Nesta, dai derby con Totti alla rissa sfiorata con Seedorf: “La crisi della Nazionale? Oggi manca l’ambizione”

Nesta, dai derby con Totti alla rissa sfiorata con Seedorf: “La crisi della Nazionale? Oggi manca l’ambizione”

Tra vittorie, dolori e nuovi orizzonti: "Allenare la Roma? Mai! La crisi tra Lotito e i tifosi della Lazio? L'altro giorno ho incrociato il presidente al ristorante, non mi ha nemmeno visto... Dopo lo scudetto i tifosi biancocelesti mi fecero sentire come il Papa"

Alessandro Nesta si racconta in esclusiva a Giorgia’s Secret, il programma di Dazn lanciato a pochi giorni del big match Milan-Juve in programma domenica 26 aprile. Le sue dichiarazioni, disponibili da oggi, venerdì 24, su DAZN, sono un racconto di tutte le emozioni provate sul terreno da gioco e il rapporto che si creava con compagni ed avversari. Poi le rivelazioni sul ritiro e sui giovani di oggi.

"Champions Persa? Giorno più brutto della mia vita"

"Non sono mai stato cattivo. L'unica volta che ho provato a entrare duro, mi sono rotto tutto. Ero malato, ma quella era ambizione vera. Ogni domenica guardavo le statistiche e volevo superare Thuram nella classifica delle palle recuperate. La finale di Champions persa a Istanbul? Uno dei giorni più brutti della mia vita. Ci ho pensato per mesi. Devi restare pronto. L'occasione torna. A me nella vita è sempre successo così. E infatti poi arriva Atene". Poi prosegue parlando del rapporto con un grande avversario, Francesco Totti: “Ci siamo affrontati la prima volta quando avevamo 8 anni, ormai si conoscevano le famiglie, c'è stato un rapporto incredibile: non l'ho mai sofferto nei derby perché lo conoscevo alla perfezione ed era un amico. Lui secondo me i derby li temeva di più".

Gli anni alla Lazio, poi il Milan: "Totti un re? Io un Papa"

Da capitano della Lazio fino al Milan, Nesta racconta le sue sensazioni e i vari periodi partendo da quando era nella capitale: "Se uscivo di casa quando ero il capitano della Lazio? No perché poi uno per strada che ti dice la parola sbagliata lo beccavi sempre e a me dava fastidio. Quindi me ne restavo a casa o andavo agli allenamenti. In estate poi andavo sempre all’estero così stavo tranquillo così nessuno mi riconosceva. Ancora adesso ai miei figli mi chiedono il papà che lavoro faceva e a me questo anonimato piace. Roma è piena di romanisti e Totti è stato più re di me perché c’erano più tifosi ma io mi sono sentito importante per quello che ho visto. Quando vincemmo lo scudetto i tifosi della Lazio mi fecero sentire come il Papa". La parentesi di 10 anni al Milan e le vittorie internazionali, non sempre periodi semplici, così parla di un suo compagno: "Chi non ho proprio sopportato? Io con Seedorf abbiamo avuto periodi in cui abbiamo rischiato di picchiarci, almeno tre volte. Lui aveva un carattere molto forte. Dopo l’ultima rissa sfiorata siamo diventati amici veri".

La Nazionale e il calcio di oggi: "Noi avevamo più fame"

La tematica Nazionale con un pilastro come lui, non può mancare, ecco cosa ne pensa del periodo buio che gli azzurri stanno attraversando, con una piccola parentesi sul calcio di oggi: "Per me all’Italia mancano solo quei tre fuoriclasse che hanno tutte le altre nazionali: Bastoni, Tonali e Barella sono ottimi giocatori e non siamo così scarsi come dicono. E poi manca la leadership. Noi avevamo Bonucci e Chiellini che erano due punti di riferimento: nella finale a Wembley l’Inghilterra era andata avanti dopo pochi minuti e loro rimasero calmi perché la partita si poteva ancora recuperare. Io spero che Tonali e Bastoni possano trovare il carisma che avevano quei due. Noi avevamo più fame e avevamo l’ambizione di migliorarci sempre. Oggi i ragazzi sono agiati, si accontentano. Per noi ogni obiettivo da raggiungere era un’ambizione. Mi ricordo quando leggevo al televideo le statistiche dei difensori e vedevo che Thuram stava sempre sopra di me. E io, che ero malato, cercavo di capirlo come superarlo, non mi accontentavo mai". Infine chiude con quello che gli piaceva di più quando era calciatore e su quanto gli piacerebbe tornare in campo: "È stato troppo bello essere giocatori e noi quelli siamo rimasti anche oggi che siamo allenatori. Mi manca il riscaldamento, era il momento più bello in assoluto. darei un dito per rivivere tre stagioni al Milan o alla Lazio e rivivere le notti gloriose di Champions League".


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Nesta e il tema arbitri: "Troppe regole, calcio noioso"

Un battuta anche sugli arbitri e sulle nuove regole che per Nesta non aiutano affatto il calcio: "Si fischia troppo nel calcio di oggi, il gioco diventa inevitabilmente più noioso e questo è un problema vero. Io non sono d'accordo con questa nuova linea e questi regolamenti troppo rigidi". 

Il caso degli stipendi non pagati: "Ero il capitano della Lazio, venivano tutti a chiedere a me"

Nesta ha raccontato poi l'episodio spiacevole degli stipendi non pagati alla Lazio nel 2002: "L'ho vissuta male. Ero il capitano della Lazio, non prendevamo lo stipendio e venivano tutti da me. Io ero un ragazzino, facevo anche parte del consiglio d'amministrazione ma non c'entravo niente, ho preso solo la terza media. L'ho vissuta male, mi sentivo responsabile. Quando sono andato via da una parte stavo male, dall'altra è stata una liberazione. Ho lasciato otto mesi di stipendio e mi hanno dato quattro azioni che sono scomparse. Comunque, ho fatto quello che dovevo fare: sono andato via, zitto, ho preso i fischi, ho lasciato i soldi e va bene così. Ai miei compagni dicevo sempre la verità, chiamavo il presidente e i figli, soprattutto gli stranieri volevano i soldi e minacciavano di non giocare. È stato un casino e infatti ho giocato malissimo, è stata la peggior stagione di quando sono stato alla Lazio. Mi hanno detto più volte di andare via, anche prima del derby quando abbiamo perso 5-1. Da lì sono andato in confusione, io non volevo andare via. Quando l'ho capito sono andato un po' in crisi e i primi mesi al Milan ho fatto schifo, non volevo rimanere. Poi sono stato benissimo".

Nesta e la battuta su Lotito: "L'ho incrociato al ristorante e stava al telefono, nemmeno mi ha visto"

Ultima battutta sulla Roma e sui probemi tra la Lazio e Lotito: "Se allenerei mai i giallorossi? No, non si può fare, no. Mai, questo è sicuro. La Lazio? Ho paura di amarla troppo, mi farebbe perdere lucidità. Poi non si sa mai. Speriamo che non capiti. La prossima estate? Speriamo che non arrivi mai. Prima c'è da mettere apposto qualcosa, non è il momento. Lotito? L'ho visto ieri sera al ristorante, stavo con due miei amici. L'ho incrociato, stava al telefono, manco mi ha visto mi sa. L'ho salutato ma non so... Secondo me verrà ricordato meglio rispetto al pensiero di oggi, però adesso ci sono un po' di problemi. I tifosi? La Lazio è fatta per i tifosi. Noi facciamo intrattenimento, se le persone non ci sono... è come un attore che va sul palco e non c'è nessuno. Sarri? Non è una questione di allenatore, puoi portare chi vuoi ma è un problema che deve risolvere la società. L'allenatore deve fare il suo, ma il club deve risolvere quello che si è rotto".


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Alessandro Nesta si racconta in esclusiva a Giorgia’s Secret, il programma di Dazn lanciato a pochi giorni del big match Milan-Juve in programma domenica 26 aprile. Le sue dichiarazioni, disponibili da oggi, venerdì 24, su DAZN, sono un racconto di tutte le emozioni provate sul terreno da gioco e il rapporto che si creava con compagni ed avversari. Poi le rivelazioni sul ritiro e sui giovani di oggi.

"Champions Persa? Giorno più brutto della mia vita"

"Non sono mai stato cattivo. L'unica volta che ho provato a entrare duro, mi sono rotto tutto. Ero malato, ma quella era ambizione vera. Ogni domenica guardavo le statistiche e volevo superare Thuram nella classifica delle palle recuperate. La finale di Champions persa a Istanbul? Uno dei giorni più brutti della mia vita. Ci ho pensato per mesi. Devi restare pronto. L'occasione torna. A me nella vita è sempre successo così. E infatti poi arriva Atene". Poi prosegue parlando del rapporto con un grande avversario, Francesco Totti: “Ci siamo affrontati la prima volta quando avevamo 8 anni, ormai si conoscevano le famiglie, c'è stato un rapporto incredibile: non l'ho mai sofferto nei derby perché lo conoscevo alla perfezione ed era un amico. Lui secondo me i derby li temeva di più".

Gli anni alla Lazio, poi il Milan: "Totti un re? Io un Papa"

Da capitano della Lazio fino al Milan, Nesta racconta le sue sensazioni e i vari periodi partendo da quando era nella capitale: "Se uscivo di casa quando ero il capitano della Lazio? No perché poi uno per strada che ti dice la parola sbagliata lo beccavi sempre e a me dava fastidio. Quindi me ne restavo a casa o andavo agli allenamenti. In estate poi andavo sempre all’estero così stavo tranquillo così nessuno mi riconosceva. Ancora adesso ai miei figli mi chiedono il papà che lavoro faceva e a me questo anonimato piace. Roma è piena di romanisti e Totti è stato più re di me perché c’erano più tifosi ma io mi sono sentito importante per quello che ho visto. Quando vincemmo lo scudetto i tifosi della Lazio mi fecero sentire come il Papa". La parentesi di 10 anni al Milan e le vittorie internazionali, non sempre periodi semplici, così parla di un suo compagno: "Chi non ho proprio sopportato? Io con Seedorf abbiamo avuto periodi in cui abbiamo rischiato di picchiarci, almeno tre volte. Lui aveva un carattere molto forte. Dopo l’ultima rissa sfiorata siamo diventati amici veri".

La Nazionale e il calcio di oggi: "Noi avevamo più fame"

La tematica Nazionale con un pilastro come lui, non può mancare, ecco cosa ne pensa del periodo buio che gli azzurri stanno attraversando, con una piccola parentesi sul calcio di oggi: "Per me all’Italia mancano solo quei tre fuoriclasse che hanno tutte le altre nazionali: Bastoni, Tonali e Barella sono ottimi giocatori e non siamo così scarsi come dicono. E poi manca la leadership. Noi avevamo Bonucci e Chiellini che erano due punti di riferimento: nella finale a Wembley l’Inghilterra era andata avanti dopo pochi minuti e loro rimasero calmi perché la partita si poteva ancora recuperare. Io spero che Tonali e Bastoni possano trovare il carisma che avevano quei due. Noi avevamo più fame e avevamo l’ambizione di migliorarci sempre. Oggi i ragazzi sono agiati, si accontentano. Per noi ogni obiettivo da raggiungere era un’ambizione. Mi ricordo quando leggevo al televideo le statistiche dei difensori e vedevo che Thuram stava sempre sopra di me. E io, che ero malato, cercavo di capirlo come superarlo, non mi accontentavo mai". Infine chiude con quello che gli piaceva di più quando era calciatore e su quanto gli piacerebbe tornare in campo: "È stato troppo bello essere giocatori e noi quelli siamo rimasti anche oggi che siamo allenatori. Mi manca il riscaldamento, era il momento più bello in assoluto. darei un dito per rivivere tre stagioni al Milan o alla Lazio e rivivere le notti gloriose di Champions League".


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