Retroscena Aia, arsenico e nuovi dispetti: tutto il veleno degli arbitri. E oggi si sceglie il dopo Rocchi
Se non fosse che sono una componente decisiva del calcio (la Fifa li chiama Team One, la Prima Squadra), li potremmo paragonare ai bambini dell’asilo (con tutto il rispetto per chi frequenta la scuola materna), pronti a farsi i dispetti a qualsiasi livello, dirigenziale e arbitrale. Quante se ne dicono dopo ogni partita non è dato immaginare. Invidie, supponenza, superbia, orgoglio, arroganza, presunzione. Sono pronti (non tutti) a giurare che loro sono infallibili, gli altri non sempre. Non farebbero gli arbitri, se ci pensate bene. In Serie A è una costante, il gruppo riesce a rimanere compatto nonostante viga più che in altri posti di lavoro il detto “mors tua, vita mea”. Ma visto che l’arbitro è un uomo solo, è chiaro che il detto si adatta bene a tutta la categoria. Giustificabile, a livello tecnico: il tuo fallimento mi permette di arbitrare (e guadagnare) di più. Meno a livello politico. Perché l’arroganza si trasforma spesso in prevaricazione, a discapito dell’intera associazione. La migliore esemplificazione arriverà oggi, quando il Comitato Nazionale sarà chiamato a decidere chi reggerà la CAN per il prossimo mese al posto di Rocchi che si è autosospeso per l’inchiesta che lo vede indagato per frode sportiva.
Interessi e bottega
Già sabato, subito dopo il precipitare degli eventi, il Comitato Nazionale, retto dal vice vicario Massini (Zappi è inibito 13 mesi, è sempre in attesa della decadenza, arriverà se domani il Collegio di garanzia del Coni gli confermerà l’inibizione) si era trovato a discutere prima sul destino di Rocchi, poi sul suo sostituto. Non tutti convergevano, su entrambi i punti. In particolare, il “pasdaran” d’occasione è stato (e sarà) il vice Affinito che dovrebbe essere il candidato della cordata orfana di Zappi, se si dovesse andare alle elezioni (attenzione a chi prenderà le redini della Figc il 22 giugno). Su Rocchi c’è stato il veto completo, anche davanti a chi paventava una possibilità di non adire al regolamento tout court (che prevede la sospensione in via cautelare per chi è indagato): «Non lo voglio più vedere, altrimenti mi dimetto» più o meno il senso delle parole volate durante il CN. Ci ha pensato lo stesso Rocchi a togliere il disturbo. Il problema adesso si sposta sul post: la logica, a 40 partite dalla fine del campionato, vorrebbe che la CAN andasse avanti per continuità. Visto che due ex arbitri si sono autosospesi (Rocchi e Gervasoni) e che dei quattro Organi tecnici rimasti, due sono ex assistenti (Tonolini e Di Liberatore), la scelta sarebbe ricaduta o su Tommasi (54 gare in A, da tempo con la squadra di Rocchi, spesso la sua voce a Open VAR) o su Ciampi, quest’ultimo l’unico “patentato” (ha guidato da designatore per quattro stagioni la C) e l’unico a non esserci lo scorso anno, la stagione sotto inchiesta. Sarebbe stato un paradosso: l’uomo (con Pizzi) che subì pressioni per far posto a Orsato e Braschi sarebbe designatore pro tempore?
