Lazio, alto godimento: le cinque stelle per sognare

Sergej, Luis, Pedro, Felipe e Zaccagni: totale di 24 reti e 19 passaggi vincenti
Lazio, alto godimento: le cinque stelle per sognare© BARTOLETTI
10 min
Fabrizio Patania e Daniele Rindone

Tutti in area, appassionatamente , sarrianamente. Il movimento cinque stelle di Maurizio Sarri è un manifesto calcistico che finalmente ha eletto come ispiratori Milinkovic e Luis Alberto, mezzali di assalto e da rammendo. Più il tridente mobile Pedro-Felipe-Zaccagni, le sue furie. Tutti e cinque si sono fiondati nell’area del Milan prima che Milinkovic timbrasse l’1-0. Era stato Felipe Anderson, sceso quasi a centrocampo, ad aprire in due la difesa di Pioli garantendo l’effetto fionda. Quell’esibizione di forza ha stordito i rossoneri. La contabilità. Attacchi a tavoletta, palleggio. Il movimento corale delle cinque stelle di Sarri ha prodotto il torello che ha portato al raddoppio di Zaccagni (totale di 17 passaggi prima del gol). La bellezza, senza grazia tecnica, non è vera bellezza. Sergej e Luis, raffinati e agguerriti, sono tornati centrali nel piano di Mau, in questo stato di forma permettono la realizzazione del suo credo. Pedro, Felipe e Zaccagni formano un tris stordente. Il vero centravanti, con loro, è lo “spazio”, a turno ci si sono infilati tutti e tre. Le cinque stelle sommano una contabilità di assist e gol mostruosa. Milinkovic ha segnato 4 gol e servito 8 assist (ha raggiunto Pandev e Klose a 64 reti laziali). Luis è a quota 4 reti e 3 assist. Zaccagni è il marcatore italiano più prolifico (8 gol e 4 assist), sgasa via in porta. Felipe è arrivato a 6 gol (2 assist). Pedro ha bissato gol e assist (2 più 2). Il totale fa 24 gol e 19 assist. Esistono due Lazio, una che sfrutta la profondità di Immobile, una che sfrutta Felipe falso nueve. Il nuovo exploit non può certamente offuscare la stella di Ciro. Il movimento cinque stelle di Sarri è componibile soprattutto aggiungendo il capitano. Se contiamo i colpi di Immobile, escludendo Pedro dal gruppetto, i numeri sono ancora più da record. Immobile ha segnato 7 volte, ha servito 3 assist. Ciro, Felipe, Zaccagni più Luis e Milinkovic vantano almeno 7 partecipazioni tra gol e assist, nessuna squadra conta più giocatori con un simile bottino nei 5 campionati top. Come la Lazio il City: Haaland, De Bruyne, Foden, Bernardo Silva e Mahrez, ecco i suoi fantastici 5. Poi il Bayern (Musiala, Gnabry, Mané, Choupo-Moting, Sané) e l’Arsenal (Saka, Odegaard, Gabriel Jesus, Martinelli, Xhaka). Numeri che fanno colpo. 

La partecipazione dell'Olimpico: un'atmosfera da Champions

La Grande Bellezza, la Grande EuforiaAlto godimento per i laziali, hanno occhi impazienti, sperano di vivere un nuovo spettacolo e di aver chiuso con le delusioni, sperano di non restare sempre bloccati a mezza via, tra la Champions e il guado. Passano spesso dalle visioni celestiali, dall’esaltazione, a quegli improvvisi contraccolpi depressivi cui li condanna la Lazio versione freudiana. Il gioco della squadra, al massimo dell’espressione sarrista, è uno stato d’animo per i tifosi biancocelesti. L’Olimpico, dopo l’esplosione di gioco e gol di martedì sera, si è trasformato di nuovo in una discoteca. Merita il disco d’oro la hit “Pedro pe”, ha fatto ballare i quarantamil a. S’è cantato e ballato ben oltre la conclusione della partita, quando è iniziato uno spettacolo d’intrattenimento ed è stata azionata una playlist da disco music, megamix di successi scatenanti. 

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L'unione

La visione di Sarri ha la condivisione del popolo laziale. Post adoranti sono rimbalzati da tutti i social il giorno dopo Lazio-Milan. Mau e i laziali si divertono insieme, al divertimento vanno aggiunte le vittorie perché il progetto iniziato nel 2021, rivisto e completato nel 2022, deve evolversi. La Lazio e l’Olimpico di martedì erano da Champions. Gli abbonati si sono moltiplicati ad inizio anno fino a superare quota 27.000 (aggiungendo al conto dei 26.193 gli abbonati al pacchetto Christmas Box). L’euforia ha iniziato a soffiare di nuovo fin dall’arrivo di Mau ed è andata in crescendo. Sarri ha raccolto subito il favore popolare. Martedì ha parlato di goduria senza riuscire però a paragonarla a quella vissuta dopo il derby, è il senso del suo coinvolgimento. La Lazio, quest’anno, ha vinto contro tante concorrenti dirette: Inter, Atalanta, Roma, Milan. Ha perso contro il FantaNapoli e contro la Juve, tagliata fuori dalla maxipenalizzazione. Sarri è a più 6 rispetto al girone di andata dell’anno scorso, lo aveva chiuso ottavo. Oggi è terzo. E conta 19 gol subiti in meno. La notte dell’Olimpico era iniziata sulle note di “My Way” di Sinatra , rimasterizzata per celebrare l’unione congenita tifosi-squadra. “Farò quel che potrò per la mia Lazio”, la strofa cantata da Matteo Briga, diventata inno dell’Olimpico. Sarri e la Lazio, così bella, sono dentro quelle parole. 

Non ci sarebbe bellezza senza il sistema di Sarri in difesa

La Grande Bellezza nasce dal sacrificio difensivo evocato da Sarri. Campo diviso in dieci zone: senza palla, lavorano tutti allo stesso modo. Ecco la vera rivoluzione imposta dal tecnico ex Napoli. Riuscire a convincere i giocatori ad aderire al progetto. Sono gli stessi concetti che trasmetteva Arrigo Sacchi alla fine degli Anni Novanta. Cambiano i nomi e le circostanze, l’effetto è lo stesso. Mau, nella pancia dell’Olimpico, ha esaltato l’aspetto della partecipazione. «La disponibilità dei giocatori nelle ultime settimane mi ha colpito». Ecco la chiave, già usata nel caso di Luis Alberto, definito “totale” dopo il successo in Coppa Italia sul Bologna. «Ora è completo. Se continua con questo livello di applicazione, diventa fenomenale». Mica era semplice vedere il Mago, versione interno di centrocampo, rincorrere come un mediano. Ai suoi colpi siamo abituati, al lavoro difensivo meno. Questo è stato uno dei fattori determinanti per il rilancio della Lazio, come la crescita di condizione di Milinkovic, il cui processo di conversione era già cominciato l’anno scorso. Se il centrocampo gira e corre, la squadra va. E i top player si completano. Valore aggiunto in carriera. 

Difesa

La Lazio gioca bene perché sfrutta le sue qualità e un tasso di classe superiore, è fuori discussione. Palla avanti, palla indietro. Ma il progetto non funzionerebbe se in dieci non fossero così attenti a ridurre le distanze e gli spazi, a scambiarsi le posizioni, occupando il campo in fase di non possesso, alternando la feroce caccia al pallone. Un lavoro di sincronie e di automatismi a cui devono partecipare centrocampisti e attaccanti. Quando non sono compatti davanti, ne soffre la difesa, peraltro guidata come un rada da Romagnoli, ideale per il sistema di “coperture” di Sarri. Quasi mai rompe la linea arretrata. Quasi mai, in coppia con Casale, consente agli attaccanti avversari di trovarsi soli davanti a Provedel. Seconda miglior difesa del campionato, appena 15 gol incassati in 19 giornate. E undicesimo clean sheet infilato in Serie A da inizio stagione. Un segnale di solidità e di garanzia di rendimento. I numeri confortano Sarri. E’ un record per la Lazio, che non restava imbattuta per 11 partite in campionato dal 1973/74, quando la banda Maestrelli vinse lo scudetto. Felicione Pulici incassò soltanto 23 gol in 30 giornate. 


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