Gravina e Aia, faccia a faccia: sul tavolo c’è il commissario

Mercoledì in programma il Consiglio Federale. Il presidente dimissionario da una parte, Massini e il vice Affinito dall'altra
Edmondo Pinna
5 min

In attesa di capire come procederà l’inchiesta del pm Ascione, che vede indagati l’ex designatore Rocchi, l’ex supervisore Gervasoni, i VMO Nasca e Di Vuolo per frode sportiva e il VMO Paterna per false informazioni, gli arbitri vivono giornate di grande apprensione in vista del Consiglio Federale di mercoledì. Con un “prologo” fissato per le 24 ore precedenti, martedì 12 maggio, via Allegri. Gravina da una parte, Massini e l’altro vice Affinito dall’altra. Un incontro che - al di là di chi l’abbia proposto - ha il sapore di un faccia a faccia risolutivo. Nei giorni scorsi, per ben due volte il “reggente” Massini e il segretario dell’AIA, Silvia Moro, sono stati da Brunelli, senza incrociare Gravina. Forse stavolta s’è sentito bisogno di un chiarimento, l’ordine del giorno del CF non lascia adito a dubbi: «Dichiarazione di decadenza del Presidente AIA assunta dal Comitato Nazionale AIA: provvedimenti conseguenti».  

Sul piatto il tema del commissariamento  

Sul piatto, al di là della scontata ratifica della decadenza dell’ex presidente Antonio Zappi (cui proprio il comitato Nazionale dell’AIA ha dimenticato di togliere la Benemerenza, come da regolamento), c’è il tema del commissariamento, che deve essere la priorità di qualsiasi Federazione, dimissionaria o futura. E di motivi per farlo ce ne sarebbero (stati) tanti: un presidente inibito per 13 mesi da tre organi di giustizia, “endo” federali (Tribunale Nazionale e Corte d’Appello) e “eso” federali (Collegio di Garanzia presso il Coni) e che avrebbe in testa l’idea di ricorrere al TAR; un designatore di A&B che - al momento - risulta indagato (in concorso con chi, però, ancora non si è capito); quello della serie C (Orsato) che invece è sotto indagine dalla Procura federale per una questione di voti («Meriti 8.60» il senso, non le parole testuali, di quello che avrebbe detto nello spogliatoio dell’arbitro Di Cicco dopo Ascoli-Vis Pesaro, con l’osservatore presente); un bilancio che ha fatto acqua da tutte le parti (negli ultimi due mesi del 2025 erano sospese tutte le riunioni tecniche, dalla C in giù, per mancanza di fondi; lo sforamento del budget è fra le cause di possibile commissariamento). Più altre questioni minori (basti ricordare il commissariamento della sezione di Roma2). Le ipotesi sul tavolo sono diverse: c’è un’anima dell’AIA (Massini) non così intransigente ad una eventuale soluzione senza spargimenti di sangue.  Per capirci: dimissioni, cosa che avrebbero dovuto già fare, visto che fanno parte del CN perché agganciati al listone (o listino) di Zappi, non perché votati. I falchi, invece (Affinito) sarebbero per la linea dura, fedeli al motto: «Non ci hanno commissariato fino ad oggi...». Quello che è certo è che non ci saranno trattative: o in un senso, o nell’altro. 

Inchiesta arbitri: il pm Ascione non ha ancora trovato le risposte cercate

C’è poi la vicenda dell’inchiesta di Milano, che prosegue anche se il pm Ascione, a quanto sembra, non parrebbe aver trovato ancora quelle risposte che cercava. La testimonianza di Giorgio Schenone, referee manager dell’Inter, era al centro dell’attenzione di tutti, visto che fra i capi di imputazione contestati a Rocchi, oltre alla “bussata”, ci sarebbero anche le designazioni “gradite” o meno all’Inter. Insomma, Schenone poteva essere l’anello di congiunzione, il “concorrente”. Nulla di tutto questo, Schenone - come riferito da più parti - parlava solo con il coordinatore (all’epoca Pinzani), era e resta persona informata sui fatti. Prossima settimana sapremo. 


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