnia e Edin. Perché chi manca di rispetto verso il prossimo, manca di dignità verso sé stesso.
Unisciti alla Community
Accedi o registrati per dire la tua sugli argomenti che più ti interessano e vivere tutti i servizi di Corriere dello Sport–STADIO". Completa il tuo profilo per essere sempre aggiornato su notizie, eventi, offerte e tutto ciò che fa vibrare il mondo dello sport.
ACCEDI
oppure
o entra con DISQUS

