Lazio, il doppio ruolo di Immobile e Sarri

Leggi il commento sul momento dei biancocelesti, sconfitti 3-1 sul campo dell'Atalanta
Stefano Chioffi

Una Lazio sbagliata. Triste come lo sguardo di Immobile, rimasto per un’ora in panchina con la tuta e la giacca a vento, mentre l’Atalanta trasformava ogni angolo del campo nel giardino di casa sua. Difficile credere che un centravanti da 204 gol sia diventato all’improvviso la riserva di Castellanos, arrivato in estate dal Girona, dove si era fatto conoscere per una notte da cinema e quattro reti al Real Madrid di Ancelotti.

Castellanos non è Immobile

L’argentino ha una generosità infinita, si butta nel fuoco, ma appartiene a un’altra dimensione rispetto a Ciro, che è entrato dopo 64 minuti al posto del Taty e ha fatto capire a Sarri che la sua scelta di partenza si è rivelata un errore grave, da matita blu: il capitano si è procurato e ha segnato il rigore del 3-1, rappresenta ancora un patrimonio immenso, nonostante gli infortuni che lo hanno penalizzato nell’ultimo anno. Non esiste un altro come lui.

Lazio fragile e confusa, Sarri ha le carte contate

Una Lazio fragile e confusa, incapace di nascondere anche i suoi limiti strutturali davanti all’organizzazione tattica di Gasperini e all’eleganza di De Ketelaere, che l’ex ds Igli Tare aveva provato a portare a Formello dal Bruges. Manca ricchezza sulle fasce, la manovra è lenta e piatta, l’unica fonte è Luis Alberto. Concetti che Sarri aveva tentato di spiegare, tra giugno e agosto, quando sperava che Milinkovic si potesse sostituire con un centrocampista del calibro di Loftus-Cheek, finito poi al Milan per 18,4 milioni. Ha pesato, ieri, anche l’assenza di Zaccagni. Sarri ha le carte contate, a livello di alternative. Gasperini può permettersi il lusso di schierare Pasalic in assenza di Koopmeiners e di tenere fuori Scamacca e Muriel, nonostante Lookman sia impegnato in Coppa d’Africa con la Nigeria.


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Le scelte della Lazio nel mercato di gennaio

La Lazio esce ridimensionata da questo confronto. Zero tiri in porta a Bergamo per ottantaquattro minuti, fino al gol di Immobile. Una squadra che Lotito aveva pensato di completare a gennaio con un giocatore della Championship (la B inglese) - tra Clarke, Rowe e Whittaker -, oppure con Kent (riserva nel Fenerbahçe), i ritocchi immaginati dal presidente per integrare un organico che resta - in base agli analisti di “Transfermarkt” - l’ottavo della serie A per valore economico. Eppure il Lipsia offriva in prestito Timo Werner (volato al Tottenham) e il Benfica era disposto a trattare Rafa Silva, stimato da Sarri.

Sarri e le due certezze da proteggere

Il mercato non è una moda, come sottolineano Lotito e il direttore sportivo Fabiani, però la decisione di non rinforzare la Lazio e di ritenerla già competitiva per centrare la qualificazione in Champions potrebbe rivelarsi un pericoloso azzardo. E un rischio, di riflesso, anche per Sarri. Perché nel club biancoceleste c’è un’abitudine particolare, che si ripete con la stessa costanza degli acquisti saltati a gennaio sul filo di lana: la tendenza è quella di condividere i meriti di una stagione d’oro, come un anno fa, e di interrogarsi invece sugli allenatori quando la realtà non certifica i risultati desiderati. Una tassa che hanno pagato in passato anche Pioli e Inzaghi, durante le loro esperienze a Formello: il primo fu esonerato a distanza di pochi mesi da un terzo posto in campionato e ha poi vinto uno scudetto con il Milan, mentre il secondo (tenuto in sospeso da Lotito sul rinnovo del contratto fino al 23 maggio del 2021) ha già regalato nel frattempo cinque coppe all’Inter. Sarri deve proteggere due certezze: il capolavoro dei 74 punti ottenuti nel 2023 e la necessità di pretendere un ruolo centrale e vincolante sul mercato del futuro.


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Una Lazio sbagliata. Triste come lo sguardo di Immobile, rimasto per un’ora in panchina con la tuta e la giacca a vento, mentre l’Atalanta trasformava ogni angolo del campo nel giardino di casa sua. Difficile credere che un centravanti da 204 gol sia diventato all’improvviso la riserva di Castellanos, arrivato in estate dal Girona, dove si era fatto conoscere per una notte da cinema e quattro reti al Real Madrid di Ancelotti.

Castellanos non è Immobile

L’argentino ha una generosità infinita, si butta nel fuoco, ma appartiene a un’altra dimensione rispetto a Ciro, che è entrato dopo 64 minuti al posto del Taty e ha fatto capire a Sarri che la sua scelta di partenza si è rivelata un errore grave, da matita blu: il capitano si è procurato e ha segnato il rigore del 3-1, rappresenta ancora un patrimonio immenso, nonostante gli infortuni che lo hanno penalizzato nell’ultimo anno. Non esiste un altro come lui.

Lazio fragile e confusa, Sarri ha le carte contate

Una Lazio fragile e confusa, incapace di nascondere anche i suoi limiti strutturali davanti all’organizzazione tattica di Gasperini e all’eleganza di De Ketelaere, che l’ex ds Igli Tare aveva provato a portare a Formello dal Bruges. Manca ricchezza sulle fasce, la manovra è lenta e piatta, l’unica fonte è Luis Alberto. Concetti che Sarri aveva tentato di spiegare, tra giugno e agosto, quando sperava che Milinkovic si potesse sostituire con un centrocampista del calibro di Loftus-Cheek, finito poi al Milan per 18,4 milioni. Ha pesato, ieri, anche l’assenza di Zaccagni. Sarri ha le carte contate, a livello di alternative. Gasperini può permettersi il lusso di schierare Pasalic in assenza di Koopmeiners e di tenere fuori Scamacca e Muriel, nonostante Lookman sia impegnato in Coppa d’Africa con la Nigeria.


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