Retroscena Aia, arsenico e nuovi dispetti: tutto il veleno degli arbitri. E oggi si sceglie il dopo Rocchi 

La democrazia ha posto la politica più della tecnica, i voti più del merit. La cordata di Zappi (i vice soprattutto Affinito, con Orsato e Mazzoleni) cerca  di ribaltare lo status quo
Edmondo Pinna

Se non fosse che sono una componente decisiva del calcio (la Fifa li chiama Team One, la Prima Squadra), li potremmo paragonare ai bambini dell’asilo (con tutto il rispetto per chi frequenta la scuola materna), pronti a farsi i dispetti a qualsiasi livello, dirigenziale e arbitrale. Quante se ne dicono dopo ogni partita non è dato immaginare. Invidie, supponenza, superbia, orgoglio, arroganza, presunzione. Sono pronti (non tutti) a giurare che loro sono infallibili, gli altri non sempre. Non farebbero gli arbitri, se ci pensate bene. In Serie A è una costante, il gruppo riesce a rimanere compatto nonostante viga più che in altri posti di lavoro il detto “mors tua, vita mea”. Ma visto che l’arbitro è un uomo solo, è chiaro che il detto si adatta bene a tutta la categoria. Giustificabile, a livello tecnico: il tuo fallimento mi permette di arbitrare (e guadagnare) di più. Meno a livello politico. Perché l’arroganza si trasforma spesso in prevaricazione, a discapito dell’intera associazione. La migliore esemplificazione arriverà oggi, quando il Comitato Nazionale sarà chiamato a decidere chi reggerà la CAN per il prossimo mese al posto di Rocchi che si è autosospeso per l’inchiesta che lo vede indagato per frode sportiva.

Interessi e bottega

Già sabato, subito dopo il precipitare degli eventi, il Comitato Nazionale, retto dal vice vicario Massini (Zappi è inibito 13 mesi, è sempre in attesa della decadenza, arriverà se domani il Collegio di garanzia del Coni gli confermerà l’inibizione) si era trovato a discutere prima sul destino di Rocchi, poi sul suo sostituto. Non tutti convergevano, su entrambi i punti. In particolare, il “pasdaran” d’occasione è stato (e sarà) il vice Affinito che dovrebbe essere il candidato della cordata orfana di Zappi, se si dovesse andare alle elezioni (attenzione a chi prenderà le redini della Figc il 22 giugno). Su Rocchi c’è stato il veto completo, anche davanti a chi paventava una possibilità di non adire al regolamento tout court (che prevede la sospensione in via cautelare per chi è indagato): «Non lo voglio più vedere, altrimenti mi dimetto» più o meno il senso delle parole volate durante il CN. Ci ha pensato lo stesso Rocchi a togliere il disturbo. Il problema adesso si sposta sul post: la logica, a 40 partite dalla fine del campionato, vorrebbe che la CAN andasse avanti per continuità. Visto che due ex arbitri si sono autosospesi (Rocchi e Gervasoni) e che dei quattro Organi tecnici rimasti, due sono ex assistenti (Tonolini e Di Liberatore), la scelta sarebbe ricaduta o su Tommasi (54 gare in A, da tempo con la squadra di Rocchi, spesso la sua voce a Open VAR) o su Ciampi, quest’ultimo l’unico “patentato” (ha guidato da designatore per quattro stagioni la C) e l’unico a non esserci lo scorso anno, la stagione sotto inchiesta. Sarebbe stato un paradosso: l’uomo (con Pizzi) che subì pressioni per far posto a Orsato e Braschi sarebbe designatore pro tempore?


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Serie A

Il veto immediato

Non ci sarebbe bisogno neanche di spiegarlo, il veto (pare che Affinito sia stato e sarà oggi il più risoluto) è arrivato immediato. Ordini dall’alto. Eppure proprio per il suo passato conosce benissimo i 42 della CAN, concerterebbe con gli altri tre ogni scelta, nel puro interesse dei ragazzi che devono andare in campo. Macché, la politica prima di tutto. E allora ecco i nomi dell’attuale responsabile del settore tecnico, Celi (presente a Coverciano praticamente tutti i raduni di questa stagione, ex componente della Can D e Responsabile della Con Prof per pochi mesi, al posto del dimissionario Luigi Stella) e quello di Trefoloni, che appare più sfumato però (è impegnato con la Fifa). A meno che Massini, meno oltranzista, non decida di avocare a sé il ruolo, come fece Nicchi quando, purtroppo, si trovò ad affrontare la tragica morte di Stefano Farina, designatore di Serie B.

I veleni

Ma i veleni sono continui, dietro l’angolo (o negli stati di WhatsApp). Chi ha fatto la campagna elettorale per Zappi, ovvero Orsato&c., adesso si sta organizzando. Al designatore di C (il cui nome è sotto inchiesta alla procura federale per una telefonata fatta con tanto di voto “dettato”, la versione fatta circolare è che lui fosse all’oscuro del fatto ci fosse l’osservatore nello spogliatoio, ma per fortuna c’è chi ha la schiena dritta) manca poco per arrivare a quella Serie A per la quale ha brigato da quando ha smesso di arbitrare. A dargli manforte, oltre a Braschi (loro due al centro dei 13 mesi per Zappi), anche Mazzoleni, che diventerebbe componente della nuova CAN e che s’è sempre messo sull’Aventino. Con loro, tutti quelli che sperano che la rivoluzione porti un posto al sole. Fino al prossimo veleno...


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Se non fosse che sono una componente decisiva del calcio (la Fifa li chiama Team One, la Prima Squadra), li potremmo paragonare ai bambini dell’asilo (con tutto il rispetto per chi frequenta la scuola materna), pronti a farsi i dispetti a qualsiasi livello, dirigenziale e arbitrale. Quante se ne dicono dopo ogni partita non è dato immaginare. Invidie, supponenza, superbia, orgoglio, arroganza, presunzione. Sono pronti (non tutti) a giurare che loro sono infallibili, gli altri non sempre. Non farebbero gli arbitri, se ci pensate bene. In Serie A è una costante, il gruppo riesce a rimanere compatto nonostante viga più che in altri posti di lavoro il detto “mors tua, vita mea”. Ma visto che l’arbitro è un uomo solo, è chiaro che il detto si adatta bene a tutta la categoria. Giustificabile, a livello tecnico: il tuo fallimento mi permette di arbitrare (e guadagnare) di più. Meno a livello politico. Perché l’arroganza si trasforma spesso in prevaricazione, a discapito dell’intera associazione. La migliore esemplificazione arriverà oggi, quando il Comitato Nazionale sarà chiamato a decidere chi reggerà la CAN per il prossimo mese al posto di Rocchi che si è autosospeso per l’inchiesta che lo vede indagato per frode sportiva.

Interessi e bottega

Già sabato, subito dopo il precipitare degli eventi, il Comitato Nazionale, retto dal vice vicario Massini (Zappi è inibito 13 mesi, è sempre in attesa della decadenza, arriverà se domani il Collegio di garanzia del Coni gli confermerà l’inibizione) si era trovato a discutere prima sul destino di Rocchi, poi sul suo sostituto. Non tutti convergevano, su entrambi i punti. In particolare, il “pasdaran” d’occasione è stato (e sarà) il vice Affinito che dovrebbe essere il candidato della cordata orfana di Zappi, se si dovesse andare alle elezioni (attenzione a chi prenderà le redini della Figc il 22 giugno). Su Rocchi c’è stato il veto completo, anche davanti a chi paventava una possibilità di non adire al regolamento tout court (che prevede la sospensione in via cautelare per chi è indagato): «Non lo voglio più vedere, altrimenti mi dimetto» più o meno il senso delle parole volate durante il CN. Ci ha pensato lo stesso Rocchi a togliere il disturbo. Il problema adesso si sposta sul post: la logica, a 40 partite dalla fine del campionato, vorrebbe che la CAN andasse avanti per continuità. Visto che due ex arbitri si sono autosospesi (Rocchi e Gervasoni) e che dei quattro Organi tecnici rimasti, due sono ex assistenti (Tonolini e Di Liberatore), la scelta sarebbe ricaduta o su Tommasi (54 gare in A, da tempo con la squadra di Rocchi, spesso la sua voce a Open VAR) o su Ciampi, quest’ultimo l’unico “patentato” (ha guidato da designatore per quattro stagioni la C) e l’unico a non esserci lo scorso anno, la stagione sotto inchiesta. Sarebbe stato un paradosso: l’uomo (con Pizzi) che subì pressioni per far posto a Orsato e Braschi sarebbe designatore pro tempore?


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Retroscena Aia, arsenico e nuovi dispetti: tutto il veleno degli arbitri. E oggi si sceglie il dopo Rocchi 
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