Lecce, la promessa di Krstovic: "Un giorno ti porterò in Europa"

Intervista esclusiva con il bomber dei salentini: "Se restiamo tutti, in 2 o 3 anni possiamo sognare in grande"
Lecce, la promessa di Krstovic: "Un giorno ti porterò in Europa"© LAPRESSE
Giorgio Marota

S i è preso l’amore dei leccesi con il nome del santo più famoso di Bari, ed è già una rivoluzione. Per i miracoli, invece, basterebbe aggrapparsi con forza e fede al suo cognome che sa di divino: Nikola Krstovic, anni 23, sogna per sé stesso la carriera dell’idolo Benzema, «un nove con i piedi da dieci», mentre per la sua squadra prevede «un grande futuro... e un futuro da grande». Quest’ultimo progetto dipenderà dal modo in cui l’ambizioso Lecce di Sticchi Damiani saprà alimentare le legittime aspirazioni della piazza, mentre sull’evoluzione tecnica del montenegrino sta già lavorando D’Aversa; che in pochi mesi ha trasformato il talento grezzo scoperto da Corvino nel regista offensivo della squadra, senza intaccare la sua vorace fame di gol. Incontriamo Krstovic in un sabato non banale: è appena passata la notte da batticuore che ha permesso ai salentini di battere in rimonta la Fiorentina con due gol nel recupero. Nikola è felice, ma digrigna i denti dietro ogni sorriso.

Dica la verità, anche lei voleva segnare.

«Un palo e un’occasione fallita, che peccato».

Avete vinto una partita pazza, e storica.

«Che bello! Vogliamo vedere felice la nostra gente, questo conta più di ogni altra cosa. Io mi prendo il merito di averci creduto più di tutti sul 2-2».

Dallo stadio si è visto tutto. Mentre i suoi compagni esultavano per il gol di Piccoli lei ha raccolto il pallone e l’ha riportato a centrocampo. Poi ha gridato «C’mon, c’mon!».

«Non volevo pareggiare, la Fiorentina era sulle gambe e dovevamo insistere. Abbiamo vinto con una motivazione feroce. E ci siamo ribellati a un destino scritto».

Krstovic, cos’è per lei il gol?

«Ossigeno, aria pulita, qualcosa che mi rende l’uomo più felice del mondo in una frazione di secondo quando segno e l’uomo più triste per una settimana quando non segno. Senza gol sto male».


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Ne ha segnati 5, fin qui.

«Devo arrivare a dieci, almeno».

Si è fermato lei, con un digiuno di quasi quattro mesi, e ha rallentato il Lecce. È solo un caso?

«Siamo stati un po’ sfortunati ultimamente. Giocavamo bene, creavamo, ma festeggiavano solo gli altri. Nei secondi tempi spesso peggioriamo, anche contro la Fiorentina abbiamo rischiato troppo dopo 45 minuti perfetti. Siamo la squadra più giovane del campionato, l’inesperienza a volte si sente».

È in Salento da cinque mesi, cosa ha capito del Lecce?

«Che i tifosi già mi amano, e io amo loro. Mi dicono “diventa come Vucinic”. Magari, rispondo io: qui Mirko ha fatto cose grandissime. Oggi è nello staff della nazionale del Montenegro, mi supporta sempre e mi riempie di consigli».

Ce ne dica uno.

«Mi dice di pensare solo a fare gol. Quando ne ho fatti tre di fila invece mi ha detto “ora viene il difficile”. Aveva proprio ragione». La Serie A è così complicata per un attaccante? «Molto, c’è tanta tattica e tutti conoscono pregi e difetti degli attaccanti».

Cosa vuole fare lei da grande?

«Vorrei scrivere la storia del Lecce. Qui sto davvero bene, mi sento a casa. Sarebbe un bel sogno portare il Lecce in Europa. Penso che se questo gruppo riuscisse a stare insieme due o tre anni, se non partisse nessuno e continuassimo con questa unione, siamo talmente giovani e bravi che potremmo avvicinarci alle posizioni che contano».


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Come il Bologna, vostro prossimo avversario. A proposito: dicono che il futuro re dei bomber in A sia una questione tra lei e Zirkzee.

«Lui è già l’attaccante più forte che c’è in Italia, secondo me. Devo arrivare almeno al suo livello».

Quindi Nikola contro Joshua domenica prossima. Come finisce?

«Zirkzee mi ispira. So già però che i miei compagni in difesa troveranno un modo per fermarlo. Vincere ci è mancato così tanto che adesso non vogliamo far passare di nuovo tutto questo tempo. Dei difensori del Bologna invece mi preoccupa Calafiori. Marca davvero bene quel ragazzo».

Come definirebbe Banda e Almqvist, i suoi colleghi di reparto?

«Due treni. Amo giocare con loro, come amo giocare con Piccoli perché è tanto intelligente».

Ma Krstovic ce l’ha un idolo?

«Ne ho due: Ibrahimovic e Benzema. E poi Mirko Vucinic, ovviamente».

Qualcuno nota delle somiglianze tra lei e il primo Benzema.

«Davvero? Tecnica, fisico, senso del gol: Karim è speciale, un nove con i piedi da dieci. Io non ho fatto ancora niente».


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S i è preso l’amore dei leccesi con il nome del santo più famoso di Bari, ed è già una rivoluzione. Per i miracoli, invece, basterebbe aggrapparsi con forza e fede al suo cognome che sa di divino: Nikola Krstovic, anni 23, sogna per sé stesso la carriera dell’idolo Benzema, «un nove con i piedi da dieci», mentre per la sua squadra prevede «un grande futuro... e un futuro da grande». Quest’ultimo progetto dipenderà dal modo in cui l’ambizioso Lecce di Sticchi Damiani saprà alimentare le legittime aspirazioni della piazza, mentre sull’evoluzione tecnica del montenegrino sta già lavorando D’Aversa; che in pochi mesi ha trasformato il talento grezzo scoperto da Corvino nel regista offensivo della squadra, senza intaccare la sua vorace fame di gol. Incontriamo Krstovic in un sabato non banale: è appena passata la notte da batticuore che ha permesso ai salentini di battere in rimonta la Fiorentina con due gol nel recupero. Nikola è felice, ma digrigna i denti dietro ogni sorriso.

Dica la verità, anche lei voleva segnare.

«Un palo e un’occasione fallita, che peccato».

Avete vinto una partita pazza, e storica.

«Che bello! Vogliamo vedere felice la nostra gente, questo conta più di ogni altra cosa. Io mi prendo il merito di averci creduto più di tutti sul 2-2».

Dallo stadio si è visto tutto. Mentre i suoi compagni esultavano per il gol di Piccoli lei ha raccolto il pallone e l’ha riportato a centrocampo. Poi ha gridato «C’mon, c’mon!».

«Non volevo pareggiare, la Fiorentina era sulle gambe e dovevamo insistere. Abbiamo vinto con una motivazione feroce. E ci siamo ribellati a un destino scritto».

Krstovic, cos’è per lei il gol?

«Ossigeno, aria pulita, qualcosa che mi rende l’uomo più felice del mondo in una frazione di secondo quando segno e l’uomo più triste per una settimana quando non segno. Senza gol sto male».


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