Pagina 2 | La riconoscenza che fa sbagliare
Riconoscenza ed errori, i precedenti azzurri
Gattuso si fida di Retegui come Valcareggi si fidava dei ragazzi campioni d’Europa nel ‘68 e vice campioni del mondo nel ‘70, tanto che ne portò un bel po’ in Germania per il Mondiale del ‘74, ma la riconoscenza e la fiducia in giocatori che non erano più quelli di prima costò la panchina al ct e l’eliminazione immediata alla Nazionale. Con Ferruccio lavorava Bearzot, due friulani tutti d’un pezzo. Dopo il trionfo dell’‘82, per il Mondiale in Messico convocò nove campioni del mondo e uno di questi alla vigilia dell’esordio con la Bulgaria bussò alla porta di Enzo: «Non ce la faccio a giocare». Era Paolo Rossi, il capocannoniere di Spagna ‘82. In Messico fuori agli ottavi. In Sudafrica, nel 2010, c’era anche Gattuso, insieme ad un’altra mezza dozzina di campioni del mondo del 2006, come faceva Lippi a lasciarli a casa? Fuori nel girone. Potremmo aggiungere pure il caso di Balotelli che nell’Europeo del 2012 fu uno dei grandi protagonisti, per il Mondiale brasiliano Prandelli ci contava tanto (troppo), ma due anni dopo non era più lo stesso: subito a casa. Ora tocca a Rino decidere e non sarà una scelta facile. Se conta solo quello che si è visto in campo, Pio Esposito titolare a Zenica accanto a Kean. Se contano riconoscenza e fiducia, allora chissà...