Neymar fa piangere il Brasile: l’ultima sfida di Ancelotti è quella di un paese intero

Lasciare a casa l'icona verdeoro era più rischioso che averlo nel gruppo. Lo show delle convocazioni raccontano il rapporto tra il Paese e la stella
Massimiliano Gallo
5 min

Una scena meravigliosa, da film di Kusturica. In Brasile le convocazioni per il Mondiale sono al tempo stesso uno show e un affare di stato. L’immagine di Carlo Ancelotti che legge i convocati al pubblico con la maestria di un giocatore di poker, è già consegnata alla storia. Ancor prima che si cominci a giocare. Il pubblico, tanto pubblico, è lì per ascoltare un solo nome. Per sapere se alla fine Carletto lo porterà o non lo porterà. Il tecnico italiano - che nel discorso di apertura parla solo in portoghese - li cita quasi tutti gli attaccanti. Arriva a Matheus Cunha e poi pronuncia il nome più atteso: Neymar junior. La sala esplode. Una scena simile a quella che si viveva al San Paolo di Napoli quando lo speaker annunciava le formazioni e si arrivava al numero 10. Il nome del numero 11 del Napoli di Maradona nessuno lo ha mai ascoltato. Quando Ancelotti nomina Neymar, è come se il Brasile avesse segnato. E se mai il ct avesse avuto dubbi, in quel momento ha capito che lui e il suo staff avevano preso la decisione giusta.  

C'è tutto Ancelotti nella convocazone di Neymar

C’è tutto Ancelotti in questa scelta. Solo lui può pensare di poter gestire il fuoriclasse brasiliano in una competizione come il Mondiale dove non puoi sbagliare niente. La gestione degli uomini non lo ha mai spaventato. Men che meno dei grandi campioni, dei divi, dei capricciosi. Sa come prenderli. Tanto per dirne una, nei suoi anni al Real Madrid non si sono mai viste liti come quella tra Valverde e Tchouameni.  
L’altro fattore determinante è stato la conoscenza del Brasile. Una volta nominato ct, il 12 maggio scorso, si è trasferito a Rio de Janeiro. Voleva immergersi nella sua nuova avventura. Nella cultura del Paese. Ancelotti è un curioso, l’approccio cattedratico è quanto di più lontano dal suo modo di concepire la vita e il lavoro. In questo anno, ha compreso - tra le altre cose - il significato e l’importanza di Neymar per i brasiliani. A partire dai compagni di squadra. Ha capito che escluderlo avrebbe significato in un colpo solo infliggere un dolore ai brasiliani e vivere il Mondiale costantemente sull’orlo del baratro. A ogni contrarietà, si sarebbe parlato di lui. Un po’ come accadde nel 2002 quando Trapattoni non se la sentì di portare Baggio in Corea per non fare ombra a Totti. 

 

A Neymar il compito di non essere un ingombro

Da lunedì sera il Brasile si prepara con gioia a vivere questo Mondiale. Adesso starà a Neymar capire che non dovrà essere un ingombro. Che non è più il tempo per fare capricci. Giocherà quanto il suo fisico gli consentirà. Là davanti la concorrenza è notevole. Tra Raphinha, Vinicius e tanti altri, compreso il “ragazzino” Endrick. Da Neymar il Brasile si attende un ruolo anche fuori dal campo. Convocandolo, Ancelotti gli ha tributato un attestato di fiducia. Dovrà essere lui a saper ricambiarla. 

 


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