La Juve è tornata un bunker: con Bremer in campo la difesa cambia volto

Dai pochi gol subiti ai clean sheet: la squadra di Spalletti ha ritrovato una straordinaria solidità difensiva anche grazie alla presenza del centrale brasiliano
Andrea Losapio
4 min

La Juventus di Luciano Spalletti funziona al meglio quando la difesa dà sicurezze. Non è un caso che nelle ultime sette ha subito solamente un gol, da parte di Pinamonti, nell’uno a uno contro il Sassuolo. Per il resto percorso netto con zero reti con Pisa, Udinese, Genoa, Atalanta, Bologna e Milan. Avversari di diversa caratura offensiva, quasi a riprova che non è una questione dipendente solo da chi hanno di fronte Bremer e soci. Era già capitato tra dicembre e gennaio, quando in dodici gare erano stati subiti solo quattro gol, con otto vittorie, tre pareggi e una sola sconfitta - probabilmente immeritata - contro il Cagliari. Per vedere una striscia uguale poi bisogna tornare al primissimo Thiago Motta, quando dopo sette partite solo il Psv Eindhoven aveva violato la porta di Di Gregorio.

L'importanza di Bremer

BREMER IN COMUNE. Cosa cambia però da una nave che perde acqua come quella a febbraio - con una rete a partita subita - al vascello che solca il mare verso il quarto posto? Quando c’è il brasiliano (e non può essere una coincidenza) la Juve vince, non subisce, raccoglie tantissimi punti. È stato così con Thiago, che dopo Lipsia non l’ha più avuto a disposizione, e con Tudor. È successo con Spalletti che, in sua assenza, ha perso due a zero contro il Como. Ed è chiaro come sia un giocatore fondamentale per gli equilibri, probabilmente il più dominante della Serie A. Per il rinnovo non c’è ancora stato nessun contatto, perché ha un accordo in scadenza nel 2029 sì, ma ha una clausola da 54 milioni di euro e ne prende 6 a stagione, uno dei più pagati subito dietro Yildiz e con Jonathan David. Poi la carta di identità va verso i trent’anni, quindi potrebbe essere una scelta ponderata quella di non muoversi per un prolungamento, ma aspettare e vedere se arrivano offerte che possano attivare la clausola e, a quel punto, eventualmente vedere di sostituirlo. Lo stesso Bremer nei giorni scorsi non ha risparmiato un fendente: «Alla Juve non puoi sempre puntare all’ingresso in Champions, devi vincere lo scudetto. Sono sei anni che la Juve non vince e questo non può succedere: io mi trovo bene qui, ma l’importante è tornare a vincere. È quello che ti rende un campione. Ho 29 anni, non ho ancora tanto tempo e voglio vincere». Traduzione: non c’è l’intenzione di andarsene, ma quella di alzare trofei.

Juve, obiettivo filotto: la Champions all'orizzonte

FILOTTO? Le prossime quattro gare sono abbastanza abbordabili: c’è il Verona quasi retrocesso, un Lecce che si gioca la salvezza a rilento con la Cremonese, una Fiorentina che è a un passo dalla permanenza in A e, dulcis in fundo, il derby con il Torino - che non ha un grande storico negli ultimi decenni - forse la più insidiosa perché ci potrebbero essere motivazioni extra. Con dieci punti la Champions sarebbe matematica: se dovesse continuare così, con una difesa da cortina di ferro, l’impressione è che non ci saranno grossi problemi nel centrare l’unico obiettivo rimasto. Perché se non prendi gol, al minimo, pareggi. Se non puoi allargare la bacheca, meglio fare il massimo per provare ad aggiungere titoli nella prossima stagione con i soldi - tanti - che arrivano dal quarto posto. Anche per evitare cessioni forzate per alimentare il mercato.

 


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