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Se fosse solo una questione di format

                                               

Se fosse solo una questione di format
© Juventus FC via Getty Images

E al nono scudetto consecutivo anche gli americani si accorsero che «l’attuale modello di calcio in Europa sembra sempre più insostenibile. Non c’è nulla di inevitabile nei loro successi, ma questo rende il dominio continuato così scoraggiante. Anche nelle stagioni in cui hanno avuto problemi, l’èlite ha vinto comunque». Il settimanale Sports Illustrated non si è ovviamente limitato alla Juve: ha esteso la riflessione a Bayern, Psg e Real Madrid che - bontà sua - ogni tanto lascia un po’ di spazio al Barcellona.

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E allora avanti con le soluzioni adottabili per (tentare di) interrompere l’Egemonia, una delle quali ha indotto Aurelio De Laurentiis a formulare un’interpretazione che i tifosi juventini non hanno gradito: «Con la Federcalcio stiamo provando a percorrere la strada dei playoff e dei playout» ha spiegato il presidente del Napoli. Il motivo? Semplice, «per spezzare la continuità penalizzante degli ultimi nove anni». Della serie, adesso le proviamo tutte ma proprio tutte. Riuscite a immaginare cosa accadrebbe se la Juve dovesse imporsi anche con il sistema degli scontri diretti? In quel caso si potrebbero ipotizzare formule addirittura più drastiche e efficaci. Che so: il divieto di schierare nativi di Madeira e Laguna Larga per tutto il girone d’andata; l’obbligo per le sole squadre di Torino con la maglia a strisce bianche e nere (non ammesse improbabili versioni da merchandise) di giocare le partite in trasferta in nove contro undici; la concessione agli avversari di un rigore ogni tre calci d’angolo.

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La verità è tuttavia un’altra, molto meno fantasiosa e tifosa: la Figc sta effettivamente studiando un format che consenta al campionato di concludersi entro maggio in modo da permettere alla Nazionale, della quale la federcalcio è titolare, di preparare adeguatamente l’Europeo. Secondo lo staff di Gravina è impensabile che la Serie A possa partire il 12 settembre, dal momento che la stagione delle coppe si concluderà il 23 agosto e che il 4 e l’8 settembre sono previste partite della Nazionale. Inoltre tanto a ottobre quanto a novembre sono in programma altre soste per impegni “mondiali” degli azzurri.

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Playoff, dieci più dieci e non solo: il virus impone al calcio altri sacrifici, altre compressioni, poche comprensioni. Molte incomprensioni e qualche forzatura (strumentale?). È sciocco negare che questa fase di campionato post-lockdown comporti ragionamenti (e sentimenti) adeguati alla straordinarietà dell’Evento Campionato, sopravvissuto ai Giochi Olimpici, agli Europei, a Giri e Tour e a mille altre gare; è però incomprensibile che invece di gonfiare il petto e dirsi orgogliosi del risultato ottenuto (non solo lo scudetto della Juve, ma la regolarità) si abbia quasi fastidio del benfatto e si prospettino ripieghi antistorici. Dopo aver salvato la storia. E si esprima paura. Dopo avere avuto coraggio.

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