Chivu e lo scudetto: di Capello l’unico percorso simile
Un debuttante sulla panchina di una squadra professionista subito campione d’Italia. Chivu non ha ancora tagliato al traguardo, ma è ormai molto vicino. Nel caso, comunque, sarebbe quasi un inedito per il nostro calcio. L’unico che può essere accostato al suo percorso, infatti, è Capello. Entrambi hanno cominciato nel settore giovanile: uno nel Milan, l’altro nell’Inter. Ed entrambi, prima di iniziare una stagione da capo allenatore, hanno avuto un assaggio in corsa. Capello di appena 6 gare, alla fine dell’annata 1986/87, prendendo il posto di Liedholm, di cui era il vice, e ottenendo la qualificazione in Coppa Uefa dopo uno spareggio. Chivu, giusto l’anno passato, guidando il Parma alla salvezza nelle ultime 13 gare di campionato. La vera differenza è che Capello, dopo quella prima esperienza, è passato dietro a una scrivania, divenendo responsabile della polisportiva Mediolanum, che accumunava le squadre di volley, rugby, hockey su ghiaccio e rugby di proprietà di Berlusconi. Trascorso un quadriennio, nel 1991, proprio Silvio decise di affidargli il Milan, prendendo il posto di Sacchi. E, da lì, vincendo subito lo scudetto, cominciò una lunga carriera di successi e sempre di altissimo livello, tra squadre di club (Real Madrid, Roma e Juventus oltre al Diavolo) e la nazionale inglese.
Oltre ogni ostacolo
Superfluo sottolineare come Chivu, che peraltro è stato giocatore di Capello alla Roma, nella stagione 2003/04, la sua prima in Italia, e che forse qualche spunto l’avrà preso proprio da Don Fabio, possa solo augurarsi di ripeterne le gesta e le vittorie in panchina. Intanto, tra Parma e Inter, ha già dimostrato di possedere doti e capacità non banali. La sua grande impresa è stata quella di risollevare un gruppo “squarciato” dalle delusioni, e in particolare dalla debacle in finale di Champions con il Psg. In pochi avrebbero scommesso che l’Inter potesse tornare a mettersi tutti dietro. E, invece, ecco che a sei giornate dalla fine del campionato, guarda il Napoli, secondo e campione d’Italia in carica, dall’alto di nove punti di vantaggio. Nulla è stato semplice in questi mesi. A cominciare della bufera nello spogliatoio scoppiata in occasione del Mondiale per club all’inizio dello scorso luglio. Poi c’è stato l’inizio choc con due sconfitte rimediate nelle prime tre giornate di Serie A, tra cui quella con la Juventus, che ha riacceso la sindrome da big-match. Ebbene, Chivu ha saputo superare tutto questo, senza dimenticare poi i lunghi stop in successione di Thuram, Dumfries, Calhanoglu e Lautaro.
L'ultima risposta
L’eliminazione dalla Champions contro un avversario più che alla portata come il Bodø/Glimt resta una macchia, al di là di qualche attenuante. E ha anche provocato gli ultimi scossoni. L’Inter ha attraversato un calo, ha visto ridurre il suo vantaggio da dieci a sei lunghezze, tanto che qualche fantasma del passato è ricomparso: vedi i due scudetti persi al foto-finish con Inzaghi. Ma Chivu è stato capace di affrontare e superare anche questo momento. Ha continuato a pompare fiducia e autostima nei suoi uomini, li ha difesi contro tutti e tutti (vedi Bastoni), li ha responsabilizzati, fino a che ha ottenuto la reazione che aspettava. Quelle contro la Roma e il Como sono state vittorie pesantissime non solo perché hanno sistemato la classifica, ma anche perché sono state conquistate in mezzo alle difficoltà: psicologiche con i giallorossi, tattiche con i lariani. Chivu ha trovato sempre le risposte e le soluzioni giuste. E i suoi giocatori sono stati i primi a riconoscerlo, ribadendolo in più occasioni in questi mesi. Ora, al tecnico romeno, non resta che raccogliere i frutti di questo eccellente lavoro. Magari aggiungendo anche una Coppa Italia allo scudetto. Così farebbe perfino meglio di Capello. In attesa, evidentemente, di scrivere il resto della sua storia...
