Verona-Milan, dal 1973 al 1990 a oggi: l'attrazione è fatale

Al Bentegodi i rossoneri cercano l’ennesimo controsorpasso all’Inter in uno stadio già costato due scudetti al Diavolo. A distanza di tre decenni è ancora aperta una causa per diffamazione tra Lo Bello e Van Basten
1ª Milan 77 punti (+5 punti rispetto alla scorsa stagione)© ANSA
6 min
Franco Ordine

Ci sono due scudetti abbandonati in quello stadio. Nello stadio di Verona, naturalmente. Sono invecchiati insieme ai tanti milanisti che lasciarono, molti anni prima, e in due occasioni perfidamente identiche, i loro sogni di gloria, le bandiere con gli stemmi freschi poi lacerati e anche un pezzo della loro beata e innocente gioventù. Sono i due scudetti persi dal Milan a Verona, ritornati di grande attualità perché dopo un inseguimento molto lungo e inaspettato rispetto ai pronostici dell’estate precedente, lo scudetto è tornato nel mirino del club passato nel frattempo attraverso alcune cessioni, molti trionfi concentrati nel trentennio berlusconiano e il rinascimento più recente.

Milan, il precedente di Verona del 1973

Il primo scudetto abbandonato si perde nella notte dei tempi, 20 maggio del ’73, e conserva nella sua narrazione successiva una buona dose di dispetti fatti alla scaramanzia (le bandiere con il numero 10) e di scontri intestini. Di questi ultimi parlò molto tempo dopo Nereo Rocco, nell’occasione squalificato (espulso a Roma dopo il gol annullato a Chiarugi da Concetto Lo Bello) e rimpiazzato in panchina dal debuttante Giovanni Trapattoni. Raccontò il Paron: «Avevo chiesto al presidente Buticchi di ottenere dalla Lega il rinvio della partita. Mi rispose d’averne parlato con Artemio Franchi (all’epoca presidente federale, ndr) che lo convinse del contrario e non se ne fece nulla». Versione quest’ultima accreditata dalla superficiale rappresentazione dei fatti: Milan capolista con 44 punti, Lazio e Juve a 43, Hellas già retrocesso uguale “sarà una passeggiata”. E invece reduci dalla finale di coppa delle Coppe con il Leeds, a Salonicco, vinta tra grandi sofferenze fisiche e giocata il mercoledì precedente, Rivera e soci pagarono a durissimo prezzo lo sforzo compiuto nel pomeriggio afoso di Verona. Andarono sotto a fine primo tempo 3 a 1 e non riuscirono più a rialzare la testa (5-3 alla fine). 

Van Basten e Lo Bello

Ebbe invece contorni velenosi il secondo episodio spostato 17 anni dopo, nel maggio del 1990: stesso stadio, stesso amaro epilogo, identico il posizionamento in classifica tra il Milan degli olandesi e il Napoli di Maradona, pari merito, Verona coinvolto nella retrocessione, diversi solo i protagonisti in campo. Da una parte l’armata di Berlusconi, dall’altra Rosario Lo Bello l’arbitro, il fischietto del primo scudetto berlusconiano (1 maggio 3 a 2 sul Napoli). Partì davanti Sacchi (gol di Simone), sul più bello un rigore negato fece saltare i nervi ai rossoneri: espulsi in sequenza prima Arrigo, poi Rijkaard (doppio giallo), quindi Van Basten e alla fine anche Costacurta. Per protesta nei confronti del fischietto siciliano il centravanti olandese si tolse la maglia e la lanciò sul prato. Finì 2 a 1 per il Verona, precipitato in B la domenica successiva. Van Basten non gliel’ha mai perdonata nemmeno nei giorni nostri, ripetendo giudizi feroci su Rosario Lo Bello, che di recente ha fatto sapere d’aver promosso causa per diffamazione. Sarà attraente conoscere l’esito del giudizio in tribunale. In quello stesso turno, il Napoli spadroneggiò a Bologna e vinse poi il secondo scudetto del ciclo “maradoniano” con Albertino Bigon in panchina. Decisivo, nell’inchiodare il definitivo punteggio, risultò anche il famoso caso della monetina di Bergamo che altre polemiche alimentò, compresa la romanzata partecipazione del massaggiatore napoletano Carmando all’episodio (Alemao colpito da 100 lire e 0-2 a tavolino al club di Ferlaino). 

Milan, lo scudetto passa da Verona

Quelli del Milan, smaltita la delusione, ebbero tutto il tempo per consolarsi. Nella finale di coppa Campioni celebrata a Vienna, piegarono la fiera resistenza del Benfica di Eriksson con una stilettata di Rijkaard, lanciato da Costacurta dopo superbo velo di Van Basten. Eppure lo scudetto lasciato sul prato di Verona rimase una ferita dolorosissima. La sera stessa del secondo consecutivo trionfo europeo, Silvio Berlusconi, affacciandosi al balcone dell’albergo della capitale austriaca, lanciò ai tifosi il nuovo slogan: “La nostra missione - disse - sarà essere più forti dell’invidia, della sfortuna e dell’ingiustizia”. Scontato l’ultimo riferimento. Dell’ossessione della monetina, il Milan si liberò solo durante l’estate successiva quando la federcalcio provvide a modificare la norma che prevedeva l’automatismo tra lancio di oggetti in campo in grado di colpire un calciatore e lo 0 a 2 a tavolino. Altre monetine non arrivarono più. E nemmeno altri scudetti abbandonati dal Milan, passato da cento città. Prima di questo ritorno tra vecchie e nuove paure. 

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