© Inter via Getty Images Plusvalenze e ricavi top: l'Inter si regala qualcosa di utile
La stagione appena conclusa è stata una miniera d’oro per l’Inter che chiuderà il bilancio 2024/25 con utili netti compresi tra 30 e 40 milioni. Un risultato straordinario, per almeno due motivi. Il primo è che l’utile risente pure del costo per gli interessi sul bond (circa 40 milioni) senza i quali sarebbe ancora più cospicuo. Il secondo è che l’Inter arriva all’utile dopo una serie ininterrotta di perdite che si perde, tra le varie gestioni proprietarie, nella notte dei tempi. Un miliardo complessivo, solo nell’ultimo decennio.
Inter, che risultato
Appena quattro anni fa, prevedere un simile risultato sembrava utopia: nel 2021 il club registrava perdite per 216 milioni, usciva da una stagione in cui aveva pagato gli stipendi a rilento, gli apporti finanziari dalla casa madre cinese si erano azzerati e l’allora presidente Zhang si era visto costretto a impegnare le azioni del club per ottenere da Oaktree un finanziamento di emergenza che gli avrebbe consentito di vivacchiare per i successivi tre anni. Sappiamo tutti come è andata a finire.
La strategia
In questi anni, il management dell’Inter non ha potuto fare altro che tagliare gli interventi sul mercato, finanziando gli acquisti con le cessioni, generando surplus necessari a ristabilire la riserva di cassa, ricorrendo a metodi ingegnosi come gli acquisti di giocatori importanti a parametro zero (Calhanoglu, Thuram, Acerbi solo per citarne alcuni) e ad operazioni di player trading particolarmente azzeccate come Onana, preso a zero e ceduto dopo un anno per 50 milioni o la cessione di Lukaku, rifilato per 115 milioni al Chelsea e poi ripreso in prestito. Ci vuole indubbiamente una certa abilità. A parte questi casi particolarmente felici, la dirigenza interista ha seguito, negli ultimi anni, una politica diversa da quella di molti club in difficoltà: anziché ricorrere alle cessioni e alla ricerca sistematica delle plusvalenze (come ad esempio il Napoli, capolavoro gestionale con stile diverso) ha mantenuto un monte ingaggi elevato e rifiutato le numerose offerte che avrà certamente ricevuto per i big. Con questa scommessa (oggi possiamo dire, vinta) ha mantenuto una competitività sportiva che non le ha fatto mai mancare la qualificazione Champions, anzi ha portato due scudetti e tre finali europee. Grazie a questo percorso, ha potuto realizzare incassi record – sia dai diritti tv che dal botteghino – con cui completare l’azione di risanamento. Una scommessa non banale, con cui molti si sono fatti del male. Ma ci vuole, anche qui, una certa abilità. Ora non sarà facile replicare una stagione in cui tutti gli astri si sono allineati (finale Champions con relativi incassi, mondiale per club, stadio sempre pieno) ma il club è in una posizione assai migliore di quella in cui si trovava qualche anno fa. L’indebitamento è sceso, perché Oaktree ha scelto di rimborsare il bond da 415 milioni rifinanziandolo con un altro, di importo inferiore (350) destinando parte della liquidità generata dalla gestione alla riduzione del debito. In realtà però ciò che più conta è quella che in linguaggio tecnico si chiama posizione finanziaria netta (PFN) cioè il debito finanziario meno la cassa. Dal bilancio si vedrà a quanto ammontava la riserva di liquidità al 30 giugno scorso ma è facile supporre che il debito dell’Inter viaggi rapidamente verso l’azzeramento. Inoltre, il rifinanziamento del bond a tassi inferiori porterà un risparmio di interessi che consentirà di attutire probabili cali di ricavi. Insomma, splende il sole sui conti dell’Inter. Non era facile prevederlo qualche anno fa e certamente Oaktree potrà festeggiare la valorizzazione di una partecipazione che si è trovata addosso tra capo e collo.
