Mondiali 2026, fatti di telecronaca

Leggi il commento sulle 'voci' che raccontano in tv le partite della rassegna iridata
Pippo Russo
5 min

La vera modernità sarebbe riportarsi indietro di un trentennio. Quando le telecronache delle partite di calcio erano una performance per voce sola, intesa come “solitaria”: una e indivisibile. Si aveva un vago sospetto che l’unica soluzione possibile fosse questa. Ma poi, l’altra sera, ne abbiamo avuto la prova provata. È bastato il gesto eccentrico di seguire su un canale della Svizzera italiana una partita dei Mondiali 2026 per essere investiti da una ventata d’aria fresca e riconciliarsi col rito del calcio televisivo. Che in linea di principio sarebbe un’esperienza fatta di cose semplici, dunque preziose: il telecronista che opera da solo, lo spazio del parlato ridotto al minimo indispensabile, zero urla e strepiti e, quel che è più, il primato assoluto assegnato alle immagini. Perché questo dovrebbe essere la partita sui teleschermi: esperienza visiva in primis, con tutto il resto a fare da corredo. L’esatto contrario di ciò che avviene in Italia.

 

 

Manovali della parola

Qui il calcio televisivo è diventato un esercizio di logorrea, il palcoscenico del parlato brado che s’incista dentro l’immagine e da lì si espande a dismisura, fino a occupare tutto lo spazio disponibile. Soprattutto, esso è stato invaso da una nuova classe di manovali della parola che discettano con un piglio da premi Nobel per la fisica. Costoro sembrano investiti della missione di farci credere che il calcio sia una cosa collocata su quell’esatto punto di confine dove scienza e esoterismo vedono sfumare ogni differenza, per trasformarsi in mistero glorioso. L’algoritmo sposa la magia nera, oh yes.

Mondiali 2026: risultati, tabellini e calendario

Le partite in versione Realtà Aumentata

Si è formato così un esercito di narcisi e bellimbusti, esuberi del post-carriera calcistico graziati da un insperato approdo nell’Isola dei Fumosi: ciò che per loro è diventato il calcio televisivo. Vedono le partite in versione Realtà Aumentata, parlano più del telecronista (e di fatto diventano la prima voce in telecronaca), inducono nel telespettatore un frustrante senso di cecità («Ma com’è che questa cosa qui non l’ho vista da me?»), sparano raffiche verbali che deviano l’attenzione dallo svilupparsi dell’azione. Detta in parole semplici: portano a compimento l’operazione più anti-televisiva che si possa concepire. Uccidono il senso di ciò che l’occhio percepisce inserendo nello spettacolo televisivo il veleno della Matrix: ciò che state vedendo è un’illusione, noi siamo la pillola rossa.

 

 

L'abuso di supercazzole

Sia chiaro: non tutti i commentatori tecnici sono così molesti e vanagloriosi, oltreché claudicanti nell’uso dell’italiano. Esistono le eccezioni, che proprio per questo andrebbero salvaguardate e calibrate nell’uso. Ma per il resto il panorama è desolante. Abbastanza da legittimare le più eccentriche operazioni di ecologia acustica. La fuga verso i canali della Svizzera italiana è una fra le tante. Ma ci sarebbe anche la visione con sottofondo di brani musicali trip hop, o dei pacchi-suspence di prima serata, o dei porno coreani con sottotitoli in portoghese. Sarebbero forse esperienze tanto meno stranianti che quelle di sentir parlare dell’importanza dei centrocampisti “di gamba” e del buon funzionamento dei quinti? Fate un po’ voi. Perché sarà anche vero che la pirateria uccide il calcio, ma è altrettanto vero che l’abuso di supercazzole lo trasforma in uno snuff movie.


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Mondiali 2026