La difesa della Juve: "I giocatori non sono numeri: hanno un potenziale"

Nella propria tesi difensiva nel processo plusvalenze il club bianconero si è focalizzata sull'impossibilità di definire un valore oggettivo per i giovani calciatori
La difesa della Juve: "I giocatori non sono numeri: hanno un potenziale"© ANSA
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Dopo il Napoli, anche la Juventus fa sentire con forza la propria voce durante il processo plusvalenze che nella giornata di giovedì ha visto scendere in campo proprio le difese del club azzurro e di quello bianconero.

La difesa della Juve: "La Procura ignora il potenziale dei giovani calciatori"

Il tema di fondo, l’obiettivo comune dei club finiti sotto processo, è dimostrare l’impossibilità di stabilire il valore oggettivo di un calciatore e quindi argomentare che nessuno elemento, neppure quelli più giovani e meno conosciuti, possono essere considerati sopravvalutati se al momento dell’acquisto il club ha dato loro un valore apparentemente non in linea con il valore del momento. Il motivo, come ha osservato il pool di legali della Juventus, è legato alla variabile del “potenziale” di ciascun calciatore, in particolare ovviamente dei più giovani, che non può essere quantificato e quindi discusso. Quello del potenziale, come riporta l'Ansa, è quindi il secondo argomento difensivo usato dalla Juve oltre all'”inadeguatezza" del modello per la stima delle plusvalenze messo a punto dai consulenti della procura della Figc.

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Processo plusvalenze, la Juve cita Amad Diallo

Fra chi ha insistito su questo punto c’è stato Federico Cherubini, direttore sportivo della Juventus che all’epoca dei fatti si occupava proprio del settore giovanile. La società bianconera ha portato due esempi attraverso il raffronto fra due atleti con una storia considerata molto simile: Amad Diallo, cresciuto nelle giovanili dell'Atalanta e ceduto al Manchester United per 21 milioni (ora in prestito nei Rangers Glasgow) e un attaccante che alla stessa età passò dal Chievo alla Sampdoria per 2,8 milioni. "Il caso - è stato spiegato - dimostra che non si può guardare solo al dato freddo dei numeri".

La Juve e il fiore all'occhiello Under 23

"Siamo i primi ad aver creato una seconda squadra, la Under 23 - le parole di Cherubini - Questo comporta che i giovani, quando si avvicinano a quella soglia di età, debbono essere ceduti. Succede anche quando diventano maturi per andare altrove: pensiamo a Fagioli o a Ranocchia, cresciuti con noi, che ora militano fra i professionisti". La difesa della Juve ha sfoderato anche la collaborazione del professor Lorenzo Pozza, docente alla Bocconi, che ha provato a smontare il modello messo a punto dalla Procura, sostenendo che siano stati presi in considerazione criteri arbitrari (cinque in tutto), nessun algoritmo e comparazioni inadeguate. A giudizio di Pozza, oltre a 'Transfermarkt.it', esistono altre fonti che hanno sviluppato criteri più funzionali, come il Cies, il Centro Internazionale di Studi sullo Sport che ha sede in Svizzera. 


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